Italia, l’inizio della fine di questo Stato richiede una rivolta fiscale

di RICCARDO POZZI

La varia umanità che frequenta questo giornale ha, fatalmente, come denominatore comune la frustrazione.  E’ giusto, normale, umano, comprensibile e  legittimo sentirsi frustrati; lo siamo un po’ tutti perché vediamo una realtà che ai più sembra invisibile, ci sbracciamo, sbraitiamo, ci arrovelliamo su come sia possibile che i nostri fratelli, i nostri conterranei non si accorgano del vero tiranno che li opprime, che non si sveglino dalla sedazione televisiva e comincino a ribellarsi. Ma, diciamo la verità, dopo tanti anni di tentativi di proselitismo il risultato è avvilente.

L’ultima iniziativa è di Lucio Chiavegato e della valorosa LIFE, volta a chiamare una protesta coordinata per il 9 dicembre che i promotori giudicano, con un generoso slancio, “l’inizio della fine”. Parteciperò, parteciperemo, come auspicato da Facco, parteciperanno tante persone animate da buona volontà, con costruttivo entusiasmo e senza spaccare capelli in quattro. Ma questo regime, piaccia o no, non teme striscioni e slogan, questo Stato non è minimamente disturbato da insulti, vilipendi, atti dimostrativi o  coraggiose battaglie personali,  come  quella di Giorgio Fidenato che sfiora l’eroismo.

Questo Stato scaltro e ingiusto conosce solo un’arma: quella del denaro. E’ l’unico proiettile  in grado di perforare la corazza che lo protegge, travestita da democrazia  apparente, regolata da elezioni praticamente inutili, governata da persone che non conosciamo nemmeno. L’unica cosa di cui questo Stato meridionalizzato, illiberale e corrotto ha davvero paura è una organizzata, simultanea, consistente, coraggiosa sincera e temeraria protesta fiscale. Una protesta che il partito che in milioni hanno votato per venti anni non ha mai cercato di organizzare veramente, anche quando i  numeri lo hanno messo nella condizione di alzare la voce, almeno al nord,  per battere i pugni sul tavolo delle responsabilità territoriali.

La nostra libertà, che così spesso invochiamo nei nostri commenti arrabbiati e appassionati, passa dalla banca prima che dalla piazza,  imprigionata nella lunga teoria di imprenditori e autonomi che, in fila ogni 16 del mese con il  loro modello F24,  alimentano diligentemente il coccodrillo con le tasse loro e dei loro dipendenti. Duro da digerire, difficile da accettare, ma la realtà è che la questione settentrionale necessita di una materia prima che da molto tempo scarseggia alle nostre latitudini: il coraggio. E la nostra condizione di  schiavi fiscali ne è la diretta conseguenza.

“Coraggio” è la parola chiave della nostra condizione, quel coraggio che abbiamo sepolto dentro le nostre coscienze di padani che in poche generazioni hanno abbandonato le campagne per l’industrializzazione, hanno abbandonato le industrie per post-industrializzarsi illudendosi che la crescita durasse in eterno e in eterno continuasse a rendere trascinabile il  pesante carro assistenziale di una unità nazionale posticcia. Il coraggio che abbiamo sepolto con la relativa agiatezza, il sedativo sociale del possesso, la macchina più grande, qualche soldo in tasca, le vacanze, il benessere che ha reso sopportabile il saccheggio del portafogli ma anche della dignità, saccheggio che nessun altro popolo avrebbe accettato.

Ed è da lì che dovrà inevitabilmente iniziare “l’inizio della fine”. Inutile farsi illusioni, come scrive Mauro Gargaglione, il sud non ci lascerà andare a buon mercato, non farà sconti e non negozierà compromessi. O tutto o niente. L’Italia è insieme la questione meridionale e quella settentrionale, come facce della stessa moneta, come opposti contrafforti della stessa fatiscente cattedrale. La protesta civile e la ghandiana testimonianza, con la sua paziente opera  di sensibilizzazione pubblica, vengono tollerate e accettate dal regime come valvola di sfogo sociale e innocua manifestazione di dissenso, buona per alimentare il sordo e allineato sarcasmo del micheleserra di corvée. Facciamole pure, servono a contarci e a non pantofolizzarci davanti alla domenica sportiva e a ricordarci che, incredibile, stiamo ancora respirando.

Ma teniamo ben viva, in fondo al nostro cuore, la consapevolezza che i tiranni comprendono solo la lingua  della rivolta cruda, non smarriamo la certezza che solo il coraggio che i nostri avi dimostrarono otto secoli fa  ci aiuterebbe oggi al uscire dalla palude, che ci condanna alla peggiore della schiavitù, quella di chi  ripete ogni giorno a se stesso di non essere schiavo.

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27 Comments

  1. CESARE says:

    Concordo pienamente con il contenuto dell’articolo.
    Personalmente piuttosto dchepiegarmi e continuare a mantenere questo stato ladro e parassita, piuttosto che alimentare il sistema fiscale sovietico italiano ho preferito emigrare all’estero per l’ennesima volta.
    Ma i banditi delle tasse non ti lasciano tranquillo neanche se emigri, se solo hai fatto l’errore di costruirti con sacrificio una casa in Italia senza aspettare che te la desse lo stato, yi colpiscono a tradimento e te la considerano seconda abitazione con tutte le conseguenze del caso, nel mio 2.550 euro di IMU, ma se ciò non bastasse ti fanno pagare anche la tassa sulle immondizie che non produci vivendo all’estero.
    In compenso danno tutto gratis a qualsiasi clandestino si presenti in questo paese, casa, bollette, immondizie etc., e so di cosa parlo.
    Ciò premesso, l’unico modo per fare saltare questa infinita rapina è quello di AFFAMARE LA BESTIA, come diceva il buon Reagan.
    Io credo che se tutte le forze antistataliste di questo usassero le loro energie per propagandare e fornire il supporto legale e non solo a coloro che si rifiutano di pagare le tasse, questi rapinatori sarebbereo rapidamente ridotti alla fame.
    Concentriamoci su alcune tasse, quelle che fanno male, organizziamo la rivolta contro l’IMU ed i suoi succedanei, non potranno confiscarci tutte le case, individuiamo un’altra o altre due tasse particolarmente significative e rifiutiamoci di pagarle.
    Informiamo la gente come fare, diamo loro il supporto di un gruppo di legali pronti a dare battaglia, aiutiamo concretamente coloro che verranno colpiti dalla vendetta dello stato ladro e cialtrone, creando un apposito fondo, invadiamo pacificamente gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, di Equitalia etc, impediamogli di attuare le loro vendette fiscali, etc. etc.

    Solo allora cominceranno a temerci, quando non potranno più usare la polizia perchè la nostra sarà una rivolta pacifica, solo allora comincerà lo scardinamento di questi burocrati e dei sociopatici politici, solo allora comincerà un nuovo rinascimento, altrimenti l’unica cosa che rimane è andarsene all’estero e rifiutarsi di collaborare con i rapinatori statali.
    Cesare

  2. cristiano says:

    la rivolta fiscale è buona cosa…ma di difficile attuazione in quanto è la Paura che ci comanda,o per lo meno che mi comanda.se io non pago mi caricano di mora,poi se non mi piego mi bloccano l’auto….poi se non mollo si rifanno sulla casa e sull’attività….insomma questo per dire che mi tengono per le palle. Ma è anche vero che è meglio un giorno da leone che cento da pecora atterrita.Se lo sciopero fiscale è attuato da molte persone colpisce il Parassita al cuore,altimenti il Parassita ci succhia tutto il sangue.

  3. Barbara Vr says:

    …e se dal 9 dicembre in poi non pagassimo più le tasse e contributi e IMU e tutto quello che possiamo…io ci sto ( io che non sono niente verso 7000-8000€ al mese di soli contributi dipendenti, quasi 10 mila euro di IMU ogni anno, e da anni, tasse rifiuti più di tremila euro…e tutto il resto)
    Proviamo un anno. Quanto ci costa?
    Beh anzitutto ci teniamo migliaia di euro in banca ( o dove volete metterli o all estero) che al giorno d oggi non fanno male, continuiamo a lavorare e a investire perché dobbiamo ripartire forti anche economicamente.alla fine…non dovesse funzionare regolizziamo le nostre tasse ” sospese” un anno dopo + 7/8% che se sei sotto in banca ti costa meno così…dandoci appoggio e aiutandoci a vincere.
    Sta di fatto che se lo facessimo in tante aziende di NON VERSARE PIÙ SOLDI ALLO STATO CENTRALE basterebbero sei mesi.L’Italia fallirebbe totalmente e riparte una nuova Italia federale.
    Del resto l argentina c’è già passata…
    Questa Europa non funziona. Questa Italia meno ancora.

    • Dan says:

      Io i soldi non li metterei in banca e neanche li nasconderei sotto il cuscino ma li userei per dare un boost all’economia acquistando merci e servizi da gente che però in cambio sia ben disposta ad assumere disoccupati nostri (ovviamente continuando nell’opera di non mantenere più lo stato).

      Una pratica di questo tipo di separazione netta tra stato, ente parassita, e nazione (cioè noi tutti) ricreerebbe le condizioni di benessere per la gente: nel giro di una manciata di mesi tornerebbe la fiducia nel futuro ed a quel punto voglio vedere chi tra lo stato, la ue, il fmi e le banche ha il coraggio di iniziare una guerra civile per ripristinare l’attuale iniquo status quo.

      Potrebbero solamente scegliere di defilarsi perchè se no l’alternativa sarebbe la loro cancellazione violenta

  4. Amedeo says:

    Chiudere i rubinetti. Pensiero e azione. Lo stato romano vuole solo i soldi per mantenere i burocrati parassiti. La popolazione del meridione, non ha nessun beneficio dei furti che sono effettuati al nord. La mancanza d’azione rende complici dei furti anche gli stessi derubati.

  5. eridanio says:

    Sentite cosa dice il mitico Bloom direttamente al parlamento europeo

    Se non capite l’inglese fatevelo assolutamente tradurre, anche sommariamente.

    http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&list=UU-XsHHcuGtyzQMmuITIQCpg&v=CBVFpYN0iNo

    • European Parliament, Brussels, 21 November 2013

    http://www.godfreybloommep.com/

    • Simone Tretti says:

      Tradotto, parla del fatto che proprio i poltici europei (ma anche in generale degli stati) sono i primi evasori di tasse e che grazie alle tasse dei cittadini fan una vita esagerata.

      Che un giorno i cittadini si metteranno a cacciarli 🙂

  6. maverick1 says:

    si vede che siete dei polentoni (non medi, bassi).
    Incolpate il meridione di essere il male quando il male siete entrambi (anzi è il Nord è il vero male, dato che la storia vera lo conferma). Nominate la mafia che ce l’avete anche voi, andatelo a dire a Cota o al vostro Maroni “al Nord non c’è la mafia”.
    Siete dei falliti, oltre che non imparziali

  7. pierino says:

    http://punto-informatico.it/3941135/PI/News/fisco-italiano-tilt.aspx

    Blackout per Sogei, la società che offre i servizi informatici alle agenzie fiscali. Problemi per la Dogana, il gioco d’azzardo online, la certificazione di malattia ed i servizi del Ministero dell’Economia….

    mmh … 😀

  8. dino says:

    Quindi fatemi capire. Le regioni del Sud sono quelle con i migliori evasori/elusori fiscali tra la gente comune, gente non ricca ma che prende lo Stato e lo raggira per tradizione, gente normale che lavora ma per tradizione familiare riesce a resistere allo Stato, e voi che fate? Ve li estraniate, per cosa poi? Per andare dietro alla propaganda statale iniziata 150 anni fa che dipinge il Sud come un posto fatto solo di miseria e disonestà?

    Tsktsk

  9. Marta says:

    Quello che questo STATO MASSONE sta facendo ai cittadini e mi riferisco ai controlli sistematici sulle spese e sui conti correnti degli italiani, è SATANICO.
    Non siamo più PERSONE LIBERE, MA SCHIAVI DEL POTERE OCCULTO E MASSONE CHE STA’ SEMPRECV PIU’ AVVANZANDO.

  10. Dan says:

    Esattamente, ma tutto questo non fabbisogna di nessuna organizzazione con a monte leader incorporato.
    La rivolta fiscale è una cosa che parte direttamente dal singolo senza necessità di interventi esterni, senza assemblee dove ci si conta, senza che venga su un tizio che dica, insegni come si fa, senza aver bisogno di stare ad annunciare con netto anticipo una qualunque data.
    Semplicemente si prende in mano la prossima rata di qualche balzello e la si brucia e poi si passa alla seconda, la terza ecc. ecc.
    Ovvio che se la cosa la facessero in tanti i risultati sarebbero indiscutibilmente migliori ed i rischi di una reazione violenta da parte del parassita maximo minori, ma non ci si può fermare davanti a questo.
    Bisogna avere il coraggio di guardarsi avanti, di chiedersi dove si sarà tra un certo numero di anni e se la risposta è il fallimento, la rovina, prendere la cosa di petto ed essere pronti a reagire con ogni mezzo.

    • Barbara Vr says:

      Un conto è fare l evasore solitario e rischiarsela…
      Un conto è dichiarare alla telecamera che non si paga per ribellione di massa…
      E non si paga più tutti ( o tanti tanti)

    • Sandi Stark says:

      Non è così semplice, per ora sono certamente disponibili coloro che hanno gia perso tutto. E gli altri? Si può chiedere alla mamma anziana di rischiare la sua casa e ritrovarsi in strada? Si può chiedere al padre di famiglia, di rischiare di mettere in strada i propri figli?

      La lotta di liberazione deve essere ben organizzata, compreso un uomo simbolo come Gandhi che sia disponibile a concludere la sua vita entrando ed uscendo dalla galera.

      Andrebbe organizzata una rete di solidarietà per le prime vittime, con disponibilità di posti letto nelle abitazioni private, nei garage e nei capannoni, tende per i campi profughi, elenchi di volontari per le cure mediche e tutto quello che può servire.

      Andrebbe compilato un registro degli espropriati, in modo che dopo la liberazione non ci sia qualcuno che possa fare il furbo entrando in casa d’altri. Bisogna tenere conto di tanti aspetti, anche di quelli più disonesti perchè 95-137-150 anni di Italia lasciano il segno in tutte le popolazioni, nessuno è più esente dalla corruzione e dalla mancanza di senso civico.

      Le lotte di liberazione non sono facili. Come si mangerà se gli italiani metteranno il coprifuoco o bloccheranno le autostrade? Tutto va previsto, bisogna avere dei piani e stare attenti per quanto possibile, che non accusino i volontari, di “separatismo violento”. Comunque tanti finiranno in galera, bisogna organizzare una solidarietà anche per loro e garantire a tutti i libertari, che non si troveranno da soli a dormire sotto i ponti quando usciranno di galera.

      Ma bisognerebbe anche avere un’idea precisa di come governarsi dopo la liberazione.

      Qualcuno ha questa idea? Come saranno frazionati i territori liberati? Che costituzioni ci saranno? Quali leggi si useranno, chi saranno i giudici, chi saranno i poliziotti? La Sanità? La Difesa? Il Corpo Diplomatico?

      E non chiacchiere o discussioni teoriche, per ogni singolo Comune serve una struttura alternativa di auto governo, poi servono le strutture alternative a livello di Provincia, Land o Cantone e poi serve una struttura comune che permetta ai territori liberati di governarsi, forse anche una Confederazione provvisoria in attesa delle singole autodeterminazioni dei territori.

      Ci sono tantissimi problemi da risolvere e percorsi da organizzare per riottenere la libertà,bisogna pensare anche ai coloni italiani ed essere sicuri che non saranno discriminati, ma va anche tenuto conto che già oggi gli italiani hanno infiltrato tutti i movimenti indipendentisti e che continueranno a farlo.

      Sapete perchè gli indipendentisti ottengono poco consenso? Perchè la gente comune non crede nella loro forza e capacità di alternativa, è semplice.

      Ed infine non commettete l’errore di equipararvi alla Slovenia, alla Cechia o alla Slovacchia: quelli erano già degli Stati autonomi ed autosufficenti, dovevano semplicemente rompere dei patti federativi. E non è stato facile nemmeno per loro.

      Se non parte un forte desiderio di organizzare una società alternativa a quella italiana e non si procede, tutti questi articoli e discussioni rimarranno chiacchiere da bar sport. Tanto che, mi chiedo spesso se l’Indipendentismo non è segretamente finanziato dal Minstero dell’Interno per “tenere buone le teste calde” in una serie di iniziative del tutto inoffensive, per loro.

  11. mario ruggiero says:

    Concordo pienamente, vorrei soltanto che si facesse un distinguo, smettiamola con questo discorso nord buono sud cattivo, io ci abito al sud e sono più arrabbiato di voi, perche sono più sottoposto a tutto quello che voi lassù lamentate, perche il parassitismo lo trovo dove vada vada, mi abita accanto, mi controlla di sotto, mi vigila dall’alto, insomma sono circondato, e io che produco e rischio ogni giorno del mio, sono stanco e voglio dire basta, a fine anno chiudo la partita IVA e poi si vedrà, ma voglio togliermi qualche sassolino dalle scarpe che ormai da anni mi ha fatto le piaghe, anche da queste parti si lavora e tanto, per poi vedersi esprorpiare il frutto del proprio lavoro con leggi ad hoc, ne avrei tante di storie da raccontarvi, ma non c’è il tempo materiale, comunque sia tiriamo fuori i coglioni e facciamola questa rivolta fiscale tutti quanti una volta per tutte, ma se devo essere soltanto io allora sarò segnalato come il solito evasore del sud.

    • Riccardo Pozzi says:

      Caro Mario, replico perché non posso sopportare che le brave persone come te che, ai limiti della temerarietà, operano e rischiano in realtà difficili mi scambino per un miope nordista a buon mercato. Certo che c’è molta brava gente che vive e lavora nel suditalia, ci mancherebbe altro, purtroppo sono i grandi numeri a condannarli molto prima dei commenti come il mio.
      Ti consoli il fatto che la probabile chiusura dell’attività ci accomuna più di quanto tu non creda. In fondo lo Stato italiano è riuscito a tenerci uniti, anche se nella chiusura.
      Molti auguri.

  12. alessandro says:

    La rivolta fiscale organizzata, simultanea, consistente, coraggiosa, sincera e temeraria è un atto molto più impegnativo e costoso della protesta di piazza. Bisogna considerare che una battaglia persa è una battaglia vinta dal nemico. L’articolo inizia con una ammissione di debolezza e si conclude con l’ipotesi di un atto che richiede una forza molto più grande di quella necessaria ad organizzare una “vacanza guazzabuglio”. Poche buone intenzioni e qualche invito non fanno una rivolta fiscale organizzata, simultanea, consistente etc. etc.
    Spaccare il capello in quattro prima è indispensabile per non trovarsi sconfitti dopo.
    Il 9 dicembre in tanti parteciperemo alla rivolta. Io mi preoccupo di tutte quelle persone che, dopo essersi accorti che non c’è stata la “rivoluzione”, abbandoneranno. Il mio invito è usare le parole appropriate e continuare a ragionare sul da farsi, perché spaccare il capello in quattro non significa rinunciare all’azione, se mai esigere quel rigore logico nell’analisi grazie al quale è meno probabile prendere delle cantonate sull’onda di facili entusiasmi.
    Io desidero l’indipendenza, non solo della Padania ma di tutti coloro che la chiedono. Ma non penso che sia sufficiente questo desiderio per raggiungerla. Come (ma le similitudini sono solo uno strumento retorico, utile ma impreciso) il desiderio di uscire dall’Europa diffusissimo in tutti gli stati-nazione che la compongono, non è sufficiente per uscire dall’Europa. Il timore che ho, rispetto al movimento indipendentista, è che resti impigliato nel wishful thinking; cioè che le prove rispetto alle credenze sulla razionalità o meno di un’azione, si cerchino solo nel luogo dove le credenze vengono confermate. Ma è chiaro che il discorso è molto più complesso.

    • Barbara Vr says:

      Forse non è chiaro…
      Il 9 dicembre 2013 è il primo giorno di guerra dichiarata a questo stato ladro, corrotto e inutile. Ad oltranza.
      E questi politici se ne devono andare. Bloccheremo il traffico e altra gente si unirà a noi perché rivendichiamo gli stessi diritti.
      Vogliamo aggiungere anche la protesta fiscale? Ben venga.
      Se ci sono altre strategie per mettere in ginocchio il sistema, ben vengano.
      Di fatto dobbiamo essere uniti nell’intento che è quello di far saltare questo stato.
      Di fatto sappiamo da tempo che è matematicamente fallito e che i maiali ” romani” ( non me ne vogliano i maiali) riescono a galleggiare perché si inventano tasse nuove che noi ( coglioni) puntualmente paghiamo…
      Proviamo a sospendere i pagamenti per un anno, tutti quanti…, continuando a lavorare normalmente… Penso che si possa fare e che non metta a rischio niente.

    • cristiano says:

      condividoi il pensiero di Alessandro. Ma una decisione si dovrà prendere perchè cosi ci stiamo (ci stanno) annullando.

  13. Perfettamente d’accordo

  14. Albert Nextein says:

    Concordo.
    Unica via, massiccia protesta fiscale.

  15. gianni says:

    banche…
    tra i punti ci vorrebbe si un :
    andate a prenotare e prelevare contante dalle banche,
    con 999euro vi seganalano vedete voi se di piu o di meno ma tutti lo stesso giorno a dar una scossa al sistema

    lo posson fare in tutt itaglia.

  16. erik says:

    Personalmente ho già iniziato la rivolta fiscale, nell’unica cosa in cui potevo: il tabacco. Smesso completamente e lo stato non vedrà mai più un mio centesimo di tasse. Purtroppo è l’unica cosa su cui posso agire …

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