Italia, l’utente potrebbe non essere raggiungibile

di ROBERTO BERNARDELLI*

Mentre noi digeriamo la vendita di Telecom alla Spagna, e abbiamo processi che si basano sulla raccolta infinita di intercettazioni, sulla loro vendita e sulla manomissione della privacy in nome delle guerre di potere, mentre siamo ancora alle prese con canoni per un servizio di utilità pubblica, la Svizzera si colloca al 13. rango mondiale per quanto riguarda lo sviluppo delle tecnologie di informazione e comunicazione (ITC).

Già è quinta al mondo in fatto di produttività, e ce la teniamo al confine lombardo come fosse un Giappone con qualche sprazzo di familiarità linguistica…. che dire ora di vederla in pieno sorpasso tecnologico al seguito di  Corea del sud,   Svezia, Islanda, Danimarca, Finlandia e Norvegia? Ovvero, l’Asia e l’Europa del Nord?

E l’Italia di Telecom, l’Italia di Olivetti? Venduta, spacchettata. La classifica, compilata dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni (UIT), ci dice molte cose. Perché è solo da un quadro politico e istituzionale stabile che crescono le potenzialità.
Dopo i paesi nordici, figurano l’Olanda, la Gran Bretagna, il Lussemburgo e Hong Kong. La Svizzera è preceduta dall’Australia e dal Giappone. Gli Stati Uniti sono al 17esimo posto, la Francia al 18esimo e la Germania al 19esimo, l’Italia al 30esimo. Siamo il culo tecnologico del mondo pur avendo università dove il sapere è uno dei migliori al mondo. Manca tutto il resto. La connessione con la realtà, manca la politica. Regole certe, un fisco certo, che non aumenta e non oscilla in base alla manovra finanziaria. In Svizzera la tassazione non varia in base ai buchi di bilancio della sanità meridionale. Peraltro, non risulta vi siano mai stati problemi di perequazione legati a municipi commissariati per bilanci in rosso o presentati in ritardo. La certezza della sostenibilità della pubblica amministrazione è un dato di fatto incontrovertibile.

Noi per tecnologia intendiamo oramai l’uso di cellulari, il loro acquisto. Siamo diventati i consumatori finali, e questo è il dato drammatico. Non produciamo, consumiamo. Finché ci sono soldi, finché il sistema genera ancora qualcosa. Ma è questione di pochi anni. La desertificazione è progressiva, e a nulla vale quanto dice il direttore dell’Agenzia delle entrate, Befera, che comprende l’evasione come forma di sopravvivenza fiscale. Facciano qualcosa, ma sapendo che non procederanno in alcuna direzione, tanto vale….

La politica non è impressionata da queste cifre, se lo fosse si chiederebbe come mai supereremo il miliardo di ore di cassa integrazione. Lo dice persino la Cgil, cioè il Pd.

Ma non bisogna dire, bisogna tacere.

Infine, ma non ultimo, torniamo alla capacità dell’Italia di fare tecnologia e comunicazione… ma sul fronte giornalistico. Siamo il Paese tra i più corrotti al mondo, i politici per gravi reati non vanno mai a casa, però la giustizia arresta, questo sì, i giornalisti. Siamo e resteremo indignati e schifati per la notizia dell’arresto e della condanna al carcere di un giornalista di 79 anni. Non aveva svelato la fonte riservata di una sua inchiesta. E siccome aveva alle spalle altre condanne per diffamazione (si sa in questo Paese libero quanto sia facile nello scrivere inchieste incappare in questi strumenti derrenti…) ecco allora che la diffamazione reiterata gli cade addosso, alla bellezza di 80 anni, come un maglio vendicatore del sistema.

Ci siamo passsati spesso anche noi, chi più chi meno. E anche quando si argomenta, la verità non basta a sentenziare che a pagare deve essere chi è corrotto o chi ha sbagliato per procurarsi un beneficio. Paga sempre e solo chi lo ha scritto.

Non ci si stupisca quindi se le inchieste non si scrivono più, se gli editori fanno fatica a garantire il giornalismo investigativo. cioè finestre sulla verità. Il costo della politica e della giustizia sono la seconda tassa occulta che grava sull’Italia. Tutti a letto dopo il tg, la camomilla della sera.

* presidente Indipendenza Lombarda

 

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4 Comments

  1. GeertWilders4president says:

    L’italiano. L’unica razza che odio davvero, di cui purtroppo ne ho il sangue quindi anche io sono cacchetta, come il resto di sta razza inferiore.

  2. el noddego says:

    Rimanendo nel campo dell’alta tecnologia, quella dei fatti, non delle parole, dei progetti realizzati e non della loro cattiva amministrazione statale, aggiungiamo a Telecom e Olivetti anche Italtel (poi Siemens, poi…), Telettra (poi in mani francesi), Nuovo Pignone (finita in mani americane), GTE (poi Siemens), Elsag (poi…) etc etc. Tutte società che vennero acquistate non per fare un favore a chi le possedeva e non le sapeva gestire ma unicamente perché avevano già dimostrato di valere molto più di quanto fossero considerate. Gli acquirenti hanno fatto dei veri affari, con l’aiuto di compiacenti intermediari italiani stipendiati dai contribuenti.

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