Italia, calano gli immigrati e aumentano gli ultra80enni: destinazione fallimento

di GIORGIO CALABRESI

L’Italia da Paese di emigrazione è diventata terra di immigrazione, ma con la crisi economica gli arrivi di migranti stanno diminuendo mentre aumentano le partenze. E tra un pò si rischia che il saldo migratorio diventi negativo, anche perchè i poli di sviluppo del cosiddetto terzo mondo sono destinati a diventare a loro volta mete migratorie, «rubando» immigrati al nostro Paese e all’Europa. Il combinato disposto della diminuzione degli immigrati lavoratori e dell’aumento degli ultraottantenni è destinato a creare seri problemi nel sistema pensionistico.

Lo scenario delle migrazioni in Italia e nel mondo è il tema di un libro di Corrado Bonifari, dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr, dal titolo «L’Italia delle migrazioni» (editrice Il Mulino), che viene presentato oggi al Cnr a Roma. «La prima globalizzazione, tra 1870 e 1914, ha spinto a espatriare 14 milioni di italiani, che gettarono le basi delle nostre comunità all’estero che ancora contano 4,2 milioni di componenti. La seconda globalizzazione dei giorni nostri ha fatto salire il numero di stranieri residenti dai 356 mila del 1991 ai 4,3 milioni attuali» spiega. Le ragioni di questa crescita, che ha pochi riscontri nella storia delle migrazioni internazionali, stanno «nella crescita economica del nostro Paese, soprattutto al centro-nord, ma anche nelle carenze strutturali del mondo del lavoro e nel declino demografico». Gli italiani in età lavorativa sono infatti diminuiti di 3,2 milioni di unità tra il 1991 e il 2011 mentre il numero degli ultraottantenni è raddoppiato da 1,9 a 3,6 milioni.

«La crisi economica potrebbe rappresentare un punto di svolta. In questi ultimi anni si registra un aumento dei pur contenuti flussi degli italiani verso l’estero, dalle 40 mila unità del 2010 alle 68 mila del 2012» prosegue il ricercatore. «Il saldo migratorio è ancora positivo ma è sceso dalle 493 mila unità del 2007 alle 245 mila del 2012. In particolare, la bilancia migratoria interna del Mezzogiorno è negativa da più di un secolo, con una perdita annua nell’ultimo periodo di 40-50 mila unità annue».

Contrazione degli arrivi e aumento delle partenze interessano del resto tutta l’Europa in recessione: in Spagna il saldo migratorio positivo per 731 mila unità nel 2007 è diventato negativo nel 2011 con una perdita di 50 mila persone, e anche in Irlanda si è passati a valori negativi. «Le maggiori difficoltà potrebbero incontrarle paesi come l’Italia, dove i cittadini in età lavorativa sono destinati a diminuire di 4 milioni di unità tra il 2015 e il 2030 e di altri 7 milioni dal 2030 al 2050, mentre gli ultraottantenni aumenteranno rispettivamente di 1,4 e 2,2 milioni. Uno scenario insostenibile senza un adeguato apporto migratorio, per il quale c’è però bisogno che l’Italia mantenga un livello di reddito elevato che non è scontato» conclude Bonifazi.

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5 Comments

  1. Pedante says:

    Il Giappone ha simili problemi demografici. A differenza dell’Europa, però, non c’è stata nessuna pressione internazionale perché apra le porte all’immigrazione di massa. Nessuno grida “razzismo” davanti al desiderio dei giapponesi di conservare la loro cultura e la loro omogeneità etnica.

    L’Asia non è soggetta all’annientamento culturale organizzato e un motivo ci sarà.

    • Alberto Lusiani says:

      Lo stesso accade anche con la Corea del Sud. Inoltre anche la Germania ha da tenpo una legge che azzera l’immigrazione extra-comunitaria non qualificata.

  2. giggetto says:

    2014: delle moschee e dei minareti paventati dai cialtroni di Bellerio da oltre 15 anni per farsi dare il voto non c’è nemmeno l’ombra. In compenso marocchini e pakistani scappano dall’Itaglia sfasciata dai governi Lega-Polo, seguiti dai giovani disoccupati e dai pensionati in cerca di un paese dove con 500 euro si possa sopravvivere. Grazie Umberto, grazie Bobo, grazie Teo.

  3. bay valter says:

    fatemi capire!!!!!
    dice lo “scrittore/ricercatore” :
    «La prima globalizzazione, tra 1870 e 1914, ha spinto a espatriare 14 milioni di italiani, che gettarono le basi delle nostre comunità all’estero che ancora contano 4,2 milioni di componenti.

    quindi i “nostri” (poichè di Cisalpini si tratta!!!) sarebbero stati decimati di 2/3 come nella peste del 1300, portata indirettamente da Marco Polo ???!!!!

    I Cisalpini presenti attualmente nelle “Meriche”, discendenti dei predetti circa 14 milioni sono più di 50 milioni e costituiscono la Vera Cisalpinia nel mondo avendone conservato spirito e tradizioni….ciò a differenza dei cosiddetti “Padioti” bossiani che hanno svenduto la propria anima ed i propri averi per poche manciate di cocaina….

    Forse il ricercatore suddetto “ricercò” malamente e superficialmente, oppure fu refuso tipografico/giornalistico ???
    saluti cordiali

  4. Alberto Lusiani says:

    E’ completamente sbagliato affermare che l’immigrazione di massa in Italia ha tra le sue ragioni “crescita economica del nostro Paese, soprattutto al centro-nord”. I 4.2 milioni di immigrati presenti in Italia sono entrati per la maggior parte dal 2002 al 2013, in uno dei periodo in cui la crescita de PIL italiano, sia statale sia pro-capite, e’ stata la peggiore del mondo (eccetto Haiti). L’affermazione puo’ valere per la Spagna (che ha avuto un simile fenomeno di immigrazione di massa) ma e’ veramente fattualmente sbagliata per l’Italia. Anche nel periodo 1995-2002 la crescita economica italiana e’ stata al penultimo posto nel mondo. In realta’ l’Italia e’ in crisi di stagnazione economica progressiva dal 1987 circa, con un solo breve episodio di crescita economica (malata) dovuto alla svalutazione del 1992, durata pochissimi anni.
    La Germania, che ha avuto dopo le guerre jugoslave immigrazione netta praticamente zero, e che solo molto recentemente ha avuto immigrazione significativa a causa del suo molto migliore andamento economico rispetto a quasi tutto il resto dell’Europa, insegna che si puo’ avere crescita economica ai vertici del mondo avanzato senza alcun contributo dall’immigrazione, anzi semmai con una legge che impedisce ogni immigrazione extra-comunitaria non qualificata. L’immigrazione di massa in Italia, come ho scritto in alcuni miei articoli, uno anche qui su L’Indipendenza, si spiega primariamente col malfunzionamento dello Stato italiano e con l’incompetenza e la scarsa qualita’ della classe politica italiana, ed e’ probabilmente anche un elemento che concorre a frenare la crescita del PIL pro-capite italiani, che ripeto da molti anni e’ mediamento tra i peggiori del mondo.

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