Vi spiego perchè l’Italia è un paese irriformabile

di CLAUDIO MARTINOTTI DORIA

La repubblica italiana è basata su una democrazia rappresentativa estremamente viziata, in quanto divenuta nel tempo una oligarchia priva di ricambio e peggiorata ulteriormente per assenza di selezione qualitativa e formazione politico culturale interna ai partiti, per cui si sono favorite le clientele, familismo, particolarismo, nepotismo, arrivismo, settarismo, trasformismo, ecc. a scapito delle competenze, talenti e meriti. Gli “ismi” italici sono innumerevoli e tutti negativi, come in nessun altro paese al mondo.

La ricerca del consenso elettorale anziché fondarsi sulla lungimiranza e le capacità progettuali e prospettiche, ha preferito la scorciatoia delle assunzioni pubbliche e dell’occupazione di tutti gangli della vita pubblica e sociale e soprattutto economica del paese, creando una vastissima rete di complicità e consenso tramite posti di lavoro pubblici fittizi e rendite da posizione privilegiata e concessioni pubbliche all’imprenditoria collusa. Si è creata cioè una vera e propria casta di parassiti, prevalentemente yes man e quaquaraquà, che raramente sono consapevoli di esserlo (quantomeno non si colpevolizzano mai), in quanto la coscienza viene facilmente addomesticata autoconvincendosi di avere pieno diritto ai privilegi per meriti autoreferenziali ed egoici. Non scordiamoci inoltre che il “tengo famiglia” è divenuto un mantra autogiustificativo diffuso ed ormai legittimato.

I partiti sono divenuti pertanto associazioni a delinquere e/o a scopo di business dispensatori di rendite pubbliche (prebende), degenerando nella partitocrazia, che non ha nulla a che vedere con la democrazia, ma ne abusa strumentalmente e mistificatoriamente. Varie stime che stanno circolando da tempo riferiscono addirittura di mezzo milioni di italiani che vivono direttamente o indirettamente di politica, una cifra enorme, in quanto a questa andrebbero aggiunti milioni di dipendenti pubblici che dipendono anch’essi dalla politica e che sono sottoposti a impliciti ricatti occupazionali e quindi con scarsissimi o nulli spazi di manovra e di libertà.

Ma l’aspetto più grave non è che per mantenere questa enorme massa di parassiti ed aggregati passivi si spreca denaro pubblico direttamente canalizzato per le loro remunerazioni (che a livello dirigenziale sono le più alte al mondo), ma è il fatto che arrecano danni con il loro comportamento, le loro scelte o non scelte, la loro immoralità, ecc., per cui tra corruzione, collusione con le organizzazioni criminali, “cortomiranza”, monocultura della crescita oltranzista (leggasi soprattutto edilizia), controllo gestionale bancario, burocrazia e tassazione patologica, ecc., hanno sprecato la maggioranza delle risorse del paese ed ucciso progressivamente l’economia reale, quella fatta dalle PMI, artigiani, professionisti seri, la vera classe produttiva del paese, imponendo loro condizioni impossibili da sopportare ed estorcendo la stragrande maggioranza del frutto del loro lavoro, inducendoli alla disperazione, esasperazione, nichilismo ed anche oltre.

Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti e sarà sempre più evidente e grave. La distruzione del tessuto produttivo e della creatività imprenditoriale e delle potenzialità culturali che hanno reso il nostro paese celebre in tutti il mondo. Paradossalmente i nostri talenti artistici, scientifici e tecnologici, sono più apprezzati all’Estero che in Italia.

Il processo temo sia ormai irreversibile, perché per cambiare rotta non basterebbe neppure spazzare via l’intera oligarchia ma riformare radicalmente lo stato, ad esempio sul modello Svizzero cantonale. Ma le opposizioni politiche sarebbero feroci ed assolutamente schierate in modo compatto, perché un sistema confederale come quello svizzero minerebbe la loro continuità e contiguità al potere a vita, come dei signori feudali partitocratici che rifiutano la concessione di guarentigie. Una simile situazione non può che indurre inarrestabili e sempre più inqualificabili degenerazioni politiche e comportamentali, della serie “non c’è limite al peggio”, come negli ultimi anni e soprattutto mesi, abbiamo avuto ampio riscontro.

E’ un paese con risorse culturali ed ambientali ed umane immense, ma purtroppo gestito da pessimi politici che ne inibiscono le potenzialità, schiacciando i talenti e minando ogni prospettiva evolutiva. Lo fanno per il semplice fatto che coloro che sono dotati di meriti farebbero ombra rivelando la mediocrità e stupidità di coloro che gestiscono il potere ad ogni livello, facendoli sentire inadeguati al ruolo. Questi sentendosi insidiati non fanno altro che eliminare il rischio facendo “tabula rasa”, azzerando i finanziamenti alla ricerca e cultura, emarginando i “superdotati” intellettualmente ma anche solo normodotati e lobotomizzando la popolazione tramite il controllo mediatico dell’informazione e dell’intrattenimento.

Credo che l’unica arma di cui disponiamo per difenderci sia il linguaggio critico, per cui evitiamo le ipocrisie ed il “politicamente corretto”, le piaggerie e la pusillanimità, ed esprimiamoci con chiarezza e se necessario con durezza, e soprattutto rendiamoci conto che se non puntiamo alla massima autonomia localistica con diretto e costante controllo di coloro che deleghiamo al potere, non ci sarà futuro, perché esauriranno ogni risorsa disponibile finché non rimarranno che macerie fisiche e mentali. Se anche solo centomila persone ogni giorno nei forum e nei commenti o nei contatti sociali e politico istituzionali criticassero aspramente il comportamento politico (anziché lamentarsi inutilmente nei bar), forse nel giro di qualche mese potremmo indurre qualche cambiamento, e le stesse forze dell’ordine che sono costretti a proteggerli, inizierebbero a manifestare una certa intolleranza verso di loro. La Libertà e la Dignità vanno conquistate, non le regala nessuno, occorre pertanto prendere posizione esponendosi personalmente, correndo qualche rischio.

Buona fortuna a tutti.

In collaborazione con  http://www.cavalieredimonferrato.it

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13 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Siam tutti uguali, volemose bene, tirammo a campà, tengo famija, accà nisciuno è fesso.
    Gli unici valori condivisi in italia.
    Ecco perché l’italia, noto cesso internazionale, è davvero irriformabile.

  2. Dan says:

    Una situazione diventa irriformabile quando le vittime smettono di lottare con i mezzi appropriati al fine di risolverla per davvero.

  3. Alberto Pento says:

    Scuxame asè Cavaliere ma la Talia la sarà el to paexe, no el mio.
    El me paexe lè el Veneto e l’Ouropa no de çerto la Talia fata da li Saboia piemontexi (padani) co na capital, Roma, ke la storia la gheva xa spasà via.
    Se el to paexe la Talia el va en malora mi a so contento cusì naltri veneti saremo lebari.
    Kel diavolo el se li toga tuti, sti taliani, da le Alpi a Lanpeduxa, dal Lago de Como a punta Raixi.
    Taliani ndè en malora, presto e sprofondè co la vostra capital romana entel pì fondo de l’enferno ke gnanca l’Alegheri el gà podesto ociar col ghè stasto pal pasà!

  4. Claudio Martinotti Doria says:

    Gentilissimo Lio Giallini mentre scrivevo l’articolo avevo in mente la Storia italiana dall’Unità in poi e quindi avevo ben a fuoco le responsabilità che sono state politiche, ad iniziare dallo sconfinamento del piano di Cavour citato nell’altro commento di “nick” e favorito dall amorte prematura del grande statista piemontese. Gli “ismi” sono nati allora, a cominciare dal clientelismo, vera antica piaga italiana. Il fatto che attualmente siano molti milioni i complici di questo sistema (che si accontentano delle briciole o elemosine di stato) è il frutto di molti decenni di malgoverno e malcostume e soprattutto del condizionamento mediatico moderno. Sul ridimensionamento dei privilegi siamo perfettamente d’accordo e sto agendo a tal proposito su altri fronti cercando di far capire che non possono esistere “diritti acquisiti ed inviolabili” se questi sono frutto di ingiustizie ed iniquità ed abusi. Per quanto riguarda il Piemonte citato da nick è vero che se ne parla poco, forse a causa della solità eccessiva discrezione ed inerzia dei piemontese, che in passato hanno pagato un prezzo paradossalmente penalizzante nel fare l’unità d’Italia, anche con crudeli repressioni e costringendoli ad emigrare in massa, ancor più che in altre regioni della penisola ed insulari. Pochi sanno che i piemontesi emigrati all’estero sono molto più numerosi di quelli rimasti nella regione, oltre sette milioni, numeri che parlano da soli. L’unità d’Italia per i piemontesi è stata una iattura, non avendo neppure ottenuto uno Statuto da Regione Autonoma, pur avendone tutti i diritti.

    • Komplimenti CM Doria… seguirò kon attenzione i tuoi skritti … grande il Piemonte… Piemontesi ed Occitani nel Mondo ne ho konosciuti tanti… TUTTA BRAVA GENTE … preparata e benvoluta

  5. Sandi Stark says:

    “in quanto divenuta nel tempo una oligarchia…” a questo punto sarebbe interessante approfondire la dinamica temporale, le mie ricerche portano alla genesi stessa dell’Italia.

    Alcuni storici internazionali con forte specializzazione economica ci diconmo che agli inizi del 1800, il business nascente era la carta stampata, non il vapore. E che frotte di persone istruite (non analfabeti) in costante aumento, rimanevano tagliate fuori dalle amministrazioni degli Stati pre unitari che non avevano bisogno di tanti burocrati.

    Questa “classe” sociale di istruiti rappresentava meno del 2% della popolazione, e coincideva con la percentuale di persone che conosceva l’italiano (concentrati più a Firenze, Roma ed a seguire nelle altre città),

    I suoi appartenenti finirono per iscriversi prima o poi a qualche setta segreta ed essere i maggiori beneficiari delle rivoluzioni politiche, effettuate prima dai giacobini napoleonici e poi dai Savoia. Le cronache parlano di rivolte popolari nel ticinese nel 1848, dove le Giunte Comunali presiedute da intellettuali (avvocati, notai, medici, insegnanti, possidenti…) riprendevano le consuetudini napoleniche di depredare i contadini per mantenere gli eserciti ed aumentare a dismisura le tasse.

    Gli stessi fenomeni si ripeterono nel 1858 quando alla classe degli intellettuali massoni, si era aggiunta quella dei proprietari terrieri che ottenevano dai Savoia, trattamenti più favorevoli rispetto all’amministrazione precedente. Nel Veronese, i contadini in rivolta gridavano “Viva l’Austria” e fenomeni simili si sarebbero ripetuti fino al 1917. Il motivo principale è che notoriamente l’Austria favoriva i contadini ed essi erano la stragrande maggioranza della popolazione, dal 98% dei primi del 1800, al circa 70-80% verso fine secolo. Invece per i Savoia e le loro classi dirigenti, i contadini erano carne da cannone e schiavi, come dimostrarono ampiamente in seguito.

    Nel 1860 si verificò la convergenza di interessi con la Camorra che governò Napoli e nel 1864 i suoi rappresentanti, insieme con gli agrari siciliani collusi con la mafia nascente, entrarono in Parlamento. Da quel momento in poi, gli interessi della malavita furono sempre ben rappresentati a Firenze prima, ed a Roma poi.

    Le persone istruite entrarono quindi nell’amministrazione statale ottenendo quel posto di lavoro che gli Stati precedenti non gli garantivano. I più potenti di loro, iniziarono a scrivere leggi e regolamenti e fare pressioni politiche per tutelare gli interessi delle loro corporazioni.

    A quel punto, la convergenza di interessi generò il Mostro ed i “nostri” ebbero l’occasione di agire per crearsi lo Stato perfetto, su misura per loro e come non erano riusciti a fare in alcun altro Paese europeo.

    A fine ‘800 un letterato patriota si lamentava che nel Paese più analfabeta d’Europa, c’era il più alto numero di matricole di Giurisprudenza e Medicina.

    I legulei prosperavano grazie alle privatizzazioni e le numerosissime cause civili, i medici prosperavano grazie alla perdita di assistenza pubblica del Sistema Sanitario in formazione, che obbligava i cittadini alle cure private.

    E’ ancora così, la città di Roma ha più avvocati che tutta la Francia e sono indispensabili in un sistema giudiziario dalle mille leggi contradittorie ed incomprensibili. Le mancanze del Sistema Sanitario sono proverbiali e fanno prosperare la medicina privata. Pensate ai dentisti, per esempio.

    Prefetti, legulei, miitari, alti burocrati, giornalisti ed opinionisti: l’appartenenza alla massoneria è ancora il collante che condensa gli interessi corporativi delle cosidette “professioni liberali” e di tutti coloro che reggono lo Stato.

    Se lo Stato ora deve tagliare, inizia a tagliare anche per i propri tradizionali beneficiari (ad esempo i dipendenti pubblici) ma taglia gli strati più bassi, non i confratelli di loggia. Le vere caste stanno sempre più in alto nella scala sociale.

    I cittadini invece sono sempre stati “sudditi” e non cittadini. Da Roma in giù non si ottiene nemmeno un lavoro precario senza raccomandazioni e senza raccomandazioni si è carne da cannone sia nei confronti della burocrazia che di qualsiasi altro organismo Statale, come ad esempio la Sanità. Alzi la mano chi non ha cercato raccomandazioni e conoscenze, ogni volta che si hanno avuto gravi problemi di salute.

    Allora, il sistema è marcio dalla genesi ed irriformabile perchè tutti sono coinvolti. Il cittadino stesso che protesta pretendendo un “posto di lavoro” piuttosto che un equivalente assegno sociale, è causa del problema. Lo hanno convinto da 152 anni che il “lavoro” viene concesso dall’alto e fino a quando sarà così, non c’è speranza di cambiamenti. Ed i politici continuano a cercare voti e consenso elargendo l’unica cosa che possono dare: favori e lavori pubblici.

    Sarà sempre così: non può essere diversamente.

    • Claudio Martinotti Doria says:

      Purtroppo le cose stanno pressapoco così, come ben descritto nell’ottima ricerca effettuata negli anni 70 da Luigi Graziano sul clientelismo, poi pubblicata nel 1980 da Franco Angeli editore col titolo: Clientelismo e Sistema Politico: Il Caso dell’Italia, libro ormai introvabile, eliminato in poco tempo e mai più ristampato perché troppo scomodo per le elite al potere. Nel libro emerge senza ombra di dubbio la grave corruzione politica fin dagli albori dello stato e la collusione con il latifondismo e le baronie per soggiogare la popolazione con una bassissimo profilo di sudditanza. In effetti lo stato accentratore ha messo insieme nelle posizioni di potere il peggio di tutti gli stati preunitari, aumentando pressione fiscale, repressione e povertà.

  6. nick says:

    Mi piacerebbe,su queste pagine che leggo sempre volentieri, vedere un accenno ai problemi del Piemonte, regione meravigliosa, nel Sette-ottocento ammirata dalle potenze europee per buona amministrazione e apparato militare splendidamente organizzato, che ha commesso nella sua storia due errori: il primo, quello di aver disatteso le originali istanze risorgimentali, propugnate da Cavour ancora negli anni ’60- dopo le guerre di indipendenza- cioé di fare dell’Italia una nazione confederata in tre blocchi (nord ai Savoia- centro ai francesi e sud borbonico); il secondo, l’aver permesso alla Fiat e alla famiglia Agnelli di meridionalizzare Torino e tutta la regione regalandole alle varie mafie del sud.
    Quini, parliamo pure di Lombardoveneto, ma non dimentichiamo i piemontesi, quei pochi rimasti, che meritano davvero più attenzione.

    • Giorgio Bianchessi says:

      Se i piemontesi se ne stavano al di là del Ticino, ne avrebbero guadagnato tutti, piemontesi in primis.

    • claudio says:

      Non voglio prendermela con i Piemontesi, ma deve essere chiaro un punto storico: è la leadership piemontese ad avere costruito l’Italia di oggi, è colpa loro. Punto.
      Non parliamo poi di guerre d’indipendenza quando furono di aggressione. Forse solo la prima ne ha avuto le parvenze.
      Ma ritornando alle responsabilità, vorrei ricordare che furono i Piemontesi ad arrestare i Veneziani che cercavano aiuto in Francia durante la fase della ricostituita Repubblica di Venezia, e fu il Re piemontese a far finta di volerli appoggiare quando invece sapeva che stava per tradirli. Non per nulla dopo quell’evento la ipotetica bandiera tricolore con il leone marciano, che si spaccia essere stata la bandiera della rinata repubblica ma che invero mai sventolò, fu distrutta e il disprezzo dei Veneziani verso i Piemontesi si radicò proprio dopo quell’episodio.
      Mi spiace ma storicamente i Piemontesi sono gravidi di responsabilità.

      • Claudio Martinotti Doria says:

        Bisognerebbe sempre distinguere il governo e quindi la classe politica dal popolo, identificarli all’unisono, fare di tutte le erbe un fascio, non è corretto. Oltretutto quelli erano tempi in cui si rischiava la pelle anche per poco, per fare un esempio, appena costituito il regno di Sicilia poi divenuto dopo pochi anni di Sardegna, nei territori conquistati dai Savoia (il Piemonte era costituito da diversi staterelli) per i contrabbandieri del sale era prevista (almeno sulla carta) la pena di morte, mentre in precedenza le pene erano solo pecuniarie e corporali. Quindi la possibilità di osteggiare con efficacia le decisioni politiche erano scarsissime. E’ vero che storicamente i piemontesi hanno responsabilità in proposito, ma sarebbe meglio attribuirle soprattutto ai Savoia ed ai loro cortigiani.

        • Sandi Stark says:

          Cittadini irresponsabili? Non sembrerebbe da diversi indizi storici. Uno potrebbe essere la rivolta per la perdita di Torino capitale. Altrochè “risorgimento” e “liberazione”, il Piemonte ed i torinesi in particolare volevano solo ingrandire il loro Stato.

  7. Lio Giallini says:

    Gentilissimo Claudio Martinotti Doria, condivido la Sua analisi completamente, a meno di un unico punto – Non sono solo i “pessimi politici” che inibiscono le potenzialita` e schiacciano i talenti etc etc, in Italia. Collusi con quei politici, complici di tali politiche della “tabula rasa” ci sono anche (minimo) 18 milioni di italiani, ossia coloro che da tali politiche hanno gia` ottenuto cio` che desideravano oppure lo stanno ottenendo al momento attuale oppure sono “in lista di attesa” per ottenerlo in futuro (o anche – per una piccolo parte di tale 30% della popolazione – tutte queste cose messe insieme). Fino a quando non si prendera` in considerazione anche l’ipotesi di un ridimensionamento dei privilegi che milioni di italiani hanno ricevuto, stanno ricevendo o riceveranno … non si potra` trovare una vera soluzione alle problematiche di cui Lei, in modo competente e quasi completo, argumenta brillantemente. Resto a Sua disposizione per ulteriori eventuali approfondimenti. Grazie. Cordiali saluti, Lio Giallini

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