Che differenza tra la riunificazione tedesca e l’unità Nord-Sud

di GIUSEPPE REGUZZONImerkel

E’ un vizio della politica la continua la ricerca del “cattivo” esterno, cui attribuire la causa di tutti i nostri mali. Eppure, lo ribadiamo, il nemico non è sul Reno, ma sul Tevere. È qui, infatti, che sono gli sprechi, il centralismo, l’oppressione fiscale che crea disoccupazione e impedisce la crescita. In Germania Angela Merkel non fa nient’altro che mediare tra i diktat di Bruxelles, il proprio elettorato che teme il contagio del sistema bancario tedesco e gli interessi indicibili del grande capitale. Il risultato è una politica che scontenta tutti, non ultimi gli stessi Tedeschi. D’altra parte, è soprattutto in Germania che ormai da tempo l’ipotesi di un’uscita dall’Euro, così com’è, è oggetto di studi e di riflessione accurata. E non si tratta di posizioni minoritarie o di nicchia, come si evince dalle posizioni che dall’autunno 2010 va sostenendo Olaf Henkel, già presidente del Bundesverband der Deutschen Industrie (BDI), la Confindustria Tedesca. Semmai c’è da chiedersi perché nessun altro in Italia ne parli volentieri.

Il piano Henkel è chiarissimo: suddivisione dell’Euro in due sottovalute, l’Euro del Nord – che comprenderebbe la Germania, i Paesi Bassi, il Lussemburgo, l’Austria, la Finlandia e, forse, anche l’Irlanda – e l’Euro del Sud, a guida francese, che comprenderebbe tutti gli altri paesi. Henkel è riuscito anche a suscitare parecchi sorrisi ironici quando ha spiegato che l’Euro del Sud meglio esprimerebbe «il gusto per la spesa pubblica» e «la capacità di improvvisazione in materia valutaria» propria dei Paesi del Sud. Henkel aggiunge – dimostrando di tenere conto di questo essenziale fattore – che la possibilità di svalutare renderebbe questi paesi nuovamente concorrenziali e ne favorirebbe le esportazioni. Evidentemente, per l’ex leader di Confindustria tedesca la possibilità di qualche concorrente in più non costituisce un problema serio, mentre lo è la cappa deprimente imposta da Bruxelles nella sua folle volontà di creare a tavolino un’Europa che non esiste. Henkel si è dimostrato un critico severissimo della cancelliera Merkel, sostendendo che le misure salva-Euro, a cominciare dall’abnorme rigidità fiscale, sono inutili e controproducenti e si basano su veri e propri colpi di stato imposti dalle élites eurocratiche per imporre la sottoscrizione dei vari e successivi trattati e accordi europei, a partire da quello di Maastricht.

Anche a sud delle Alpi sono in molti a sostenere che un eventuale sdoppiamento dell’Euro

Anche a sud delle Alpi sono in molti a sostenere che un eventuale sdoppiamento dell’Euro (Euro forte a Nord e debole a Sud) potrebbe portare a un rilancio dell’economia italiana, avvantaggiata da un tasso di cambio più debole e, dunque, concorrenziale. Senza essere degli economisti, occorre però almeno rilevare che le materie prime continuerebbero a essere pagate in valuta pregiata, mentre il sistema produttivo italiano – localizzato soprattutto al Nord – sarebbe gravato da un cumulo quasi insostenibile di debito pubblico e, soprattutto, dal combinato disposto di una macchina statale costosissima e inefficiente e di un Sud che continua sulla marcia inarrestabile della spesa allegra (vedi i “camminatori” della Regione Sicilia, i costi della “munnezza” partenopea e gli spalatori di neve estiva a Palermo). Gran parte della forza economica della Germania dipende dal fatto che si tratta di un paese solidamente federale, dove la solidarietà non riesce ancora a essere il pretesto per sperperi indecenti di denaro pubblico.

In un Paese benestante come la Germania, la Cancelliera ha uno stipendio inferiore a quello di un consigliere regionale italiano, per l’esattezza la metà di quello dell’Ambasciatore italiano a Berlino e, forse, un decimo di quello di un ministro italiano che sia anche parlamentare. È chiaro che alle formichine tedesche risultino insopportabili le cicale italiane. Ma, classe politica a parte, la prova più evidente e macroscopica di come funzioni il federalismo responsabile d’Oltralpe sta nel differente esito di due processi di “ricostruzione”: quello che ha riguardato i Länder della vecchia Repubblica Democratica Tedesca e quello che, a tutt’oggi, investe le regioni del Sud.

La riunificazione tedesca e “questione meridionale”

La riunificazione tedesca ha ormai compiuto tanti anni e, pur nel permanere di inevitabili differenze di sviluppo, i nuovi Länder possono dirsi ampiamente e sostanzialmente “recuperati”. La “questione meridionale”, al contrario, è ancora lì, tutta aperta, malgrado fiumi di miliardi spariti nel nulla o nella creazione di una casta politica tanto improduttiva quanto gonfia di retorica patriottarda e nazionalista. Il quadro, poi, si completa se, sullo sfondo di questa catastrofe, si mettono bene in evidenza gli altri due mali del Mezzogiorno: l’incapacità dello Stato di controllare sul piano dell’ordine pubblico intere aree del Paese, feudo indiscusso della criminalità organizzata, e un clientelismo politico consolidato e parassitario.
Perché la Germania ha recuperato l’Est e l’Italia non riesce a far partire lo sviluppo del Sud? Quali effetti avrebbe lo sdoppiamento dell’Euro su un Paese, come l’Italia, nettamente diviso da interessi economici oggettivi, oltre che da profonde differenze di storia, cultura e mentalità? Fino a che punto potranno essere umiliate le regioni del Nord da un regime statale che pensa di creare unità imponendo nelle scuole l’alzabandiera e l’inno di Mameli?

Tempo scaduto

Il tempo delle risposte ideologiche, come quello degli stati nazionali ottocenteschi, sembra davvero finito, mente le grandi domande della geopolitica si fanno sempre più urgenti e ineludibili, piaccia o non piaccia a chi comanda sul Tevere. Non sono il Reno o la Sprea l’ostacolo al nostro sviluppo e al nostro benessere, e non lo sono nemmeno alla nostra libertà e alla nostra storia, come ha dovuto ammettere persino tempo fa il Financial Times, richiamando il modello dell’Europa carolingia. Per questo il problema non è più Destra o Sinistra, unite nell’affermazione del Regime Romano, ma l’inutilità di un modello di Stato che è ormai divenuto solo e semplicemente una ripugnante fabbrica di privilegi e di poltrone distribuite e pagate al prezzo del nostro lavoro e del futuro dei nostri giovani.

 

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4 Comments

  1. Christian Arrobio says:

    Il problema non è l’euro, il problema è il nostro stato. Le imprese che stanno resistendo alla crisi stanno esportando (infatti in Europa il mercato è abbastanza fermo e asfittico). E stanno esportando pur con l’euro forte, perché per i prodotti nostri che vendono all’estero l’attrattiva è data più dalla qualità che non dal prezzo; il prezzo aiuta, ma non è un ostacolo insormontabile. L’euro del sud svalutato auiterebbe quella manifattura i cui prodotti sono o meno attraenti sul mercato, o che già e comunque subiscono la concorrenza delle economie in via di sviluppo: sinceramente non mi metterei a competere sul prezzo con paesi dell’est, nord africa, turchia, cina e compagnia bella… anche perché ci batterebbero comunque sul prezzo, forti del loro dumping sociale.

    E allora, l’unica è salvare il salvabile con gli strumenti che si hanno: il nord italia nell’eventuale euro del nord (aiuterebbe le ns imprese con le sinergie con i sistemi economici tedeschi), il resto d’italia con l’euro del sud, accompagnato giocoforza dal dumping sociale (ci si arriva comunque, se fallisce lo stato, e se già ora non hanno la forza di rinunciare a “camminatori”, forestali all’ingrosso/ingrasso e via di seguito sarà l’esito inevitabile: se lo vogliono, se lo prendano, ma senza coinvolgere noi).

    Ma per arrivare a questo, già ora ci va una autentica autonomia e indipendenza di Piemonte e Liguria, Lombardia, Veneto ed Emilia, da questo stato parassitario e ignavo.

  2. Luca says:

    Il dibattito sull’Europa e l’Euro mostra senza alcun dubbio quanto un milanese sia senza alcun dubbio più simile ad un siciliano che ad un bavarese…
    Vivere senza l’euro e’ la dimostrazione di come al nord/sud si continui a vivere cercando scorciatoie (svalutazione della moneta) senza risolvere i veri problemi di un paese a cominciare dalla corruzione dilagante a nord come al sud.

  3. Ezzelino says:

    La differenza tra Germania est e Italia del sud è la seguente: da una parte ci sono i tedeschi dall’altra i siculo-campani….gente con tempra nettamente diversa…non é una questione di euro si euro no

  4. luigi bandiera says:

    Ma su tutto questo ragionamento quanto incide la VOLONTA’ POPOLARE..? Cioe’ la DEMOCRAZIA..?

    Se mi chiedessero se a me piace l’euro risponderei (rispondo) che mi fa leteralmente schifo.

    Cosi’, da ignorante quale sono, dico e ridico che almeno in itaglia l’euro imposto con volonta’ popolare, alla komunista maniera o alla demokratika maniera, non mi e’ mai piaciuto. Per partito preso.

    Kax, si puo’ o no avere simpatia o antipatia per le cose che ci circondano e o ci interessano perche’ ci coinvolgono..?

    Succede ormai dall’unita’ dell’una e indivisibile che due massimo dieci persone decidono “demokratikamente” per il resto degli abitanti circa 60 milioni.

    E poi questi fondano partiti e stati etikettandoli DEMOKRATICI..! Ricordiamo la Germania dell’Est. L’itaglia. E quanche altro che c’e’ in giro per il mondo..!
    Beh, se non e’ demokratika e’ popolare. Insomma KOMUNISTA.

    Sono loro o io l’ignorante..? Nel senso che sanno cosa significa il termine democrazia..? I padri di detta demokrazia chi sono stati..?
    Le domande portano a capire o non capire se demokrazia e’ = a KOMUNISMO.
    Lo stato itaglia e’ komunista perche’ lo intravedo io, sbagliando, o perche’ e’ realmente cosi’..?
    Il cambio che intende Renzi allora che cambio sara’..?

    Ah, gia’. In politica uno piu’ uno e’ uguale a quello che si vuole per cui se devono fare la somma delle volonta’ popolari daranno il risultato che a loro aggrada di piu’ e seguiranno alla “lettera” la volonta’ popolare per tutti gli appunti.

    Non invento mai nulla: e’ da sempre cosi’ specie in un regime DEMOKRATIKO che il POPOLO VUOLE UNA COSA e ki lo komanda ne IMPONE UN’ALTRA magari CONTRARIA. Come con i referendum no..? Anche come i PLEBISCITI..!!

    E, CHE FATICA DARE VOCE AL POPOLO..!

    Sim sala bim

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