Caro della Loggia, l’Italia non è una nazione. Ma un’imposizione fascista

di ETTORE BEGGIATO

Egregio Direttore, Ernesto Galli della Loggia, opinionista di punta del “Corriere della Sera”, nel fondo di venerdì 22 febbraio fa una serie di valutazioni sul “sentimento di una nazione”. Ma è davvero esistita, ed esiste una nazione chiamata Italia? Ed esiste di conseguenza un sentimento nazionale, una identità nazionale “italiana”? Dobbiamo accettare come dogma di fede tale definizione?

La mia domanda è sicuramente provocatoria, anche perchè il dibattito, il confronto su questi temi e sulla differenza fra il concetto di stato e quello di nazione è praticamente nullo. Aldo Gabrielli nel suo dizionario definisce la nazione come “complesso di individui avente una origine comune, spesso comuni la lingua, la storia, la religione, i costumi, sia esso o non sia politicamente unito”. E già qui nascono le prime perplessità.

Che cosa ho, io, veneto, in comune con un tirolese di Sterzing, con un valdostano di Courmayer, con un  sardo di Decimomannu, con un siciliano di Canicattì? L’origine? Non mi pare. La storia? Non se ne parla nemmeno, i costumi, lo stesso, la lingua? Ecco da un po’ di tempo parliamo la stessa lingua veicolare, l’italiano (io comunque penso sempre in veneto e, quasi sempre, parlo in veneto). Ma anche qui fa pensare che nel 1861, quando fu compiuto il primo censimento del Regno d’Italia (il Veneto non era ancora stato “liberato”, o meglio, annesso), “gli italofoni (cioè coloro in grado di esprimersi in italiano) erano, fatta eccezione di Roma e della Toscana, l’otto per mille della popolazione, vale a dire 160.000 individui dispersi in una massa di 20 milioni di abitanti” (Tullio De Mauro, già ministro della Repubblica italiana).

E questo dato la dice lunga sul processo, forzato, di italianizzazione, di standardizzazione, di massificazione che è stato portato avanti dall’unità d’Italia, distruggendo un patrimonio di lingue, di costumi, di tradizioni forse unico in Europa. Queste considerazioni portano ad una conclusione molto semplice (molto modesta e, se si vuole, molto personale): l’Italia non è una nazione ed è invece uno stato sovranazionale all’interno del quale vivono vari popoli (veneto, sardo, siciliano, sudtirolese, valdostano ecc.).

Stato sovranazionale come la Gran Bretagna (dove troviamo inglesi, scozzesi, gallesi ecc.), Spagna (dove troviamo catalani, baschi, galleghi, ecc.): ed e particolarmente interessante quanto emerge dalla costituzione spagnola nel cui preambolo si sancisce l’impegno a “proteggere tutti gli spagnoli  e i popoli di Spagna nell’esercizio dei diritti umani, le loro culture e tradizioni, lingue e istituzioni” e nell’art. 2 “riconosce e garantisce il diritto all’autonomia delle nazionalità e delle regioni che le compongono e alla solidarietà fra tutte loro” (sottolineo, si parla di popoli, di lingue, di nazionalità). Né va dimenticato come con il crollo del muro di Berlino, si sia progressivamente sgretolato un altro muro, di origine giacobina, il concetto di  “stato-nazione”. Un concetto equivoco sul quale, soprattutto in Italia, c’è stata da parte della cultura dominante la volontà di non uscire dall’equivoco.

Un concetto, quello di nazione, che ha trovato specialmente nel periodo fascista l’attuazione più fanatica, che si riassumeva e si riassume con “un popolo, una lingua, una storia, una bandiera”: un concetto “fascista” che da diversi anni  è stato fatto proprio dalla sinistra, basta leggere quanto scrivono gli storici formati nelle università venete, o meglio nelle università italiane nel Veneto, e cogliere il loro nazionalismo sfrenato. E’ tempo di superare tale concetto antistorico sostituendolo con “più popoli, più lingue, più bandiere, più identità all’interno dello stato italiano”. E’ tempo di rendersi conto che la ruota dello storia va verso il riconoscimento dei popoli, delle “nazioni storiche europee” come il Veneto, basti pensare a quanto sta accadendo in una delle realtà europee più avanzate, la Catalunya.

Vogliamo incominciare a fare un’attenta riflessione su questo aspetto anche all’interno dello stato italiano?

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12 Comments

  1. Alberto Pento says:

    Come ke i taliani diti teroni i tratava i veneti
    http://www.raixevenete.com/forum_raixe/topic.asp?FORUM_ID=10&TOPIC_ID=11576

  2. Gino says:

    Il fatto è che così come non esiste il popolo italiano non esiste neppure il popolo veneto.

  3. Sandrino Speri says:

    Il regime fascista ha portato a compimento il processo di identificazione ideologico dello stato-nazione Italia incominciato col risorgimento.Si tratta di “un’entità illusoria,alla quale non corrisponde alcun gruppo concretamente identificabile..Il riferimento soggettivo del sentimento nazionale è quindi questa entità illusoria.Il suo riferimento oggettivo è uno stato ,che però non viene pensato come tale,ma come questa entità illusoria.Ciò permette di affermare che la nazione è un’entità ideologica,cioè il riflesso nella mente degli uomini di una situazione di potere”.La funzione dell’ideologia è quella di creare e di mantenere un comportamento di fedeltà dei cittadini verso lo stato.Poichè la nazione rappresenta l’ideologia dello stato burocratico accentrato,essa sarà superata dalla necessità di organizzare il potere politico come la produzione su spazi continentali.L’unione Europea e gli Stati Uniti potenzialmente stati federali sono destinati a diventare quello che erano gli stati nazione:e cioè è la perfetta sincresi delle latenti tendenze del fascio-comunismo latenti in Europa.

  4. Franco says:

    BRAVO!!!!!!!!! I VENETI VI HANNO PREMIATO CON L’UN PER CENTO, MA GRILLO TI DARà L’AUTONOMIA P@@@@@ @@@!!!!!!!

    SVEGLIAAAAAAAAAA FOGGIATO SVEGLIAAAAAAAA

  5. Albert Nextein says:

    Io cerco di usare quotidianamente il patriottismo.
    Ogni mattina.
    Sul cesso.

  6. Salice triestino says:

    Bravo Beggiato, sono d’accordo!

  7. furio staffile says:

    che genio!! non ci avrà dormito un mese per dare sfogo a tanta intelligenza.

  8. Nereo Villa says:

    Applaudo al signor Beggiato. Se uno conosce la storia e non è un cieco volontario sa senza ombra di dubbio che l’Italia è un’imposizione fascista già da prima del fascismo, o meglio, a partire dalla sua nascita:
    http://digilander.libero.it/VNereo/Nereo-Villa-L_Italia_colonia_economica_tedesca.htm

  9. CSS says:

    E questo dato la dice lunga sul processo, forzato, di italianizzazione, di standardizzazione, di massificazione che è stato portato avanti dall’unità d’Italia, distruggendo un patrimonio di lingue, di costumi, di tradizioni

    per chi non lo sapesse è uso e costume per il genere umano evolversi ed adattarsi alle necessità
    oggi sul territorio nazionale si parla italiano per necessità, se domani la necessità sarà di parlare inglese o arabo ci adatteremo di conseguenza
    su usi e costumi..che dire avete ragione, mio nonno (buon anima) sarebbe felice di sapere che oggi adottiamo gli stessi usi e costumi che utilizzava lui, compreso quello di usare il vaso da notte e svuotarlo dal balcone di casa

    l’unica cosa che mi preme dire è che si deve guardare avanti, certo non bisogna dimenticare il passato, m il passato è passato non ritornerà più e noi viviamo oggi e forse anche domani ed è la che dobbiamo guardare

    • liugi says:

      Il problema è che in nome dell’Italia ci hanno tagliato le radici, per di più con l’aggravante di averlo fatto nel giro di pochissimi anni, e ancora qualcuno applaude per questa scelta scema.
      Chi si occupa di giardinaggio sa bene che le radici di un albero non vanno mai toccate, altrimenti l’albero blocca la sua crescita, secca oppure cresce in modo disordinato. Non c’è quindi da stupirsi che lo Stato italiano sia un pezzo di Sudamerica incollato in Europa occidentale e che la scena politica sia più simile a un siparietto comico che a una società democratica.

  10. Lucky says:

    Il concetto di nazione non è il volgo ma il sentir comune, il comune rapportarsi con l’essere, una comune visuale presente con cui ci si volge al futuro ed è su questi parametri che si identifica una nazione. Sarei propenso a non definire fascista questo stato ma bensì lo definerei uno stato giacobino nel senso più negativo del termine, uno stato i cui sudditi sono sacrificabili alla sopravvivenza dello stato e non, come vorrebbe il naturale jus gentium, alla sacrificabilità della stato a favore della sopravvivenza del popolo.

  11. Alberto Pento says:

    Oro!

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