L’Italia è un paese fondato sulle imposte patrimoniali

di CLAUDIO ROMITI

Alcuni giorni fa il Sebastiano Barisoni, conduttore iper-keynesiano di un programma radiofonico di economia in onda su “Radio24”, ha sostenuto con una certa sicumera che in fondo, nel caso si dovesse introdurre una decisa imposta patrimoniale sui ceti più ricchi, in Italia abbiamo solo l’Imu che colpisce la proprietà. Ora, a parte che l’idea di una patrimoniale come panacea di tutti i mali è da tempo molto presente nel nostro panorama politico. Tant’è che pure il professor Monti l’ha inserita nella sua ponderosa agenda, con la eventuale prospettiva di utilizzarne i proventi per una riduzione del carico fiscale su aziende e lavoratori. Il che, visto l’andamento di una spesa pubblica sempre più incontrollabile, dovrebbe forse farci presupporre che questa forma di prelievo potrebbe tradursi in una imposizione stabile, come qualsiasi altra gabella ordinaria.

Ma a parte ciò, sospendendo il giudizio in attesa di vedere come verrà impostata nel dettaglio la campagna elettorale del premier uscente, credo che il buon Barisoni si sia scordato tutta una serie di tagliole fiscali le quali, più o meno direttamente, colpiscono il possesso di un bene o di qualcosa che sia in grado teoricamente di generare ricchezza, come una azienda, ma prima che tale ricchezza sia prodotta. Per farla semplice, potremmo annoverare sotto l’ampia dicitura di patrimoniale tutte quelle forme di prelievo che vanno ad incidere sulla titolarità di un bene o di una impresa prima ancora che questi ultimi abbiano realizzato una qualche forma di reddito, regolarmente poi tassato a dovere in seguito.

Ebbene, solo per quanto riguarda il possesso l’elenco delle gabelle appare assai ampio. Il canone Rai, il cosiddetto bollo auto e la sfilza di tasse su ogni tipo di deposito finanziario sono solo alcune tra le più conosciute, per così dire, “patrimonialine”. Persino l’imposta che colpisce i dividendi azionari, la quale è stata furbescamente introdotta insieme a quella che grava sui “capital gains”, si comporta in realtà come una patrimoniale occulta. Ciò per il semplice fatto che va a prelevare il 20% su un ammontare, il citato dividendo, che nella sostanza, una volta staccato, incide in misura pressochè pari sul valore del titolo. In altri termini, si colpisce una parte del patrimonio azionario posseduto. Ma anche sulla casa, sempre meno bene rifugio del popolo dei tartassati, esiste da molto tempo una bella patrimoniale occulta, ossia la Tia di oggi -Tassa di igiene ambientale-, la quale si trasformerà a breve nell’ancor più esosa Tares. Ebbene, visto che essa viene richiesta pure ai possessori di case sfitte, direi che chiamarla tassa appare più che eufemistico, se sotto questa dicitura si considera un pagamento richiesto dalla mano pubblica come corrispettivo di un servizio erogato. Ma anche sul possesso di una azienda, ad esempio un negozio o un laboratorio di qualunque dimensione,  il potere politico-burocratico pretende tutta una serie di esborsi a prescindere dal reddito effettivamente conseguito. Qualcuno preferisce definire tali prelievi imposte sulla produzione, ma il concetto cambia poco.

Tributi come quelli camerali o relativi ad altre forme di iscrizioni e adempimenti del tutto inutili, se non ad alimentare i soliti carrozzoni produttori di timbri e di stipendi, si fondano solo ed esclusivamente sulla titolarità. Persino i ben più corposi contributi Inps per ogni forma di lavoro autonomo si comportano in molto casi come una patrimoniale, in quanto col meccanismo truffaldino dei minimali di reddito impongono un pagamento di base che sta rapidamente raggiungendo i 4.000 euro all’anno. Un esborso che, si badi bene, viene estorto anche se il soggetto interessato non abbia realizzato alcun reddito. Il requisito è, pertanto, solo il possesso di una impresa di lavoro autonomo.

Dunque, evitando di dilungarmi ulteriormente, si ha l’impressione che -contrariamente a ciò che pensa Barisoni- il sistema tributario da tempo si stia indirizzando, modificando proprio i presupposti dei vari prelievi, verso forme di imposizione che colpiscono la proprietà in senso generale, soprattutto laddove la liquefazione dei redditi e dei consumi determina una caduta del gettito tradizionale.  Se così stessero le cose, ciò vorrebbe dire che con la proliferazione delle patrimoniali, se ce ne fosse ancora bisogno,  il sistema è oramai giunto alla canna del gas. Altro che agende… Barisoni d’Egitto!

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9 Comments

  1. Gian says:

    ha solo dimenticato le tasse di successione e il prelievo dello 0,1% sui conti e sui depositi bancari, per il resto ha ragione da vendere e la penso proprio come lei.

    http://www.lindipendenzanuova.com/la-patrimoniale-ce-gia-solo-bersani-e-monti-non-lo-sanno/

  2. Timoteo Bosso says:

    Le imposte patrimoniali se colpiscono il bene al momento della transazione quantomeno il soggetto puo’ decidere se la tassa e’ trppo onerosa di non effettuare l’ acquisto. Cosa che accade la compravendita di alcuni beni tipo le case tra imu e altre imposte è crollata, la compravendita di auto di costo basso è crollata in quanto (con l’ aumento dell’ imposta) spesso il trapasso costa piu’ del mezzo. Ilo sig. Monti e arraffoni vari di stato, regione e oprovince non si rendono conto che con questi metodi da “arraffaggio” le entrate diminuiscono in trealta’ perche sopra una certa soglia di gabellaGGGIO la gente rinuncia all’ operazione e il gabellatore “PESCECANE” non magna piu’ nulla. Il problema grosso e’ l’ imu , patrimoniale sugli immobili di tutti anche di chi non ha un reddito, una tassa delinquenziale da ladri dibeni immobili, da banditi della tassazione, chi è l’ autore? il personaggio va arrestato perche’ la gabella tassa gente che è disoccupata , che non ha da mangiare,che paga il mutuo, immobili strumentali ad attivita’ gia’ in crisi, questo scemo che l’ ha inventata è un criminale che attenta alla sicurazza dello stato perche l’ imun ha fatto criollare l’ edilizia e il mercato immobiliare del 25/40 % e se non si elimina portera’ lo stato alla bancarotta.

    • Timoteo Bosso says:

      Befera va arrestato e mandato all’ isola del diavolo nelle antille francesi, il prof,. Monti va mandato a scuola di buon senso e volendo con l’ imu derubare la povera gente gia’ allo stremo gli va picchiato suklle mani con la bacchettina e fatto l’ esame di competenza in quanto merita con l’ imu la patente di asino.

    • Timoteo Bosso says:

      La compravendita di un auto del valore di 200/500 euro costa 400/600 euro, di un terreno agricolo del valore di 500 euro costa 1700 euro. E’ chiaro che un soggetto che deve spendere piu’ del valore nell’ atto di passaggio cerchera’ delle cvie diverse. E lo stato lo piggia in quel posto. Con l’ imu poi si tocca il fondo, il cittadino che gia’ ha pagato tra tasse , iva, oneri, ecc. ai vari “enti pubblici” il 40/50 % dekl costo della CASA , magari ha fatto anche il mutuo, gia’ paga l’ irpef sul reddito dell’ immobile, magari non ha nemmeno i soldi per le spese necessarie minime pure gli mette MONTI l’ imu, la requisizione di circa l’ 1% del valore , ma lo stato è impazzito; anche perche le spese dello stato sono folli tutti i sindacucoli, i politicucoli prov. regionali, statali sperperano in ogni sorta di scemenza senza nessun controllo in opere irraqzionali e folli. Befera deve andare in galera e Monti starsene nella sua vill a a Silvaplana a godersi loa pensione e liberare l’ italia da se stesso o andare a scuola di trispetto per la dignita’ umana.

  3. Antonino Trunfio says:

    il sobrio conduttore Barisoni, è uno stipendiato parassita della propaganda nazionalsociocomunista dipinta di democratico-benecomune-solidarietà-welfare.dirittiavita.
    Fa solo il suo onesto lavoro !!!

  4. W S. MARCO says:

    E’ perche mai Barisoni dovrebbe essere contro la patrimoniale e a tutte quelle altre tagliole che lo Stato vieppù impone a imprese e cittadini?
    Ve lo spiego io , cari baluba di independentisti, secessionisti , federalisti o semifederalisti leghisti o anti leghisti.
    Perchè anche lui, come altri 3/4 milioni di cittadini, appartiene ( e difende a denti ben stretti quest’appartenenza) ad un’upper class di privilegiati bene descritta nel seguente articolo:
    http://ilbocconianoliberale.wordpress.com/2012/06/05/monti-e-un-lattaio-i-bocconiani-e-i-chierici-della-mungitura/

    Bando alle ciance!
    Sono solo due i movimenti politici che, nel caso di specie, hanno proposto l’abolizione di tutti i contributi pubblici alla carta stampata di partito e no e agli organi d’informazione radiotelevisiva (alla cui lauta greppia – confindustriale – anche il buon Barisoni chiaramente scroscia le voraci mascelle). E sono, udite udite, secessionisti, indipendentisti, federalisti da strapazzo che non siete altro: il MOVIMENTO5STELLE e FERMARE IL DECLINO di Oscar Giannino.
    La Lega, e io l’ho visto molto bene da vicino, perchè fino al 1997 sono stato militante (per fortuna sono riuscito ad uscire da questa tossico-dipendenza per tempo!), a parole diceva di volere andare contro questa abominevole stratigrafia sociale; e abbiamo visto come è andata. Nel caso di specie (i giornalisti e l’informazione – ve li ricordate i vari, ineffabili Sonia SARNO, Max PARISI, Antonio MARANO, G.L. PARAGONE, Gigi MONCALVO, ecc., ecc.?) una massa di avidi ascari è montata sui giornaletti, sulle radioline e televisioncine della Lega come su un taxi per approdare, con la compiacenza e supervisione del partito, alla fine a poltrone ben retribuite in mamma RAI (retribuite dai contribuenti forzosi, si intende!).
    E allora, di che vogliamo parlare?
    Nel 1998 mi sono avvicinato all’arcipelago indipendentista, che allora mi sembrava più serio o, meglio, meno colluso; l’infeudamento filoberlusconiano di Bossi mi aveva sconvolto e avevo la vista un po’ annebbiata.
    Ma di una cosa mi sono subito reso conto: che anche tutta ‘sta gente, che voleva l’indipendenza del Veneto, del Triveneto, finanche della Lessinia o dei Monti Rugoloni NON AVEVA BEN CHIARO IL CONCETTO CHE , SE NON CI SI FOSSE PREFISSATO COME PRIMA CONDITIO SINE QUA NON (ecco, tenetevi anche un bel motto in lingua latina!) IL RIPRISTINO DEL FUNZIONAMENTO DI UN ADEGUATO ASCENSORE SOCIALE (in su, ma anche e soprattutto in giù), NON SAREBBE MAI STATO POSSIBILE SUPERARE IL PROBLEMA DELLA FORMAZIONE DELL’UPPER CLASS CHE INEVITABILMENTE ATTANAGLIA TUTTI I SISTEMI SOCIALI PRIVI DI ADEGUATI MECCANISMI DI CONCORRENZA.
    E in questo senso nessuna nuova realtà istituzionale priva di tale meccanismo (che fossero la Padania, l’Insubria, l’Occitania, la Tuscia, il Veneto Stato, financo le Legazioni Pontificie di Romagna e Marche) avrebbe avuto la forza di tagliare le teste all’Idra dello Stato Italiano. Era solo un nuovo patto, basato sulla possibilità per tutti di ascesa (ma nche e soprattutto discesa) sociale tra e con i cittadini, che poteva legittimare una giusta aspettativa di cambiamento radicale. Ed in questo senso non ho mai sentito nulla di buono da nessuno di questi secessionisti, independentisti o federalisti della minchia: anzi, tutti a dichiararsi pù bravi degli altri a gestire ciò che è evidentemente ingestibile. E abbiamo visto come è andata nel caso gigantesco della Lega! E nessuno se ne era accorto!
    E così, nell’attesa di trasferire la mia vita e la mia attività all’estero, mi accingo ad assistere all’ennesima farsa elettorale; mi rimane la voglia di fare però anche uno sgarbo a chi mi ha tradito per un fracco di anni facendo (la Lega) o aspirando a fare (i vari movimentiini pidocchiosi e cenciosi) solamente i cazzi loro. Ho una voglia terribile di andare a votare e votare Beppe GRILLO o il buon Giannino. Non ho mai votato “contro”, ho sempre cercato di votare “per “. Adesso, dopo quattordici anni di legittima e motivata astensione posso prendermi lo sfizio di votare anche per un comico!

  5. Roberto Porcù says:

    Sono solo alcune le imposte nominate per le imprese, indipendentemente dal reddito. Altre sono occultate con la tassazione di imprese particolari alle quali viene reso obblicatorio usarne i servizi con l’accordo, celato, che esse girano le tasse pagate per il forzoso cliente. Un esempio sono le compagnie di assicurazione, le forniture di energia elettrica, gas, … Poi vi sono gli adempimenti obbligatori ai quali bisogna ricorrere per evitare sanzioni, controllo della caldaia, dell’auto, … E vi sono le multe “certe” per una infinità di regolamenti che ad osservarli tutti è impossibile, salvo rivolgendosi ad una apposita figura professionale (altra tassa).
    Se lo stato italiano fosse onesto e ritenesse di gravare tutti con una tassa del 90 % del reddito o del patrimonio, lo direbbe e la applicherebbe, ma poiché onesto non lo è minimamente, infila le mani nelle tasche dei Cittadini rastrellando quel che trova e con una infinità di motivazioni in modo che ciascuno non possa rendersi conto di quanto gli costa l’inefficenza del carrozzone.

  6. Barisoni va segnalato per quello che è, uno STATALISTA.

    Lo statalista di destra o di sinistra, per mantenere il proprio feticcio, lo Stato, considera le tasse come lo strumento principe per mantenerlo in piedi.
    Se poi è cattocomunista, la tassa più piacevole è quella sui patrimoni perché avvicina il cattolico alla virtù della povertà ed il comunista all’eguaglianza in basso, tutti poveri uguali.

  7. Mauro Gargaglione says:

    Sebastiano Barisoni, per l’esattezza, non Roberto.

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