Italia con le pezze al culo, ma pensa ancora alle missioni militari

di REDAZIONE

Stiamo con le pezze al culo e ancora pensiamo alle missioni militari. ”Riqualificazione e razionalizzazione” delle Forze armate per venire incontro ai ”vincoli di bilancio” imposti dalla crisi, ma senza intaccare il principio fondamentale dell’impegno italiano nelle missioni internazionali all’estero che vengono confermate. Anzi, il governo di Roma si dice pronto anche a partecipare a nuove missioni militari internazionali, se ce ne fosse bisogno.  L’Italia infatti guarda con preoccupazione all’aggravarsi degli scenari di crisi nel Mediterraneo con l’acuirsi dello scontro tra Hamas ed Israele, la drammatica crisi siriana e le notizie poco confortanti che vengono da una Libia che non sembra del tutto stabilizzata.
Sotto la direzione attenta del presidente Giorgio Napolitano e del premier Mario Monti, il Consiglio Supremo di Difesa al Quirinale ha fatto il punto proprio sull’esplosiva situazione della sponda sud del Mediterraneo, concentrandosi sulla riforma delle Forze Armate ed esaminando anche la spinosa questione del riconoscimento della ‘Palestina come Stato non membro osservatore’ all’Onu.  La crisi morde ma il Governo sa che non si puo’ depotenziare piu’ di tanto la proiezione internazionale dell’Italia che acquista visibilita’ ed efficacia proprio grazie alle diverse missioni internazionali in atto, dalle piu’ importanti come quelle in Afghanistan ed in Libano a quelle meno note in Etiopia-Eritrea o a quella anti-pirateria.
La legge che finanzia, ormai di anno in anno, le missioni all’estero ha previsto per il 2012 lo stanziamento di 1,4 miliardi di euro. Una somma di tutto rispetto in tempi di austerity. Proprio per blindare il rifinanziamento delle missioni per un tempo ragionevolmente lungo, a differenza dei precedenti decreti che avevano valenza semestrale, quello approvato lo scorso gennaio ha avuto validità per tutto l’anno solare.
 Il Consiglio Supremo di Difesa – organo di rilievo costituzionale presieduto dal Presidente della Repubblica – si e’ concentrato sui ”drammatici eventi del confronto armato tra Israele ed Hamas e dagli ultimi sviluppi del conflitto interno siriano, valutandone il possibile impatto sugli equilibri medio-orientali e sul processo di stabilizzazione in corso nei Paesi della Primavera Araba”. Analisi preoccupata che si e’ spostata poi sulle ”prospettive della sicurezza nel Mediterraneo e nelle regioni di più diretto interesse strategico per il nostro Paese e per l’Europa”. Ecco perche’, ”ribadita l’opportunità del processo di riqualificazione e razionalizzazione” delle missioni – ”già da tempo avviato in linea con i più stringenti vincoli di bilancio – si ”è convenuto sull’esigenza che le Forze Armate italiane restino comunque pronte a fornire nuovi contributi ad interventi militari della Comunità Internazionale, qualora se ne evidenziasse la necessità”.

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2 Comments

  1. Culitto Salvatore says:

    forse chi ha scritto l’articolo non sa che se c’è la crisi attuale è perchè non ci sono abbastanza guerre…eh già le guerre e le missioni di guerra e di pace sono il motore dell’economia, triste ma vero

    [L’Italia infatti guarda con preoccupazione all’aggravarsi degli scenari di crisi nel Mediterraneo con l’acuirsi dello scontro tra Hamas ed Israele]
    è vero l’italia guarda con preoccupazione, dopo aver venduto ad israele svariati velivoli c’è il rischio che non ne servano altri e che quindi non si facciano altri guadagni, o peggio che altri vendano i “prodotti” necessari

  2. frabcodellalba says:

    ah ah ah …voglio il copy right del titolo 😀

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