Italia centrale, una placca socio-economica

Puzzle map: Rom and Italy macrodi SERGIO BIANCHINI – Mi sono fermato a S.Mauro Pascoli dove c’è la casa museo in cui è cresciuto il Pascoli  ed in cui la sorella devota non volle più tonare facendosi seppellire vicino a Giovanni  là in toscana, a Castelvecchio Pascoli.

Per 25 anni ho tenuto la prefazione ai Canti di Castelvecchio incorniciata nel mio ufficio.

La cultura di sinistra non ha amato e non ama il Pascoli perché secondo lo schema marxista leninista era un decadente e poi aveva appoggiato l’imperialismo italiano.

E in effetti,  sia a Castelvecchio che a S.Mauro è quasi invisibile e molto trascurata la casetta museo relativa al Pascoli.

A S. Mauro il cicerone della casa museo è un volontario assolutamente incolto, avrà forse la terza media. Ma è preparatissimo sui dettagli organizzativi della vicenda Pascoli, la famiglia, i genitori, i fratelli, gli spostamenti, le morti, gli amori e le poesie.  Niente poetica ma tantissimi dettagli significativi sia del contesto che della materialità del poeta. Infatti ho subito apprezzato questo volontario che vola basso ed è molto quantitativi e temporalistico, una vera anomalia .

Ma anche l’altro grandissimo poeta dell’italia centrale, Leopardi, amato in tutto il mondo, è oscuro a Recanati.

E così penso all’Italia centrale che ha una collezione di personaggi ed eventi grandiosa ma che nel dopoguerra era rimasta incistata nel mantello comunista, senza grandi pretese politiche nazionali.

Gli uomini politici importanti espressi a livello nazionale dall’Italia centrale non erano comunisti, Fanfani, Prodi, Spadolini, Nenni. La massa popolare era comunista. E comunisti erano gli amministratori locali e la maggioranza degli iscritti del partito comunista nazionale era dell’Italia centrale.

Di converso ai vertici del PCI  l’Italia centrale contava poco. Contava il Piemonte (Togliatti, Longo, Ochetto) e la Sardegna (con Berlinguer) e il Lazio e la Sicilia. Anche la Lombardia ed il Veneto contavano pochissimo.

Per quasi 70 anni l’Italia centrale ha avuto a livello elettorale la più grande e incredibile supremazia di un partito comunista. Unica area dell’Europa occidentale dove questa maggioranza sfiorava o a volte superava il 50% quando a votare andavano quasi tutti.

Questo fatto, nonostante le mie ripetute domande a persone anche esperte di politica, non mi è mai stato spiegato.

Sono perciò arrivato da solo alla conclusione che l’Italia centrale sia una placca socio-economica molto caratterizzata che partecipa a modo suo, cioè sempre compattamente, alla vita nazionale con bandiere che possono mutare anche rapidamente ma che garantiscono questa  compattezza. La vicenda Bersani Renzi ne è una dimostrazione, ma anche quella socialismo- fascismo -comunismo.

Guarda caso Mussolini era di lì ed anche il PCI fu fondato a ..Livorno e non nel nord Italia dove  stava la sua base sociale naturale, almeno in teoria. Anche Ricasoli, primo capo del governo della repubblica Italiana, era toscano ed ancora oggi i Toscani si vantano di aver costretto,  con l’adesione unilaterale  al regno di Sardegna, i Savoia a scendere sotto l’Appennino.

Già dal maggio 1859 le popolazioni del Granducato di Toscana, della Legazione delle Romagne (Bologna e la Romagna), del Ducato di Modena e del Ducato di Parma scacciavano i propri sovrani e richiedevano l’annessione al Regno di Sardegna, mentre il governo pontificio riprendeva pieno possesso dell’Umbria e delleMarche le cui popolazioni subivano una dura repressione, culminata il 20 giugno 1859 nel sanguinoso massacro di Perugia per opera dalle truppe mercenarie svizzere al servizio di Pio IX.

Infatti i Savoia e Cavour oscillavano e rifiutavano un’unità” italiana”. Fino alla fine( non amarono l’impresa dei mille) pensavano ad un regno del nord unito, in maniera confederale, a toscana, stato pontificio e regno delle due Sicilie.

L’impressione mia è perciò che in realtà il “Comunismo” maggioritario dell’Italia centrale  iniziato nel dopoguerra e solidamente impiantato per circa 70 anni, fosse una forma di localismo macroregionale che ha consentito a quest’area uno sviluppo economico e culturale invidiabile stando al riparo dalla grandiosa e dolorosa epopea nord-sud del dopoguerra.

Per 30 anni il nord e il sud si allearono e circondarono il centro emarginando il PCI il quale a sua volta cercava una legittimazione che gli consentisse di andare al governo.

Dal  1975 però decollò una mutazione generale del PCI  il quale sposò un nuovo meridionalismo che tramite lo stato assistenziale e l’alleanza centro-sud, ha portato alla nascita della situazione attuale ormai cancerogena. Uno stato in deficit irrimediabile, e la parte più produttiva del paese, il centro nord esausta e quasi in blocco.

Il nord non ha saputo reagire correttamente e già con Craxi reagì male al tentativo egemonico  centromeridionalista  del PCI alleandosi a sua volta col sud contro il centro  ed aumentando ancora la spesa pubblica.

Incredibilmente anche nell’ultimo ventennio il nord, con Berlusconi, ha marciato cercando l’alleanza col sud  contro il centro( e ciò ancora una volta ha richiesto l’aumento della spesa pubblica)e perfino la Lega ha perseguito e persegue questa direttrice illusoria negandosi così qualunque possibilità di incidere positivamente sulle convulsioni dell’italia centrale di cui la vicenda Bersani Renzi è una dimostrazione evidente.

Il mio recente passaggio a S.Mauro e le chiacchierate che ho fatto anche con gente  comunista da tre generazioni,  mi hanno confermato la sensazione che ho detto e che cercherò di approfondire.

Perché ormai mi sto convincendo che solo l’alleanza del nord col centro Italia può invertire la rotta catastrofica del paese. Un paese che ha tre placche socio economiche, evidenti a chiunque abbia conosciuto anche poco la penisola, NORD  CENTRO e SUD e che deve tener conto creativamente di questa realtà.

 

 

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2 Comments

  1. dmoscardi says:

    Articolo con molte inesattezze…. si consiglia di andare a leggersi i vari articoli presenti su questo sito a firma del sottoscritto in merito alla Toscana.

    A tutti i lettori di questo sito consiglio vivamente di andarsi a leggere “La strana unità” di Oneto che rimane uno dei testi oggettivamente più validi sul Risorgimento. A fatica sono riuscito a convincere il direttore di una biblioteca pubblica di Firenze al suo acquisto (negato da altre con varie scuse) affinchè sia reperibile.

  2. caterina says:

    Le consiglio di leggere il diario di Curletti, agente segreto di Cavour, che a dieci anni dalla morte, pubblicò cosa aveva fatto nel ruolo di corruttore dei vari stati in giro per l’Italia… ed è interessante anche osservare come fu costruitp e sfruttato il personaggio Garibaldi, già con una condanna capitale per i moti di Genova e in fuga ma poi esaltato nelle Americhe sud e nord, e percepito dalla popolazione dei ceti inferiori della Sicilia come liberatore dai sorprusi della antica nobiltà per lo più ostile ai Borbone e vessata dai capi bastone di allora… i quali poi divennero la classe dirigente del tempo… bella figura il Garibaldi adottato dai comunisti del dopo guerra!
    Il sud de tempo aveva eccellenze produttive di tutto rispetto, ma andò tutto distrutto…i primi moti operai e vittime della repressione dei carabinieri savoiardi sono stati a Pietrarsa. vicino a Napoli, 1863, dove il nuovo regime decretò di smontare la fabbrica che costruiva i primi treni… stessa sorte alle cartiere dell’Abbruzzo, alle estrazioni del ferro di Mongiana, alle seterie di San Leucio…quest’ultime nate novant’anni prima con uno statuto ad hoc per chi ci lavorava, che l’Italia unita poi vide solo ad Ivrea con Olivetti…
    Ma tant’è… la classe intellettuale e la propaganda era già allora esterofila.. per loro il modello e il sogno furono la rivoluzione francese come in seguito la rivoluzione russa… pensatori a ruota come sempre nonostante i De’ Sivo dell’epoca e qualche traditore pentito…leggere Settembrini.

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