Italia, Paese di Troika. A chi la daremo… vinta?

di FELICE TROVATItroika

Dove andremo a finire? Chi ci salverà? L’alleanza italica di Salvini e di Borghezio che sfila con i compatrioti italiani oppure Matteo Renzi che voleva far votare Roma per le multe di Marino ma non per la sostanziale gestione mafiosa della Capitale? O sarà la Troika a tirare una riga su tutto e a svuotare l’apparato statale?

“Perché nessuno (da Silvio Berlusconi agli avversari del Nazareno nel Pd) crede all’impegno di Matteo Renzi di non puntare alle elezioni anticipate a primavera? Eppure il presidente del Consiglio ha dichiarato nel modo più solenne — di fronte alle Camere e al capo dello Stato — che egli vuole arrivare alla scadenza naturale e comunque esclude il voto nel 2015. Ma tra i motivi che hanno indotto Giorgio Napolitano ad annunciare le dimissioni a breve primeggia appunto l’indisponibilità a firmare uno scioglimento anticipato delle Camere e in Parlamento si sta preparando addirittura una legge che vieti a Renzi di votare nel 2015 con il nuovo sistema maggioritario”. C’azzecca, eccome. Per i più giovani il nome di Ugo Finetti dice poco, per chi, come noi, si ricorda l’esistenza del Psi, ecco, il nome di questo intellettuale di area socialista, giornalista, dalle colonne del Sussidiario annuncia una grande, condivisibile verità: l’arrivo della Troika. Tutti lo sanno, nessuno lo dice così apertamente.

Ci si arriverà al commissariamento, e con chi? Vediamo se il ragionamento fila.

Per cominciare, Renzi tiene, anche se i sondaggi calano. Un partito al 38-40% non è in cattiva salute! Concorrenti vicini non ce ne sono. Ma, nonostante questo, Renzi non capitalizza un bel niente e fa la politica del doppio forni: un po’ di 80 euro, un po’ di riforme parcheggiate, e nessuna ammissione diretta dei dati della crisi.

La disoccupazione sale, il dissenso cresce, le piazze di infiammano, Standard & Poor’s declassa l’Italia. La Merkel avvisa i naviganti… In altre parole, da qui ad essere commissariati il passo rischia di essere breve. Doveva essere poi il semestre europeo. Che risultati? Non un asse esplicito, ad esempio, con la Francia o l’eurocritico Cameron. Juncker comanda e basta.

Nonostante sia tutta politica estera, la commissaria Mogherini dà l’idea di contare pari allo zero. Fa la sua figura, ma finisce lì. E’ bella presenza.

C’è chi dice che il suo esorgio con la formula “Gerusalemme capitale di due Stati” sia stata un disastro. Applausi da Hamas, rottura con Israele. Una genialata diplomatica. L’osservatore Finetti al proposito fa notare che Juncker ha richiamato il suo predecessore, Catherine Ashton, per affiancare (e di fatto sostituire) la Mogherini nelle trattative con l’Iran quando ci sono gli incontri tra ministri degli Esteri.

E sul fronte denaro? Peggio che andar di notte. I famosi 300 miliardi europei di stanziamento sono la bufala che è già finita per accendere il camino. Tutti sanno che è un’ipotesi che vede lo stanziamento solo di 21 miliardi (16 tra Parlamento e Commissione più 5 della Bei). A 300 ci si è arrivati moltiplicando per 15 immaginando che gli altri 280 ce li mettano i privati. Certo, 280 babbi natale.

Doveva essere la fine delle lezioncine,  “Il tempo delle maestrine è finito”, invece arrivano i presidi e chiudono baracca.

Dentro questo letterale casino politico ed economico e improvvisazione, ci voleva pure che Napolitano mollasse il colpo, dopo aver tenuto testa a Renzi. Come lo vorrebbe Renzi, il presidente? Accomodante, di sicuro. Magari avrebbe preferito andare al voto, avere una legge elettorale pronta per rafforzare il renzismo e poi, con una maggioranza a trazione tutta sua, eleggere il nuovo ospite del Quirinale, magari quasi a sua immagine e somiglianza. Ma se invece ne arriva uno contro i controcoglioni, sono problemi grossi per Renzi. Nel caso di voto anticipato, potrebbe arrivare un governo di garanzia, senza Renzi. Arrivato, ricorda bene Finetti, col voto della direzione del partito.

E a questo punto, tra crisi, economia in caduta libera, Germania che non ci sta a tirarsi dietro un Paese da macchietta, che ci vuole a prevedere una bella Troika? Palazzi pubblici svuotati, ministeri ribaltati, televisione pubblica risanata, regioni in rosso chiuse, recupero dell’evasione. O così o niente. Sarà un 2015 da lacrime e sangue, altro che lecca lecca.

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