Italia in “default pilotato” e Letta commissario per conto della Ue

di FABRIZIO DAL COL

Nel suo discorso al Senato, Enrico Letta ha rivendicato il valore di quelle briciole corrispondenti a  1,7 mld, di cui sarebbe stata decurtata quest’anno la spesa pubblica, che totalizzerà 800 miliardi. Avete letto bene: 1,7 miliardi contro 800. Lo 0,21%. Detto che degli 800 miliardi 250 circa derivano dalle spese per l’acquisto di beni e servizi (forniture), mentre  gli altri 550 sono stipendi e pensioni, l’incidenza di quei 1.700 milioni vantati da Letta sale così allo 0,7%. Detto così si capisce che il governo delle “larghe spese” non ha nessuna intenzione di tagliare la spesa pubblica. Un’azienda privata seria e ben gestita, se attraversa una fase critica (come tutte oggi quelle produttive), taglia gli acquisti del 5%; lo Stato dello 0,21%. Cioè un niente. Un taglio del 5% varrebbe circa poco più di una decina di miliardi, sufficienti a non aumentare l’Iva, e a promuovere politiche espansive per le imprese con il taglio dell’Irap. Invece il premier Letta parla di importi che le sole due Camere si “bevono” in una legislatura.

Di fronte a un’uscita come la sua, si capisce quanto la classe politica italiana sia stata finora lontana dall’affrontare la spesa pubblica fuori controllo. Letta, per conto della Ue, si è tuttavia impegnato a superare l’ostacolo e a tagliare la spesa pubblica, incaricando come nuovo «commissario per la spending review» un tagliatore severo che proviene dal FMI, Carlo Cottarelli. Speriamo almeno che costui, vista la sua esperienza negli Stati Uniti, porti in Italia la serietà e il coraggio con cui quella nazione sta vivendo lo «shut down» del bilancio pubblico, con quasi un milione di statali a spasso, musei chiusi e forze dell’ordine in servizio senza stipendio. Di certo è drammatico, ed è anche la prima volta nella storia americana, ma di sicuro finirà presto, e non «col cambiare tutto per non cambiare nulla» o attraverso costosissimi compromessi, bensì con un accordo politico serio e tagli severi.

In sostanza: senza incidere sulla spesa pubblica profondamente, come fanno le aziende private, l’Italia finirà in un “default pilotato”. E’ vero che Letta è stato fortemente voluto dalla Ue, ed è altrettanto vero che gode della sua “copertura”, ma aver tagliato solo 1,7 mld su 800 mld di spesa pubblica ha già fatto capire alla troika e alla Ue che non c’è il coraggio per affrontare una decisione simile, in attesa che sia la stessa Ue ad imporre all’Italia una nuova finanziaria, utilizzando lo stesso Letta come commissario per tale operazione. Alla luce di ciò i cittadini potrebbero pensare che finalmente la Ue imporrà di tagliare la spesa pubblica in Italia, oltre a intravvedere quelle decisioni forti che nessuno aveva il coraggio di prendere. Un risultato politico molto convincente, quello che verrebbe attribuito alla Ue, ma anche un assist ai mercati finanziari e anche la dimostrazione plastica di come si utilizzano i poteri derivati dalle sovranità popolari ceduti alla Ue dai singoli Stati.

Un evento del genere, se si dovesse realizzare con successo con l’Italia, diverrebbe un modello funzionante anche per tutti gli altri Paesi europei, e sull’onda di tale esperimento la Ue potrebbe anche garantirsi il clamoroso successo per costituire definitivamente l’Unione politica Europea. Ecco che, per la Ue, l’impoverimento della Grecia è stato un progetto pilota, e proprio da questo progetto la troika ha capito che impoverire gli Stati è fondamentale e funzionale ad accelerare il percorso verso l’unità politica europea. Con le prossime elezioni Europee, se non interverranno elementi politici idonei e forti a fermare questa follia collettiva europea, la geografia degli Stati europei come la conosciamo oggi potrebbe finire con l’essere completamente mutata rispetto a prima,  e gli Stati  impoveriti da questa scelta scellerata, ritornerebbero inesorabilmente agli anni 50.

Se però, come si intravvede qua e là, si verificassero dei “moti popolari europei” contrari a questo modello di Europa, anche le elezioni europee assumerebbero un valore diverso, e la probabile  e scontata vittoria del mondo finanziario per la costituzione politica europea, diverrebbe invece la più cocente delle sconfitte del dopoguerra.

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One Comment

  1. Andrea Bozzo says:

    veramente lo shutdown americano non “è anche la prima volta nella storia americana”.
    Era già successo per una ventina di giorni all’epoca di Clinton

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