€uro o non €uro, ecco la verità: l’Italia è in declino da almeno 20 anni!

di STEFANO MAGNI

Con la caduta del governo Monti, l’Italia entra in campagna elettorale. Ma, ci possiamo scommettere, non si parlerà di Italia, tantomeno si parlerà di Veneto, o di Nord in generale (e nemmeno di Sud, per par condicio), ma solo ed esclusivamente di Europa. Ormai si è imposta l’idea che tutte le decisioni di politica fiscale e di bilancio (il 90% della politica interna) debbano essere prese in relazione a Bruxelles. C’è chi ha impostato tutto il suo discorso politico sul voler fare bella figura di fronte ai “maestri” d’Europa. E stiamo parlando di Mario Monti, dei centristi che ancora lo sostengono e della sinistra parlamentare che si sta preparando a vincere le prossime elezioni. Sarà strano, ma nonostante l’Europa “ci rispetti”, la crisi economica italiana sta iniziando a mordere veramente tutti. E i conti, con il debito pubblico proiettato ben oltre il 120% del Pil, non sono affatto migliori rispetto all’era Berlusconi, quando, invece, l’Europa “non ci rispettava”.

Dall’altra parte ci sono tutti coloro che attribuiscono tutte le colpe della crisi all’Ue e all’euro. I moderati di questo fronte si stanno già raccogliendo attorno a un Berlusconi redivivo, che, a giorni alterni, è euroscettico, eurotimido, euroguardingo o euroentusiasta. Gli anti-euro duri e puri si distinguono, invece, in tutta la multiforme galassia guidata da Beppe Grillo. Curiosamente, anche qui, è facile ricordare l’Italia prima dell’introduzione della moneta unica: noi non stavamo affatto bene. Tanto è vero che gli euro-entusiasti, nei tardi anni ’90, erano convinti che la moneta unica potesse “salvarci” da un baratro che, evidentemente, era ben visibile già allora.

Per avere idee chiare sulla storia del nostro Paese, è utile andare a vedere tre grafici commentati dal blog libertario ItalianAllegro, che dimostrano un concetto molto semplice: la produttività, nel nostro Paese, è in costante calo, almeno dalla metà degli anni ’90, con o senza l’euro. Il primo dei tre grafici è il più esplicito: registra l’andamento del Pil pro-capite. Nel 1995 un italiano, in media, produceva il 20% in più rispetto all’europeo medio. E per europeo, qui, si includono anche i baltici e tutti gli europei orientali che sarebbero entrati nell’Ue anni dopo, e che nella metà degli anni ’90 erano ad un livello di sviluppo molto inferiore a quello degli europei occidentali. Nel 2011, a parità di potere di acquisto, un italiano medio produce esattamente quanto un europeo medio, considerando che nella media sono inclusi anche i più poveri greci, bulgari, rumeni. Il Pil pro-capite ha subito un tracollo di più di 20 punti percentuali, in meno di 20 anni. L’euro non ha contribuito a raddrizzare questa tendenza. Ma non ha fatto neppure nulla per accelerarla. Semplicemente: gli italiani producono sempre meno.

Altro sito, altro metodo economico: Paul Krugman, che, essendo un economista keynesiano, è sulla sponda opposta rispetto agli autori di ItalianAllegro, non può che constatare praticamente lo stesso fenomeno. Il 26 novembre scorso, sul New York Times, ha provato a confrontare la produttività per lavoratore in Italia con quella in Francia. Se nel 1995 il nostro lavoratore medio produceva il 4% in più rispetto al suo collega francese, nel 2012 produce l’8% in meno. Un crollo verticale della produttività che non conosce soste, né prima, né dopo l’euro.

La moneta unica, per il nostro Paese, non è né una salvezza, né un problema. E’ semplicemente diventata una scusa. Guardare alla valuta europea per spiegare i mali dell’Italia, o per sperare di risolverli, è una scorciatoia retorica facile, che permette di non indicare i veri problemi strutturali del Paese. Eppure, ben prima dell’inizio del dibattito sull’euro, questi mali cronici erano stati chiaramente diagnosticati, sul fronte economico, da Antonio Martino, Sergio Ricossa e pochi altri intellettuali liberali classici: lo statalismo è il problema, perché priva gli italiani di iniziativa individuale, drena le loro risorse con le tasse, per restituirle sotto forma di clientelismi e servizi (monopolistici) inefficienti.

Sul fronte politico, era stato soprattutto Gianfranco Miglio a individuare il macro-fenomeno di una casta burocratica parassitaria, costituita soprattutto dalle clientele del Mezzogiorno. La democrazia non è uno strumento sufficiente a risolvere il problema. Anzi: lo moltiplica, perché è proprio il voto di scambio che alimenta le clientele, che a loro volta provocano il gigantismo della burocrazia statale e la sua cronica inefficienza. Sulle soluzioni c’è sempre stato un profondo disaccordo. Ma alcuni concetti erano stati riscoperti nei primi anni ’90, dopo una lunga assenza: privatizzare, liberalizzare e frammentare (territorialmente) il Paese. Con l’avvento dell’euro, questo dibattito è morto. Parole appena sdoganate sono tornate ad essere dei tabù. Oggi è ancora più facile non parlarne più.

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13 Comments

  1. Rinaldo C. says:

    Non voglio rispondereadognuno per cui rispondoa tutti. con questo pensiero: Un popolo che elegge: corrotti, impostori, ladri, traditori, non è vittima, è complice.
    Purtroppo tutti noi con il voto dato da ben 70 anni abbiamo delegato questi parassiti, questi privilegiati e noi popolo con la delegazione data ce ne siamo fregati e abbiamo tutti indfferentemente fatto nel nostro lasso di vita anche i nostri interessi, non pensando che i frutti non li abbiamo avuti noi ma gli altri (parassiti e privilegiati).
    Certo c’è un modo tutti noi che la pensiamo diversamente dal popolo legato al conservatorismo ( basta vedere le primarie del PD) per comprendere che non bisogna coltivare il nostro orticello (nuovi movimenti politici indipendenti) ma unire le forze con ogni singolo movimento indipendentista in un’nico movimento per contrastare i vecchi partiti politici (parassitari e privilegiati), offrendo non parole ma fatti concreti per il bene di ogni cittadino che è l’Indipendenza (dall’itagliota).
    Cerchiamo di propagandare questa idea che può essere anche utopistica ma se ci crediamo andiamo avanti uniti per l’indipendenza dall’Italia e dall’Europa dei banchieri e dei burocrati.
    Ciao a tutti e buon lavoro per l’Indipendenza del Nord.

    Rinaldo

  2. Giacomo says:

    Ottimo articolo. Sono solo in disaccordo con l’accezione qui usata della parola “democrazia”. È vero, si tratta dell’accezione comunemente accettata, ma resta il fatto che un sistema nel quale il potere è delegato in bianco a una casta autoreferenziale non è né etimologicamente né nei fatti una democrazia.

    Con la frammentazione del potere politico e del territorio in entità indipendenti e governate da cittadini sovrani potremmo davvero mettere alla prova la democrazia. Sapendo da subito che funzionerebbe molto bene nelle comunità sane e che trascinerebbe alla rovina le comunità malate. Com’è giusto che sia.

    • Giacomo says:

      Per questo insisto a dire: se pensiamo che le nostre siano comunità in maggioranza sane trascinate in rovina da uno stato padrone, ladro e taglieggiatore che non le rappresenta, allora lavoriamo per liberarci e per costruire il nostro autogoverno basato sul potere e sul controllo severo esercitato da ogni comunità sui suoi governanti.

      • calimandin says:

        Perchè non risolvere il problema anche sulle ns.comunità.
        Finita la guerra, con quei pochi classici strumenti a disposizione,gli Italiani ed i loro governanti ricostruirono l’Italia portandola al boom economico.
        Oggi, ci troviamo in mezzo ad una guerra finanziaria,con molti più mezzi e strumenti a disposizione,appare che non siamo più capaci di uscire da questo guado. Un premio Nobel ci ha dimostrato che un’equazione con quattro incognite
        è irrisolvibile.C’è qualche movimento o partito impegnato a semplificare tutto il sistema onde evitare di avere gli attuali costi superflui ripartiti tra

        privati e Stato? Costi in denaro e tempo ma sopratutto per la psiche, snervanti ai fini dell’applicazione utile lavorativa. Si stima che più della metà,
        facenti parte del partito del non voto,razionali,rinunciano a seguire i politicanti ed i loro riti.
        Chi non può emigrare aspetta che tutto crolli inevitabilmente sulle migliaia di regolamenti che definiscono il ns.agire( riducendo man mano il
        senso di responsabilità che dovrebbe essere insito in ogniuno).Oggi grazie alla telematica è possibile risolvere il problema Lavoro/amministrazione/fisco,per tutte quelle aziende che possono,grazie ai
        risparmi burocratico/amministrativi,essere più competitive all’estero.
        Vantaggi:meno capannoni vuoti e meno gente preparata senza lavoro.Inizio di una virtualizzazione dell’apparato amministrativo e di controllo dello
        Stato.Nessuno di questi avrà più di che lamentarsi con le istituzioni per abuso
        di autorità.Grazie al circolo virtuoso, recuperare mansioni amministrative alle
        produttive (vale ancora il detto:mentre si lavora si impara).ecc.ecc.Mi fermo
        perchè toglierei materiale ai vari Crozza per poterci far ridere (amaro)sulla ns.insipienza.
        Abbiamo vissuto al di sopra delle ns.possibilità a debito
        Dobbiamo chiedere ai ns.politici che risolvano questo problema, che lo inseriscano nel programma. Chi fatti i conti, è convinto che conviene pagare in funzione del valore aggiunto della loro attività lavorativa.

        • Andrea P. says:

          Solo una domanda. Ma LEI ha vissuto sopra alle sue possibilità? E la sua famiglia? E i suoi parenti e amici? Quante persone conosce di cui può affermare questo? Trovo pazzesco che una persona dica una cosa come questa! IO certo non ho vissuto sopra alle mie possibilità, e non vedo perchè dovrei pagare il conto per gli eventuali (e tutti da dimostrare) cicaleggi altrui. Mi rifiuto di accollarmi una colpa che non ho e non mi sentirò in colpa come spera il criminale traditore monti. La verità è che è lo stato italiano che ha vissuto sopra alle nostre possibilità.

    • Marco Mercanzin says:

      concordo pienamente, e mi complimento per la sintesi efficacissima !!!

  3. analisi impeccabile. Pubblico sul mio blog, ovviamente citando la fonte.

  4. Diego Tagliabue says:

    Da molto più di 20 anni.

    Questa storia di svalutazione, debito, svalutazione, debito ecc. cominciò negli anni 70 e culminò nel 1992, quando per la prima volta il debito pubblico superò il 100% del PIL e gli interessi per i titoli di Stato arrivarono a due cifre.

    Gli ultimi 20 anni sono stati solo una proroga di insolvenza, interpretata come l’ennesimo “pagherò” da Nanobunga, Stalema, Mortadella ecc.

  5. Dan says:

    Un paese indebitato è un paese schiavo. Bisogna ancora vedere quanto la nostra crisi ventennale non sia stata creata ad arte per farci arrivare al punto di sognare di diventare parte dell’europa

    • Andrea P. says:

      Questo è un punto fondamentale, anche alla luce di certe affermazioni dei “padri nobili” (criminali) della neuropa, e del traditore criminale monti ultimamente. L’altro punto è che sarebbe utile definire “produttività” prima di usarla come metro di paragone, cosa che nessuno fa mai.
      In ogni caso, il prossimo default ci consentirà sia di liberarci del neuro (che di problemi ne ha creati eccome, cerchiamo di non semplificare troppo…) e della neuropa, sia di radere al suolo lo stato italiano. Cosa faremo dopo sarà da vedere, ma certo è l’unica possibilità che abbiamo.

      • Dan says:

        ” il prossimo default”

        Mi piacerebbe conoscere la data così:

        A- la smetto di rodermi il fegato
        B- se è troppo in là per i miei gusti me la batto
        C- diversamente mi preparo le scorte e tiro a lucido il fucile nella mia piccola Fort Alamo

        • Flit says:

          Guarda che i difensori di Fort Alamo ci han lasciato le penne !

          • Dan says:

            Da soli ci si lascia sempre le penne ma di riunirci per agire non ne vogliamo proprio sapere.
            A sto punto mi consola sapere che tutta italia sarà disseminata di fort alamo così pagheremo il nostro non aver voluto agire quando eravamo ancora in tempo

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