Italia senza via uscita, le cose da fare che non si fanno mai. Il prossimo governo nasce già fallito

politica smemorata

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI – Il mostruoso debito pubblico italiano, derivato fondamentalmente da due fonti (ruberie e pessima gestione statale), credo che sia di una evidenza solare. Che con un debito pubblico di questa dimensione sia pazzesco pensare di far decollare l’economia italiana e, soprattutto, far entrare capitale fresco dagli stranieri, capitale stabile e non a puro titolo speculativo, è certissimo. Vi sono quindi alcune azioni possibili che cercheremo di commentare.

1.- Aumentare le tasse – E’ l’azione più stupida che uno possa pensare di fare dato che con l’aumento delle tasse (azione per compiere la quale è sufficiente fregiarsi del titolo della prima elementare) si contraggono i consumi con quello che ne segue. Che si ricordino i nostri politici l’aneddoto delle brioches  e ciò che ne è derivato! Come corollario tipicamente di sinistra c’è quello di “tassare le ricchezze con una ulteriore patrimoniale”. E questa è pure una tipica “scoperta del mago” . Vediamo il perché.

I ricchi (e non solo loro) non sono tali per il conto corrente che hanno in banca o per il contante che  hanno nel borsellino, ma per il valore delle proprietà (risparmio), valore che è molte, molte volte più alto del contante. Per pagare la nuova tassa patrimoniale, dovrebbero vendere (o meglio svendere) una parte delle proprietà. Ma chi comprerebbe in questa situazione? A puro titolo di esempio la svendita rapida di azioni porterebbe ad una spaventosa crisi finanziaria, con i ribassisti che godrebbero come dei folli.

2.- Ridurre le spese, come fare?

C’è l’opzione dei licenziamenti dei dipendenti pubblici. Licenziare i fancazzisti pubblici è un must “a prescindere”, mentre l’eccesso di dipendenti pubblici può e deve essere fatto bloccando il turnover, perché non tutti gli impiegati rubano il loro stipendio e, pertanto, non si può lasciarli a casa col sorriso sulle labbra. Però bisogna prescrivere, con assoluta chiarezza, che chiunque assuma un nuovo dipendente, in un qualsiasi servizio pubblico e livello, verrà mantenuta l’assunzione ma licenziato l’assuntore, senza se e senza ma.

C’è poi la semplificazione delle leggi. Questa è la prima delle importanti azioni da fare. Siamo afflitti da un coacervo di norme 20 volte superiore a quello dei paesi civili. Questo ciarpame costa in tempo e denaro una enormità (peso fiscale). La soluzione porterebbe nelle tasche dei cittadini e delle industrie l’equivalente di una grande riduzione di tasse. Ma come si potrebbe realizzare? Al posto delle leggi e leggine, servono testi unici chiari e regolamentati a cura dei parlamentari e non dei burocrati di Stato.

C’è, inoltre, da attuare la ristrutturazione organizzativa dello Stato. Solo un cervello malato può aver concepito, e seguitare a perseguire, regole organizzative di una struttura bacata come quella vigente nello Stato italiota. Una qualunque azienda  privata che si basasse sulle stesse regole, sarebbe fallita da tempo. Se vogliamo un esempio caldo, caldo, citiamo la giustizia, che ormai di questa definizione ha solo il nome, continuando a produrre sentenze, molto spesso contrarie al comune buon senso oltre che in fantastico ritardo.

La riduzione dei compensi ai parlamentari, tanto chiesta a gran voce, ha solo effetto psicologico. Paghiamoli pure bene questi parlamentari, purché in numero ridotto e purché svolgano i loro compiti con efficienza. Per le loro pensioni sarebbe sufficiente considerare l’impiego pubblico alla stregua di un qualunque impiego privato versando le trattenute nella cassa INPS della persona interessata, e calcolando la pensione come si fa normalmente per un qualsiasi dipendente.

Ciò che invece va drasticamente tagliato è il finanziamento pubblico dei partiti e dei sindacati, dei quali i costi e l’inefficienza del loro baraccone non sono noti alla maggioranza dei cittadini. A proposito dei sindacati vi consiglio di leggere il libro di Livadiotti:  “L’altra casta. L’inchiesta sul sindacato”. Rimarrete senza fiato!

3.- Cessione delle proprietà dello Stato – Pensare, in questo momento, alla cessione delle proprietà pubbliche per sanare il deficit è un criterio decisamente ottimistico. Basta vedere il successo (si fa per dire) della vendita delle caserme. Di moneta oggi non ce n’è! E’ inutile far finta di averla.

4.-Trattativa con l’Europa – La trattativa con l’Europa, per una dilazione dei nostri termini di rientro, va fatta, anzitutto da persone serie (e quindi non certamente da Monti, Letta o Prodi) e solo dopo aver dato avvio ad un ben ponderato, documentato e fondato programma di riduzione costi.

5.- Uscita dall’Euro e inflazione – Ultimo punto è l’eventuale uscita dell’Italia dall’area euro. Uscita che a mio modesto avviso è sostenuta da coloro che pensano di sostituire all’indispensabile taglio dei costi superflui una inflazione a due cifre che penalizzarebbe i pensionati, i detentori di titoli pubblici e, in generale i creditori. In conclusione? Che la piantino una buona volta di seguitare a parlare di Berlusconi, di sesso altrui, di gay e di ius soli e si decidano, se ne sono capaci, di lavorare seriamente.

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