ITALIA, CHE RETROCEDA IN SERIE B UNA VOLTA PER TUTTE

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Buona parte degli italiani non ha ancora capito una cosa elementare: l’ Italia vuole, da tempo addirittura precedente l’unificazione, occupare, nel consesso internazionale, un posto che non le compete. Ecco i principali motivi per cui riteniamo non sia all’altezza degli Stati di serie A.

1.- Ha un deficit pubblico spaventoso, dovuto ad amministrazioni “allegre” (da oltre trenta anni e non imputabili solo ai recenti governi), deficit nonostante il quale ha sempre sfottuto le nazioni “formica”. Si è sempre irriso alle serietà di paesi del nord, come ad esempio la Svizzera, dove alle famose tre effe (Festa, Farina e Forca ) si sono preferiti i passi lenti, “monotoni”, ma saggi e sicuri. Ricordiamo ad esempio due significativi risultati di recentissimi referendum. 1- Gli svizzeri hanno detto no all’aumento delle ferie (per non calare l’efficienza nazionale); 2-  Gli svizzeri hanno detto no al superamento di un certo livello delle seconde case rispetto alle case di costante abitazione (questo per non sprecare soldi e per evitare di cementificare inutilmente).

In aggiunta, i paesi della scandinavia hanno, da tempo, rifiutato l’ingresso in zona euro, mentre l’Italia si è precipitata, senza un minimo di pausa per ragionare. E, sull’entusiasmo della “dolce vita”, ha trascurato le arti, le scienze e gli sport (salvo quelli fatti dagli altri). Guardate da quanti anni non si vedono “campioni “ di livello internazionale nei settori sopra citati. Probabilmente perché per eccellere in un qualsiasi settore occorre costanza, sacrificio e duro lavoro. Infine, l’Italia ha fatto del pacifismo becero pur mantenendo forze armate ben al disopra delle loro reali capacità, sia difensive, che offensive. Nelle missioni estere, alle quali ha sempre voluto essere presente, (rimanendo tuttavia defilata il più possibile) ha fatto ridere il mondo intero con il famoso sbarco sulle coste del Libano, con le spiagge piene di bagnanti attoniti. Paesi di grande serietà ed importanza come la Svezia, la Norvegia, la Danimarca, la Svizzera, la Germania ed il Giappone sono sempre “rimasti fuori” e quelle poche volte che, per accordi internazionali sono stati costretti ad intervenire, lo hanno fatto in scala ridotta ed in punta di piedi. L’Italia invece no, preferisce aderire all’insegna del “Vengo anch’io”.

L’Italia ha voluto a tutti i costi partecipare a tutte le guerre e non ne ha mai vinto una per proprio merito. Si è sempre contraddistinta per i “giri di walzer”, l’ultimo dei quali risale alla seconda guerra mondiale nella quale è entrata (non richiesta) a fianco della Germania e quando si è accorta della sconfitta, ha cambiato bandiera.  L’italiano, checché se ne dica, è un popolo come era un popolo quello jugoslavo, composto cioè da etnie con usi, costumi e mentalità abissalmente differenti, che si tenta disperatamente di tenere unito senza che vi sia convincimento generale, né convenienza. Quindi questo “insieme di popoli” non può offrire grande affidamento.

Con Berlusconi regnante, la sinistra si è scatenata ad addossare a lui tutte le colpe di mancata affidabilità. Subentrato il governo dei professori l’Italia ha fatto una collezione di “magre”, da primato mondiale: Schettino, Costa n.2, Nigeria, Urru, Fanti di Marina (si smetta di chiamarli Marò, come se fosse uno scherzoso diminutivo) applausi ai funerali, sentenze in contrasto tra di loro e con il buon senso, e via discorrendo.

In conclusione: perché l’Italia non si decide, una buona volta, a retrocedere in serie B (senza offesa per tutte le nazioni che vi appartengono) dedicandosi esclusivamente alla corretta e onesta amministrazione dei propri beni, posto che ne abbia la voglia e la capacità, cercando di saldare i debiti e recuperare credibilità? Tanto, le alternative ci sono…

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8 Comments

  1. Khali says:

    Mi spiace, ma, sia pure con la mia mente da “parassita” mi permetto di non essere d’accordo. L’Italia partecipa alle guerre NATO, perche’ vi e’ obbligata, facendo parte della NATO.

  2. eugenio ceroni says:

    L’amico Lombardi Cerri ha ancora ragione.Lodevole in particolare l’elenco dei pesanti difetti della nazione e dell’italica gente.Vorrei comunque ricordare anche che i principali responsabili politici e sindacali degli anni in cui si è aumentato, senza criterio alcuno il debito,se non tutti al cimitero,godono attualmente di laute pensioni e privilegi,tanto per non far nomi: Andreotti, Amato che pretende di dare lezioni di economia,e tanti altri.
    In situazioni di emergenza come l’attuale, un bel taglio a tutte le pensioni “datate” di lor signori e un bel processo tipo Norimberga per tutti i responsabili dello sfascio morale ed economico del paese non sarebbe da sottovalutare.
    Naturalmente sto sognando
    eugenio

  3. sciadurel says:

    condivido tutto al 100% ma aggiungo che le differenze con i Paesi di serie A sono ancor maggiori di quelle citate, in quanto in itaglia da sempre vi è:
    – diffusa mancanza di senso civico
    – assoluta mediocrità della classe politica
    – mafia e corruzione da paese del centro-america
    – inefficienza e lentezza di tutto l’apparato pubblico/amministrativo
    – tassazione iniqua, legislazione astrusa e contradditoria
    – infrastrutture costose e NON all’altezza di un Paese moderno
    – istruzione pubblica di basso livello

  4. Diego Tagliabue says:

    “..perché l’Italia non si decide, una buona volta, a retrocedere in serie B (senza offesa per tutte le nazioni che vi appartengono) dedicandosi esclusivamente alla corretta e onesta amministrazione dei propri beni, posto che ne abbia la voglia e la capacità, cercando di saldare i debiti e recuperare credibilità?”

    Risposta molto semplice: perché l’ItaGlia non è neanche in grado di assolvere i compiti di serie B.
    Parole come disciplina finanziaria, limite di debito, responsabilità, riduzione seria della spesa pubblica sono fantascienza pura.

    L’ItaGlia preferisce mantenere alle stelle i costi della politica, introdurre lo Ius Soli (che nessuno degli Stati seri dell’Europa centrale ha adottato), fare feste per un’unità nazionale forzata e – viste le differenze culturali – inesistente, continuare a sprecare miliardi in aiuti, che vengono mangiati da mafia, inefficienza, inezia e quant’altro, mantenere un esercito che non avrebbe mai vinto e non vincerebbe nenache un torneo di briscola, ecc.

    Soffermiamoci per un momento sul tema dell’esercito. Non credo di essere l’unico ad aver visto solamente marescialli di provenienza D-O.C. panciuti, mantenuti con tasse di chi lavora veramente, arroganti e offensivi nei confronti dei soldati, provenienti da zone sopra una certa latitudine. Questi parassiti parlavano solo il borbonico (mica fratelli d’ItaGlia), rubavano la merce dei depositi loro affidati (soprattutto il vettovagliamento), per venderli poi in nero nei loro negozietti di zona.
    Che un esercito di mal traa insema, di una nazione di mal traa insema cambi alleanza in due guerre mondiali, non dovrebbe meravigliare nessuno.
    L’ItaGlia entrò nella prima guerra mondiale un anno dopo e con il ribaltone delle alleanze, per occupare poi il Sudtitrolo a ostilità cessate.
    L’8 Settembre del 1943 l’ItaGlia si arrese agli alleati (decisione legittima), dichiarando guerra alla Germania, alla quale era alleata fino al giorno prima.
    Questa non è una difesa del nazionalsocialismo. Intendiamoci bene. La resa poteva starci, il ribaltone fu una leccata di culo al vincitore.

    Dopo due guerre, l’atteggiamento patetico italiota di scimmiottamento di una potenza e di leccaculismo di Stato va avanti.

    Non c’è differenza tra destra e sinistra: sono come due dischi incantati.
    A DX si sentono solamente l’inno e frasi come “Vada a Redipuglia”, “Il mondo deve diventare una grande America” ecc.
    A SX si sentono i soliti pacifismi e buonismi, che ben poco hanno a che fare con una politica di immigrazione e integrazione seria.

    Dobbiamo capire, realizzare finalmente, che la cosiddetta “italianità” (termine tanto artificiale quanto questa nazione senza popolo) era destinata al fellimento ed è clamorosamente fallita.
    Questo fallimento non è solamente di natura economica, ma soprattutto culturale: italianità = inaffidabilità = schettinismo.

    Parafrasando quel povero illuso di Concato (gli sto facendo un complimento): “I come ItaGliani, I come i falliti, I come insolventi, I come incompetenti, I come inaffidabili ecc.”.

  5. Giacomo says:

    ottimo articolo.

  6. Trasea Peto says:

    Gli italiani giocano a fare gli “americani”. E’ la loro stessa propaganda che glielo impone, devono farlo perché si sono auto eletti eredi dell’impero romano elogiando i suoi fasti e il suo orgoglio. L’esistenza teorica dello Stato italia si basa su queste puttanate, ma in realtà l’attuale “impero romano” sono gli Stati Uniti e i poveri italiani, da naturali parassiti quali sono, rincorrono il nuovo impero romano per prendersi i meriti e propagandarli al popolino per “fare gli italiani”.

    • Khali says:

      Mi spiace, ma, sia pure con la mia mente da “italiana parassita” non sono d’accordo. L’Italia in genere partecipa alle guerre NATO perche’ vi e’ obbligata, facendo parte della NATO e perche’ le basi americane nella penisola sono molto importanti per il funzionamento dell’alleanza a comando USA.

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