Italia paese delle tasse. Ecco come in 10 anni ha distrutto i redditi

di ALTRE FONTI

Mentre governo e maggioranza si accapigliano per trovare il famoso miliardo che serve per coprire il mancato gettito dal blocco dell’aumento dell’IVAfino alla fine dell’anno, i dati ci dicono che l’Italia è un paese travolto da un’ondata di aumenti delle tasse, che nei soli ultimi dieci anni hanno raggiunti percentuali incredibili.

Confrontando il 2013 con il 2003, sembra vivere in un altro mondo. E non che nel 2003 in Italia si stesse bene con le tasse. Eppure, si scopre che l’IMU, ad esempio, oggi comporta un gettito per lo stato dell’80% superiore a quello di dieci anni fa. Tra prime e seconde case fanno 24 miliardi circa, l’1,5% del pil, contro una media europea dell’1%. Alla faccia di chi ci ha detto che paghiamo meno che all’estero.

APPROFONDISCI: IMU, IL GRANDE RITORNO – Imu, si pagherà come acconto per la service tax

Non hanno fatto di meglio i comuni, che hanno aumentato il gettito derivante dall’addizionale Irpefe da quella sull’Irap rispettivamente del 71% e del 45%. Le tasse sulle auto, invece, sono esplose del 62%, mentre il gettito Ires è cresciuto del 58%. E ancora il bollo da un gettito del 47% in più a quello del 2003, le imposte su lotto e giochi del 34% e quelle ipocatastali del 33%. Aumenti superiori all’inflazione cumulata nella maggior parte dei casi e che smentiscono la fama dell’italiano poco avvezzo al pagamento delle tasse. Al contrario, sembra che si scopra dove siano andati a finire i nostri redditi, anche se la massaia lo sa già da fin troppo tempo.

Pressione fiscale in Italia: i risultati dell’inchiesta di PwC

E non va bene nemmeno il confronto a livello europeo delle aliquote totali sui profitti, i redditi da lavoro e gli altri redditi. Secondo uno studio di PwC, l’Italia sarebbe nella poco inviadibile prima posizione con un’aliquota totale del 68,5%, frutto del 22,8% dell’aliquota media sui profitti, del 43,4% sul lavoro e del 2,3% sugli altri redditi. L’aliquota totale più bassa spetterebbe, invece, al Lussemburgo con il 20,8%, pari alla somma di 4,1%, 15,1% e 1,6%, rispettivamente per le tre categorie di redditi sopra elencate.

Ma il confronto è penoso anche con competitor diretti, come Regno Unito, Germania, Spagna e Francia. Londra ha un’aliquota totale del 37,3% (23,1%, 11% e 3,2%), Berlino del 46,7% (19%, 21,8% e 5,9%), Madrid del 38,7% (1,2%, 36,8% e 0,7%) e Parigi sta messa appena meglio di noi con un’aliquota totale del 65,7%, seconda solo all’Italia, somma di 8,2%, 51,7% e 5,7%.

La media europea sarebbe del 43,4%. Peggio di noi come aliquota sul reddito da lavoro c’è la solo la Francia, mentre fa peggio di noi con le imprese solo il Regno Unito. Sugli altri redditi sembriamo collocarci, invece, nella fascia media.

di Giuseppe Timpone – Tratto da: http://www.investireoggi.it

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

Leave a Comment