Italia kaputt: i giovani senza lavoro ormai sono il 42%

di CLAUDIO PREVOSTI

Ogni giorno è un bollettino di guerra per l’Italia disastrata. La disoccupazione tra i giovani continua a crescere, e sempre piu’ spesso e’ di lunga durata. In Italia, in particolare, la situazione e’ drammatica: il 41,9% (dati Istat di oggi) dei giovani sono senza lavoro, dato inferiore solo a quello di Grecia, Spagna e Portogallo. E’ l’allarme lanciato dall’Ocse in chiusura della ministeriale, accompagnato a un monito ai governi, chiamati ad ”agire immediatamente” per ridare prospettive a chi non riesce ad entrare nel mondo del lavoro. Cio’ che preoccupa soprattutto e’ l’incessante aumento dei giovani ‘Neet’, ovvero di quelli che non hanno un lavoro e non sono nemmeno in educazione o formazione. Nell’insieme dell’area Ocse sono ormai 22 milioni, e in Italia superano il 21% tra gli under 25. Un problema che, sottolinea il direttore della divisione Lavoro dell’organizzazione parigina, Stefano Scarpetta, esisteva gia’ prima della crisi, ma adesso ”da serio e’ diventato drammatico”.

Per affrontarlo, i 34 Paesi membri dell’Ocse hanno stilato un ”piano d’azione”, articolato su due pilastri. Prima di tutto, misure rapide, di breve termine, che offrano ”una garanzia di risorse ai giovani disoccupati”, e soprattutto a quel 20% che e’ senza lavoro da almeno un anno, e che fara’ sempre piu’ fatica a rientrare nel mercato. ”Parlare di ‘generazione perduta’ forse e’ un po’ troppo da slogan mediatico – commenta ancora Scarpetta – ma certo c’e’ una quota significativa di giovani che sono in difficolta’ da diversi anni”. Le azioni d’urgenza, pero’, non bastano: occorrono anche interventi di piu’ lungo respiro, che vadano a toccare i problemi strutturali. In Italia in particolare, spiega sempre l’esperto Ocse, occorre intervenire sul sistema educativo e sull’elevata dispersione scolastica: ”Il numero di giovani che non finiscono neanche la scuola secondaria e’ molto alto, pochi si iscrivono all’universita’ e ancora meno la finiscono”, sottolinea, e spesso chi esce da scuola non ha le competenze richieste dal mondo del lavoro. Inoltre, prosegue, nel nostro Paese ”si e’ disinvestito nella formazione tecnica di qualita”’, anche per un problema di percezione da parte delle famiglie, che spesso la ritengono meno auspicabile di un percorso accademico per i loro figli. ”I Paesi che sono riusciti a tenere la disoccupazione giovanile sotto il 10%, come la Germania, hanno rafforzato la formazione tecnico-professionale di alta qualita’, favorendo la connessione tra imprese e scuole – dice ancora – L’Italia ce l’aveva, aveva gia quello di cui la Germania si vanta, ma purtroppo l’ha un po’ persa”.

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3 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Attendo che sia creata, come per incanto, la “crescita” economica da parte della medesima classe politica che ci ha portati alla rovina e ad una futura miseria.
    Attendo che lo “sviluppo” appaia da qualche parte ,non si sa come ma con l’aiuto della divina provvidenza di certo, e che si diffonda rapidamente , ferme restando tasse ed aliquote.
    Una salvifica azione di questo governo , che si dispieghi rapidamente, come da tutti auspicato , meno da alcuni uffici studio, ridarà fiato alle imprese, all’intraprendenza privata, e tornerà la fiducia della gente comune.
    Sempre fermi restando, debito, spesa pubblica, spesa corrente, burocrazia pervasiva, banche fallite e inefficienti, credito al lumicino.

    Dai, che ce la facciamo.
    Ce ne sono tutte le premesse.
    Numeri alla mano.

  2. Liugi mobile says:

    In quale mondo fantascientifico l’Italia aveva una connessione diretta tra imprese e scuole?

  3. luigi bandiera says:

    Odio l’estate…

    Odio le medie…

    Quindi 42% di disoccupati in italìa. Sara’ come quella sul pollo..?

    Al nord la percentuale e’:… sicuri 42%..?

    Al sud la percentuale e’:… sempre 42%..?

    Noi si vorrebbe leggere dati il piu’ vicini possibile alla realta’.

    Altrimenti ci dite, con i vostri dati, che siamo scemi…

    Ramengo le bugie…

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