Italia alla deriva: governo ostaggio della Ue e spesa intoccabile

di FABRIZIO DAL COL

Circa 7458 Km di coste. Questo è il dato complessivo dei km di coste italiani. E il Pdl che fa? Sfodera per l’occasione una delle sue brillanti idee, e colto da “raptus” di genialità, propone la loro vendita, anzi, sarebbe il caso di dire “svendita”. Ma l’idea sarà stata solo proprio del Pdl? Macché, sulla sua proposta, il “gemello” Pd non dice una parola, e così facendo dimostra di essere l’altra faccia di quella che in realtà è la stessa medaglia, ovvero appare definitivamente nelle sue vere sembianze:  un Giano bifronte, meglio ascrivibile a  un “monster “ di interessi  tra politica e affari, utile a  difendere la sua esistenza  a tutti i costi, ma anche necessario a evitare di finire tra le macerie dei partitini dello zero virgola. Sembrerebbe quasi lo stesso gioco praticato dai partiti fin dal dopoguerra: oggi, vediamo che da un lato il PDL propone il taglio di alcune tasse, mentre dall’altro il Pd fa vedere una certa  resistenza, ma poi, di comune accordo, decidono solo di far lievitare le tasse esistenti senza tagliare un fico secco. Chi non ricorda le “convergenze parallele” di Aldo Moro? Ebbene, pur se sotto nuove spoglie, il giochetto è rimasto lo stesso, e identico è anche il fine comune da conseguire: assolutamente proibito il taglio della spesa pubblica. Insomma, ai tempi della DC, non c’era legge che non fosse approvata se non con i voti determinanti del PCI, e oggi come ieri, i partiti si ripropongono specularmente tali e quali, ma  con l’ unica differenza che le parti sono invertite,  ovvero che a guidare il Paese oggi sono gli eredi di quel PCI. Insomma, come ormai in molti si sono convinti, si potrebbe ora affermare che non è cambiato nulla, quando invece sono trascorsi più di trent’anni, ma a cambiare notevolmente è stato il differenziale del debito che è continuato a salire fino a raggiungere quota 134%.

In sintesi: dal dopoguerra, tra alti e bassi e solo per un ventennio, l’Italia ha avuto il suo boom economico degno di nota, anche se tuttavia va tenuto in considerazone che parte di tale successo era dovuto dal famoso piano Marshall i cui effetti positivi si sono protratti per molti anni. Dicevamo sopra del ventennio di boom economico, ma non abbiamo ancora detto che già in quel periodo i partiti avrebbero potuto lanciare il Paese verso una nuova svolta economica, mentre invece, incuranti che gli effetti del piano Marshall prima o poi sarebbero finiti, hanno preferito da un lato assumere le sembianze del Giano bifronte, e dall’altro inventarsi la partitocrazia. L’Italia era un Paese già fallito nel 1992, e anche se in quel periodo l’economia continuava a reggere, altrettanto non possiamo dire per gli interessi bancari che arrivati già a sfiorare il 25 %, hanno iniziato a crescere a dismisura anche sui mutui delle prime case. Con l’ingresso nella moneta unica l’Italia ha tentato di salvarsi dal fallimento, ma oggi si scopre che l’adozione dell’euro è servita solo a spostare in avanti il problema di 10 anni.  Il “Giano bifronte” rinuncia a tagliare la spesa pubblica in quanto fonte eterna dei suoi approvvigionamenti finanziari, e per tale ragioneoggi diventa indispensabile capire che  la stessa è funzionale alla sua sopravvivenza. Anche la Ue lo ha capito, ed è  proprio per questa ragione che il governo e i politici oggi sono ostaggio dell’Unione Europea. Tutti i partiti si riempiono la bocca con le parole “stabilità politica”, e ce lo chiede l’Europa, ma nell’agosto del 2011, attraverso la famosa lettera inviata dal governo Berlusconi, l’impegno sul taglio alla spesa pubblica era stato confermato, solo che a tutt’oggi non risulta ancora applicato.

In sostanza oggi l’Italia è finita alla deriva solo per scelta politica, ovvero perché i partiti hanno pensato di continuare a sopravvivere e a salvarsi, ma soprattuttoper continuare a nascondere gli  intrecci tra politica e affari.

 

 

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One Comment

  1. get smart says:

    Il nuovo governo ebbe vita tormentata fin dagli inizi. Poco dopo l’avviso a Craxi una “pioggia di avvisi di garanzia” cadde sulle teste dei principali leader politici nazionali . Il PSI venne travolto dalle inchieste; la sua dirigenza fu letteralmente decimata e perse la guida del governo dopo la mancata firma del presidente Scalfaro al decreto Conso che mirava ad una “soluzione politica” depenalizzando il finanziamento illecito ai partiti.

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