Istat, ecco come appaiono gli italiani nel 2012

di REDAZIONE

Italiani sempre piu’ vecchi e insoddisfatti delle loro condizioni economiche: gli anziani alle prese con l’aumento delle malattie croniche, cui fa fronte un calo dei medici, mentre per i giovani il lavoro e’ ormai una chimera. E torna ad aumentare la migrazione interna: gli italiani che si trasferiscono da una Regione all’altra sono saliti del 2,5%, soprattutto al Nord. E proprio al nord si registra uno storico sorpasso, con il matrimonio di rito civile che supera quello religioso. E’ la fotografia scattata dall’Istat nel suo Annuario statistico 2012.

La speranza di vita alla nascita migliora sia per gli uomini (79,4) che per le donne (84,5): l’Italia e’ tra i Paesi piu’ longevi in Europa. Ma nel Belpaese si cominciano a soffrire pesantemente gli effetti della crisi: gli italiani sono sempre piu’ insoddisfatti della propria situazione economica, quasi sei su dieci si dichiarano scontenti del proprio budget familiare. E se nel 2011 gli occupati complessivamente aumentano, e’ sempre piu’ allarme lavoro per i giovani: nella fascia tra i 15 e i 34 anni l’occupazione registra un calo tendenziale del 3,2% (-200mila unita’). Un giovane su tre tra i 15 e 24 anni e’ senza lavoro con un picco del 40,4% nel Mezzogiorno. E diminuiscono gli iscritti all’Universita’: le matricole nell’anno accademico 2010/2011 sono circa 288.000, 6.400 in meno rispetto all’anno precedente (-2,2%). L’occupazione cresce invece nelle fasce piu’ adulte, fra i 35 e i 54 anni (+143.000), e soprattutto fra gli over55 (+151.000), anche per effetto della riforma delle pensioni. Gli assegni previdenziali pubblici sono comunque sempre piu’ ricchi di quelli privati. Nel 2010 l’importo e’ stato esattamente il doppio: 21.200 contro 10.709 euro.

AUTO RESTA PASSIONE ITALIANI, SOLO 1/4 USA MEZZI PUBBLICI

L’automobile resta la passione degli italiani Tra i mezzi di trasporto privato il piu’ utilizzato e’ ancora l’automobile. E’ quanto emerge dall’Annuario statistico dell’Istat. Nel 2012 sette occupati su 10 (69,3%) la usano come conducenti negli spostamenti per recarsi al lavoro e poco piu’ di un terzo degli studenti (34,7%) come passeggeri per andare a scuola. Nel 2012 poco meno di un quarto della popolazione di 14 anni e oltre usa i mezzi pubblici urbani, il 16,3% quelli extra-urbani mentre il 28,5% ha preso almeno una volta il treno. Rispetto alla qualita’ del servizio erogato, in particolare per quel che riguarda la frequenza delle corse, la puntualita’ e il posto a sedere, gli utenti dei pullman extra-urbani sono piu’ soddisfatti di coloro che utilizzano autobus e treno. Rimangono sostanzialmente stabili rispetto al 2011 le quote di utenti soddisfatti per la puntualita’ dei treni (50,1%) e la possibilita’ d trovare posto a sedere (64,6%). Nel 2010 circa 839 milioni di passeggeri hanno utilizzato il trasporto ferroviario, per un totale di oltre 47 miliardi di passeggeri-chilometro. Rispetto all’anno precedente i passeggeri risultano in aumento del 4,9% mentre i passeggeri-chilometro scendono del 2%. Sono oltre 84 milioni le tonnellate di merci trasportate via ferrovia, il 10,6% in piu’ di un anno prima. Ammontano, invece, a 1 miliardo e 527 milioni le tonnellate di merci trasportate su strada. Nel 2011, la quota prevalente del trasporto continua a indirizzarsi verso il traffico su strada: sono oltre 42 milioni gli autoveicoli circolanti e fra questi si contano piu’ di 37 milioni di autovetture.

PIU’ DI SETTE FAMIGLIE SU 10 VIVONO IN CASE DI PROPRIETA’

Nel 2011 il 72,4% delle famiglie e’ proprietario dell’abitazione in cui vive, mentre il 18% paga un canone d’affitto. E’ quanto emerge dall’Annuario statistico dell’Istat. Tra le famiglie in affitto il 73,5% vive in abitazioni di proprieta’ di un privato, il 20,8% in case di proprieta’ di enti pubblici (in calo dal 22,2% nel 2010). Fra le principali utenze domestiche, a incidere di piu’ sul budget familiare sono, nell’ordine, la bolletta del gas (2,2% della spesa totale), quella dell’energia elettrica (1,8%) e la bolletta telefonica (1,4%).

STORICO SORPASSO, AL NORD MATRIMONIO CIVILE SUPERA IL RELIGIOSO

Storico “sorpasso” del matrimonio civile su quello religioso nel nord Italia: se complessivamente le nozze in chiesa restano la scelta piu’ diffusa (60,2%), nelle regioni del Nord il matrimonio civile prevale con il 51,7% rispetto al 48,3% di quello religioso. Lo rileva l’annuario statistico 2012 dell’Istat. Sono sempre di piu’ le coppie che decidono di sposarsi davanti all’ufficiale di stato civile, da 79 mila nel 2010 a circa 83 mila nel 2011. Ma soprattutto nelle regioni meridionali continua a prevalere un modello di tipo tradizionale, al Sud la percentuale dei matrimoni celebrati con rito religioso e’ del 76,3%, contro il 48,8% del Nord e il 50,1% del Centro.

ITALIANI SEMPRE PIU’ LONGEVI, UOMINI A 79,4 E DONNE

A 84,5 Nel 2011 in Italia la speranza di vita media migliora sia per gli uomini che per le donne, grazie all’influenza positiva della riduzione dei rischi di morte a tutte le eta’. Secondo le stime dell’Istat, riportate nell’Annuario statistico italiano, nel 2011 gli uomini passano a 7,4 anni rispetto ai 79,1 del 2010, mentre per le donne si passa a 84,5 rispetto agli 84,3 dell’anno precedente. Nel contesto internazionale l’Italia si conferma uno dei paesi con popolazione piu’ longeva: nel 2010, all’interno dell’Unione europea, soltanto la Svezia continua a mantenere migliori condizioni di sopravvivenza maschile (79,6 anni), mentre in Francia e in Spagna le donne fanno registrare la vita media piu’ elevata (85,3 anni).

CRESCONO GLI OCCUPATI MA 1 GIOVANE SU 3 SENZA LAVORO

Crescono gli occupati in Italia ma non tra i giovani: nel 2011 nella fascia tra i 15 e i 34 anni l’occupazione registra un calo tendenzialer del 3,2% (-200mila unita’). E un giovane su tre tra i 15 e 24 anni e’ senza lavoro con un picco del 40,4% nel Mezzogiorno E’ quanto emerge dall’Annuario statistico dell’Istat. “Nel 2011 – sottolinea l’Istat -sono 22.967.000 gli occupati, in aumento, dopo due anni di discesa, di 95.000 unita’ rispetto all’anno precedente. Il risultato complessivo e’ la sintesi di una riduzione della componente italiana, controbilanciata dall’aumento di quella straniera (+170.000 unita’). La quota di lavoratori stranieri sul totale degli occupati raggiunge il 9,8% (9,1% nel 2010)”. Gli occupati crescono sia nella classe di eta’ centrale, fra i 35 e i 54 anni (+143.000), sia soprattutto fra gli over55(+151.000).
“L’aumento dell’occupazione nelle classi di eta’ piu’ adulte – sottolinea l’Istat – puo’ essere ricondotta ai requisiti sempre piu’ stringenti per accedere alla pensione, che spostano in avanti il momento di uscita dal mercato del lavoro”. Quanto alla posizione professionale, “la crescita degli occupati riguarda esclusivamente i lavoratori dipendenti (+130.000 unita’), mentre gli indipendenti tornano a ridursi (-0,6%, pari a -36.000 unita’) dopo il leggero incremento osservato nel 2010”. A livello di settore, “l’agricoltura registra una nuova flessione (-1,9%, pari a 16.000 unita’ in meno), mentre l’industria in senso stretto segna, dopo tre anni di calo, un moderato recupero (+1,4% pari a +63.000 unita’). Prosegue a ritmi piu’ sostenuti il calo nelle costruzioni (-5,3% pari a -102.000 unita’) mentre nei servizi l’occupazione torna a crescere (+1%, pari a 151.000 unita’ in piu’), dopo la sostanziale stabilita’ del 2010”. Il tasso di occupazione e’ al 56,9%, valore ampiamente al di sotto della media Ue (64,3%); quello maschile si attesta al 67,5%, mentre il tasso riferito alle donne si posiziona al 46,5%. Secondo l’Istat, “rimangono ampi i divari territoriali, con il tasso di occupazione che al Nord e’ oltre venti punti piu’ elevato di quello dell’area meridionale”.

CUORE “BIG KILLER” PER LE DONNE, TUMORE UCCIDE GLI UOMINI

Le malattie del sistema cardiocircolatorio si confermano complessivamente la principale causa di morte per gli italiani. Con un’importante novita’: negli uomini il “big killer” e’ diventato il tumore, seconda causa di morte invece per le donne. Al terzo posto per entrambi i sessi, le malattie del sistema respiratorio. E’ quanto emerge dall’annuario statistico 2012 dell’Istat. L’analisi della mortalita’ per causa del 2009 evidenzia ancora una volta che i piu’ elevati quozienti di mortalita’ per 100 mila abitanti sono quelli relativi alle malattie del sistema circolatorio con un valore pari a 373,5 per tutta la popolazione. Distinguendo per genere tuttavia, si osserva un importante cambiamento nella graduatoria delle cause di morte: per gli uomini infatti le malattie del sistema circolatorio costituiscono nel 2009 la seconda causa con un quoziente di 334,6 per 100.000 abitanti, mentre per le donne il quoziente di mortalita’ e’ pari a 410,2 per 100.000 e resta il piu’ alto rispetto alle altre cause. Al secondo posto tra le cause di decesso si collocano i tumori (il 30 per cento del totale dei decessi) sebbene con una differenza per genere: essi infatti costituiscono la prima causa di morte per gli uomini (il quoziente e’ pari a 337,3 per 100 mila abitanti) e la seconda per le donne (245,7 per 100.000). Al terzo posto si trovano i decessi per malattie del sistema respiratorio, il cui tasso grezzo generale ha nel 2009 un valore pari a 66,4 per 100 mila abitanti. Il tasso per genere tuttavia e’ molto diversificato con valori pari a 76,4 per 100 mila abitanti per gli uomini e 56,9 per le donne. Anche questa differenza per genere, come gia’ quella osservata per le malattie del sistema circolatorio, fa si’ che per le donne la graduatoria dei livelli di mortalita’ per causa sia diversa da quella maschile, infatti il terzo posto della graduatoria femminile e’ relativo alla mortalita’ per disturbi psichici e malattie del sistema nervoso e degli organi dei sensi con un tasso pari a 73,5 per 100 mila abitanti (per gli uomini il tasso per queste cause e’ invece pari a 48,6 per 100 mila abitanti).

PRANZO A CASA PER TRE SU QUATTRO, RESISTE L'”ITALIAN STYLE”

Pasto veloce fuori casa? Macche’: gli italiani non transigono sulle abitudini alimentari, e per tre su quattro il pranzo a casa rimane imprescindibile. Lo rileva l’annuario statistico 2012 dell’Istat. Il pranzo costituisce infatti ancora nella gran parte dei casi il pasto principale (68,0 per cento della popolazione di 3 anni e piu’) e molto spesso e’ consumato a casa (74,3 per cento), permettendo cosi’ una scelta degli alimenti e una composizione dei cibi e degli ingredienti piu’ attenta rispetto ai pasti consumati fuori casa. Rispetto al 2011 si registra un incremento significativo nella quota di persone che dichiarano di consumare il pranzo a casa (+1,2 per cento), soprattutto tra i giovani di 25-34 anni (+4,1 per cento). Eccetto i bambini da 3 a 5 anni (che mangiano a casa nel 37,5 per cento dei casi), il 60 per cento e oltre della popolazione in genere pranza in casa. Tra gli adulti la quota piu’ bassa, di coloro che dichiarano di pranzare a casa, si registra tra gli uomini di 35-44 anni (51,6 per cento). Consumano il pranzo a casa maggiormente i residenti nel Mezzogiorno (86 per cento) rispetto a quelli nel Nord (67,3 per cento). Al Sud tale quota e’ in aumento rispetto al 2011 di circa tre punti percentuali. Sempre nel Mezzogiorno, piu’ frequentemente rispetto al resto del Paese, e’ il pranzo ad essere considerato il pasto principale (78,9 per cento rispetto al 62 per cento nel Centro e al 62,5 per cento nel Nord). Anche nel 2012 rimane stabile rispetto agli anni precedenti la quota di persone che al mattino ha l’abitudine di fare una colazione che puo’ essere defi nita “adeguata”, vale a dire non solo limitata al caffe’ o al te’, ma nella quale vengono assunti alimenti piu’ ricchi di nutrienti: latte, cibi solidi (biscotti, pane eccetera). Tale quota e’ pari al 80,1 per cento della popolazione di 3 anni e piu’. Questo comportamento salutare e’ una consuetudine piu’ femminile (82,9 per cento tra le donne contro il 77,2 per cento tra gli uomini), ma anche molto diffusa tra i bambini (circa il 94 per cento tra i bambini da 3 a 10 anni). Sono piu’ attenti ad adottare questa sana abitudine i residenti nell’Italia centrale (83,3 per cento) e nel Settentrione (81,9 per cento). Nel Mezzogiorno la percentuale scende al 75,9 per cento.

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2 Comments

  1. liugi says:

    Da quando il pranzo a casa è “italian style”? Nel resto del mondo si mangia fuori?

    • mr1981 says:

      Nel resto del mondo a pranzo si mangia fuori, anche perché la pausa-pranzo ha una durata molto limitata (al massimo 1 ora) e il tragitto casa-lavoro si prenderebbe già molto di più di quel tempo!

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