Italia assurda: le pmi spendono 12mila euro per la burocrazia

 di GIORGIO CALABRESI

Non ci dice nulla che noi non si sappia già, ma almeno scopriamo che in questo paese c’è anche un garante delle piccole e medie imprese, che poi non si capisce bene cosa garantisca. Però fa la sua relazione, immaginiamo ben retribuita, alla presidenza del Consiglio dove dice che le tasse e la semplificazione burocratica, il credito e la promozione del Made in Italy, l’innovazione sono alcune delle priorità d’intervento indicate dal Garante delle Pmi, Evviva.

«In cima alla lista nell’agenda delle priorità per il 2014 si pone il tema del fisco. Nel 2013 – scrive il Garante, Giuseppe Tripoli – la pressione fiscale ha toccato la quota record del 44,3% del Pil e nell’ultimo Rapporto della Banca mondiale l’indicatore sulla tassazione è in assoluto quello peggiore, che vede l’Italia posizionata al 138/mo posto nella classifica di 189 paesi al mondo, perdendo 3 posizioni».

Su un binario parallelo viaggia il tema relativo alla complessità dei numerosi adempimenti che gravano sulle imprese. «Adempimenti più numerosi e più costosi che negli altri paesi concorrenti; incrementando i costi e le inefficienze per il mondo produttivo si finisce per abbassare la fiducia degli investitori, per cui diventa sempre più urgente accelerare e rafforzare il percorso avviato delle semplificazioni». Dai dati Promo PA, la spesa media delle micro e piccole imprese per gli adempimenti burocratici è appena inferiore a 12 mila euro all’anno, pari in media al 7,4% del fatturato, con un impegno di 30 giornate/uomo, che arriva a 37 nel caso delle imprese industriali. Secondo la Banca Mondiale, in Italia per gli adempimenti fiscali le società impiegano 269 ore l’anno contro le 179 ore impiegate in media da un’impresa europea; inoltre le imprese italiane debbono effettuare 15 pagamenti a fronte di 13 della media Ue. Altro fattore di debolezza l’accesso al credito e la forte dipendenza delle Pmi dalle banche.

La percentuale di debito, in prevalenza bancario, in capo alle Pmi in Italia sale all’81%, a fronte del 65% in Germania e del 57% in Francia e Spagna. Ad agosto 2013 i prestiti bancari sono scesi del 4,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente ed è cresciuta la rischiosità delle imprese richiedenti. Il tasso di ingresso in sofferenza dei prestiti alle imprese ha infatti raggiunto il 4,7% nel secondo trimestre 2013, rispetto a una media dell’1,5% nel periodo antecedente alla crisi. Nel complesso i finanziamenti alle imprese su cui le banche trovano difficoltà ad ottenere i rimborsi sfiorano ormai il 22% delle consistenze, un valore più che doppio rispetto a cinque anni fa. Anche il costo del credito è più elevato rispetto ai tassi praticati nei principali paesi europei: se ad agosto una Pmi italiana pagava in media un tasso pari al 4,5%, in Germania e in Francia si corrispondevano oltre 160 punti base in meno. Una leva di crescita potrebbe essere l’e-commerce e «gran parte delle PMI italiane non è stata finora in grado di sfruttare l’enorme potenziale di questo canale di vendita». Nel 2012 il valore dell’e-commerce a livello mondiale ha superato la soglia dei mille miliardi di dollari, con una crescita del 21,1%, in controtendenza rispetto alle dinamiche negative dei consumi rilevate dall’inizio della crisi. In Europa le vendite on-line sono cresciute del 22%, con un valore di circa 305 miliardi di euro. Le Pmi italiane «digitalmente avanzate» dichiarano di realizzare un quarto del loro fatturato vendendo all’estero grazie al canale e-commerce.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Si, si sa proprio tutto ormai ma nessuno muove un dito.

    Domando: da chi e’ formata la burocrazia?

    E, chi la comanda?

    Da quel poco che ho potuto vedere e capire, non e’ in mano del popolo di certo, e per certo.

    Ma la burocrazia non e’ lo stato?

    Va bene, ho capito, c’e’ quella dello stato e quella del privato.

    Ma forse quella del privato e’ in funzione di quella dello stato: serve a servire meglio lo stato.
    Kax, ma se la burocrazia di stato serve davvero non serve la burocrazia del privato… o mi sbaglio?
    Quella del privato deve servire l’Azienda… di norma.
    Quella dello stato non dovrebbe essere lei a servire il popolo?

    Quindi la burocrazia dello stato serve a servire il popolo. Giusto?

    Pero’ non e’ proprio cosi’: il popolo e’ AL SERVIZIO DEI SERVIZI visto che deve avere lui stesso una burocrazia per servire la burocrazia di stato.
    Cosi’ non e’ piu’ finita, si deve servire lo stato, IL PADRONE, e stare anche zitti.
    TESTA BASSA E CAPPELLO IN MANO.

    MA NON DICONO CHE SIAMO NOI POPOLO IL PADRONE?

    Forse non e’ vero visti e letti i fatti.

    Mio zio, emigrato in Canada, mi diceva che i servizi la’ ti servono davvero. Appena vedono che sei allo sportello si precipitano per servirti. Come qua da noi?? No di certo, vero?

    Eppoi, il modo di fare lì e’ molto educato, sanno che e’ il cittadino a pagarli per cui…

    Tuttavia, mi penso alle parlate che ci sono lì in quel degli uffici statali.

    Quindi due?

    Non miglioreremo MAI se non si cambiera’ SISTEMA..!!!

    Quindi tre?

    Soccomberemo e amen

    Vero si, zitti e testa bassa con cappello su una mano e il PIZZO nell’altra.

    Sapete che poi non ci diranno piu’ nulla?? Di colpo non saremo piu’ razzisti, drogati, ignoranti e tutte quelle kaxxate che si permettono di dire contro di noi.

    Adesso poi che hanno vinto un Oscar…
    Ho sentito certe dichiarazioni sul canale 51 in rassegna sdamba che e’ meglio lasciar perdere: un discorso tipicamente come lo intende il termine razzista.

    Ma loro possono essere e fare di tutto e di piu’… si sentono di piu’.

    Lasciamoli che se la facciano e se la godano, se non rompono i totani e non ci fanno pagare il conto a noi, se la facciano e se la godano anche per l’eternita’.
    Per certo noi non li invidieremo.

    E cosi’ sia.

    …continua…

  2. Roberto Porcù says:

    Nulla che già non si sapesse.
    In questi giorni ho provato ad inseguire uno dei tanti bandi dove si offrono di dare quote di finanziamenti a fondo perduto per particolari investimenti decantando l’opportunità e lasciando sottinteso che gli italiani sono tutti mezzi idioti a non approfittare di occasioni d’oro che tornano al mittente.
    Delusione e tempo perso, ché le condizioni per potervi accedere tagliano fuori le nostre piccole imprese.

Leave a Comment