Italia-Germania, l’Europa delle comuni irregolarità

di GIUSEPPE REGUZZONI

Sono ormai prossime le dimissioni da segretario della SPD di Peer Steinbrück, concorrente di Angela Merkel nella corsa al cancellierato, di fronte all’ipotesi, ormai sempre più concreta di un’alleanza di governo con l’Unione (CDU-CSU), sostenuta dal suo concorrente, Sigmar Gabriel, sia pure attraverso il contentino di una sorta di minireferendum tra gli iscritti al partito. La politica tedesca è così, di fatto, decapitata, dopo le dimissioni in massa dei vertici dei Verdi e l’addio di Rössler, segretario dei Liberali della FDP, per la prima volta dal 1949 esclusi dal Bundestag.  Angela Merkel ha vinto, ma si è fatta il deserto intorno. È risultata decisiva, ma non senza danni collaterali, la sua strategia di pescare voti conservatori per spostare la politica a sinistra, il cui perno essenziale è sempre stato:  nel Bundestag nessun partito a destra della CDU. Il tutto, ovviamente, è stato ed è accompagnato dal niosissimo ritornello del “non disperdere voti” sui partiti “minori” … L’astio con cui è stata combattuta la presenza alle elezioni di un partito antisistema come Alternative für Deutschland la dice lunga. E, ormai, le voci di qualche attacco a gamba tesa a urne chiuse si stanno moltiplicando anche sulla stampa tedesca. Non sono solo gli esperti russi a dire che qualcosa alle ultime elezioni è andato storto. Ormai anche sulla stampa tedesca si moltiplicano gli interventi relativi a possibili “irregolarità” elettorali. Ne ha parlato persino Der Spiegel, ieri, e, oggi, lo fa la Die Welt di Amburgo, con un pezzo di cui vale la pena di tradurre i passi essenziali.

«Una prima verifica sui voti nell’Assia ha portato ulteriori voti ad AfD, il cui segretario, Bernd Lücke, parla apertamente di “irregolarità” (…). In un seggio di Francoforte i voti assegnati ad AfD erano pari a zero, al punto che un elettore, Joachim Ley, già iscritto alla CDU e ora sostenitore di AfD, si chiedeva meravigliato dove fosse finito il suo voto.  Il ricorso presentato presso l’ufficio elettorale di Francoforte sul Meno, ha portato a scoprire, nella sezione incriminata, 31 voti che non erano stati registrati. L’errore, che in ogni caso si riferisce solo alle elezioni amministrative del Land dell’Assia, è stato quindi corretto. Bernd Lücke, presidente di AfD ha dichiarato che al suo ufficio continuano a pervenire “molte osservazioni circa possibili irregolarità, ma che AfD attende elementi più sicuri per chiedere il riconteggio dei voti”. Afd, che ha avuto più di due milioni di voti, non è entrata nel Bundestag per soli 130.000 voti».

A questo punto, appare semplicemente fuori luogo l’ironia con cui sono state accolte le osservazioni degli esperti russi circa presunte irregolarità nel voto tedesco, riprese, tra gli altri, da un giornalista d’assalto come Gerhard Wisnewski.

L’interesse russo alle elezioni tedesche è evidente, dato che proprio AfD, per la prima volta, ha messo nel proprio programma non solo la rottura col sistema del signoraggio bancario imposto dall’UE, ma anche esoprattutto una svolta, nel reciproco interesse, nelle relazioni tra Germania e Russia. Una tale rivoluzione della strategia geopolitica tedesca finirebbe per mettere definitivamente in crisi proprio l’Unione Europea, già ampiamente divisa sui grandi temi della politica estera.

Anche all’interno della coalizione presieduta da Angela Merkel questi temi sono considerati assai sensibili. In particolare, nella CSU bavarese, alleata della CDU, la corrente minoritaria che fa capo a Gauweiler, coautore dei ricorsi  anti-UE alla Corte Costituzionale Federale di Karlsruhe, è fortemente ostile tanto all’asservimento della Germania ai poteri finanziari transnazionali, rappresentati dalla Commissione Europea, che a una rivisitazione (in senso riduzionistico) del federalismo tedesco. I Bavaresi temono che Angela Merkel ci riprovi, aumentando ulteriormente i contributi “federali” a carico della Baviera, come ha già iniziato a fare, sia pure in sordina, durante il suo ultimo mandato.  D’altra parte, la CSU bavarese, che ha avuto un grande successo sia alle elezioni amministrative che a quelle federali, ha svolto tutta la propria campagna elettorale proprio sulla difesa degli interessi e dell’identità bavarese, incalzata da un piccolo partito indipendentista, come la Bayernpartei, che, malgrado la soglia di sbarramento del 5% e il panico diffuso ad arte circa il pericolo di “disperdere i voti”, ha visto raddoppiati i propri consensi rispetto alla tornata precedente. La partita appare, quindi, tutt’altro che chiusa e l’alleanza tra Unione e SPD non è più solo questione di numeri e di semplice governabilità.

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3 Comments

  1. Padanista says:

    Viva il Professore insorgente!

  2. fabio ghidotti says:

    Parlare di “signoraggio bancario imposto dalla UE alla Germania” fa sbellicare dalle risate.
    Adesso i criminali anti-europei arrivano a sognare un nuovo patto Molotov – Ribbentrop?

    • Giancarlo says:

      Ti consiglio di lasciar perdere: il giornale, o perlomeno la sua ala “facchiana”, ha sposato entusiasticamente la linea di AfD per l’Europa e del Tea Party de Noantri in generale, per intenderci gli ammiratori nostrani dell’ala radicale del partito repubblicano che sta ricattando Obama. Magari sperando che ne venga fuori qualcosa di buono per la Padania, ma temo invece per la serie: chi visse sperando sperando morì.

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