Italia addio ma nel 2061?

 di ROMANO BRACALINI

Ma non è fantapolitica! Un film che Rai Movie ha mandato in onda tempo fa ”2061, un anno eccezionale”, proponeva, nel quadro di un’Europa distrutta e in miseria, un’Italia tornata agli antichi Stati, con un alto muro di sbarramento al Po a separarla dal resto della penisola, l’Emilia-Romagna diventata la repubblica di Gargamella, la Toscana tornata al Granducato con le tradizionali lotte intestine; Roma col suo vasto contado malarico costituiva un nuovo Stato Pontificio e il Sud invaso dagli arabi era diventato il Sultanato delle Due Sicilie. Esattamente duecento anni dopo l’unità, l’Italia era tornata al punto di partenza. Una fatalità storica. Ma se l’intento era quello di fare della satira antinordista l’effetto non era affatto fantapolitico illustrando un quadro destinato prima o poi a diventare realtà. Si spera solo che non ci voglia così tanto tempo. Ma la divisione del Paese è nell’ordine delle cose. Sembrava impossibile metterlo insieme, scardinarlo nelle sue varietà inconciliabili non sarà più difficile. Il ritorno ai liberi territori che si aggregano sulla base di tradizioni, sentimenti e sensibilità comuni, al di là degli artificiali confini posti dagli uomini, non è una prospettiva remota. E tuttavia, come nel film citato, talvolta si esaspera un problema con la segreta speranza di esorcizzarlo; così gli sceneggiatori, di pura fede italiana,volendo mettere in ridicolo gli indipendentisti e i secessionisti del Nord, hanno in realtà resuscitato un antico problema, ponendolo all’attenzione anche degli indifferenti e degli agnostici.

Il tema è quello di sempre: la frattura orizzontale che divide in due l’Italia; voler semplificare il problema, o ignorarlo, è solo un modo di esasperarlo. Se l’intento era quello di far ridere con un assurdo quesito, si è ottenuto l’affetto contrario e infatti gli attori erano tutti meridionali, a cominciare da Diego Abatantuono che alla testa di bande armate sudiste dà l’assalto al muro nordista e dentro Milano cerca di ingannare una pattuglia meneghina parlando il milanese che può uscire di bocca a uno di Bitonto o di Trapani. E naturalmente non inganna nessuno e messi in galera per ingresso clandestino nello Stato del Nord, cominciano a litigare fra loro dandosi reciprocamente del “terrone”.

La difficoltà di stare insieme, nasce dalla diversità dei temperamenti e dei caratteri. Si prenda il cinema, tanto per restare in argomento. La maggior parte degli attori d’oggi sono meridionali, con voci sgraziate e dialettali, con un’idea vaga della grammatica e della fonetica. Per questo il cinema italiano non ha mercato, è roba da avanspettacolo. Ma è soprattutto il costume che segna la frattura. Da Roma in giù il lavoro statale e la polizia, al Nord l’impresa di rischio, il lavoro metodico. Come ha scritto Indro Montanelli tra Milano e Agrigento la distanza è molto più lunga di quella misurata in chilometri. Nemmeno il Financial Times ritiene che l’Italia possa restare unita per sempre. In un articolo recente prevedeva la divisione del paese, con un redivivo regno delle due Sicilie denominato con termine appropriato “Bordello” (in italiano nel testo) alla deriva nel Mediterraneo o aggregato alla Grecia. La burocrazia meridionale ha caratteri tirannici che derivano da secoli di malgoverno. Befera e la sua Nequitalia non potrebbero avere che derivazioni “spagnolesche”, di disprezzo del suddito vessato con i balzelli più iniqui; di Befera il famigerato redditometro dichiarato dispendioso e offensivo per il contribuente onesto. Ma anche il redditometro rispecchia una mentalità poliziesca, persecutoria, tipicamente meridionale.

Viceversa il buon governo di Maria Teresa, il sistema fiscale equo, i trasporti all’avanguardia, il catasto moderno, le leggi civili costituiscono ancora un motivo di rimpianto per gli abitanti del Nord cisalpino. Le statistiche indicano che il divario Nord- Sud è aumentato, l’emigrazioni di giovani meridionali è ripresa verso Nord. Esercito, polizia, magistratura non sono più contenitori sufficienti per chi è alla ricerca di “posti” di lavoro parassitario. Due filosofie di vita contraddistinguono l’impossibilità di stare insieme. Il Financial Times, che non lesina le sue attenzioni al caso italiano, ha profetizzato che “l’Europa sopravviverà se si trasformerà in una federazione politica e fiscale limitata a Germania, Francia, Benelux e Italia del Nord”. Carlo Cattaneo l’aveva detto. Ma il 2061 è troppo lontano. Come la beccaccia frollata che cade dal becco, l’Italia cadrà prima, finalmente!

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3 Comments

  1. Vaudano says:

    “…mentalità poliziesca, persecutoria, tipicamente meridionale”: queste quattro parole dicono tutte.

  2. Padano says:

    In Emilia c’era la Repubblica Popolare di Falce e Mortadella.
    Diego Abatantuono fingeva di chiamarsi Maroncelli.

  3. caterina says:

    l’Europa tornerà ad essere un continente, cioè quella che è sempre stata…un’espressione geografica, nella quale ci saranno più confederazioni di tutti quegli stati…e non solo gli attuali ovviamente, perché diventeranno almeno il doppio… che si vorranno confederare, cioè fare accordi di reciproco interesse… ohh! finalmente! quando non si sa, ma speriamo quanto prima… Trovarsi come si vorrebbe oggi omologati e shakkerati non è interesse per nessuno…anzi no, lo è solo per il potere bancario…

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