Frane incivili, ma volete mettere la Mogherini in Europa!?

franadi ANGELO GIORGIO

L’emergenza deve essere l’eccezionalità. Almeno in un Paese che voglia dirsi e considerarsi civile. Invece non sempre è così. A meno che non si consideri l’Italia un Paese incivile. Particolare che potrebbe anche vederci d’accordo almeno per quello che riguarda il rispetto delle autonomie, la difesa delle identità e delle minoranze. Ma questa è un’altra storia… Quella che, invece, vogliamo raccontare ora è la storia di un Paese che in emergenza vive la sua quotidianità. Strade impraticabili, ponti e gallerie che cadono, montagne che franano, tunnel che si inondano.. sono all’ordine del giorno. Eppure, rileggendo con attenzione gli ultimi interventi dell’esecutivo di questo non si trova traccia. Non una riga, una frase, una parola. Tutto, al momento è indirizzato in una sola direzione: ottenere un posto di riguardo in Europa e concentrarsi sul semestre di presidenza. Ma a che cosa serve tuttoquesto se poi il Paese, quello vero, quello in carne e ossa, quello fatto da terra e alberi, crolla inesorabilmente? Assolutamente a nulla.

Ma la difesa di un’area verde, la tutela di uno spazio geografico, la costituzione di un parco o di un’area protetta – evidentemente – non garantiscono il lustro desiderato. Così i  riflettori sono puntati su Bruxelles e sull’impegno di Renzi affinché l’alto rappresentate Ue sia uno dei suoi. Non dei “nostri” che già sarebbe un traguardo importante.

Eh già. Perché la partita che si gioca in Ue,nemmeno a dirlo, è una partita politica. Un nuovo passo in avanti per segnare l’egemonia di un movimento su un altro. E il Paese? Rimane alla finestra a guardare. A guardare i crolli di Napoli, le strade impraticabili a causa delle piogge a Roma, le frane in Liguria, l’acqua alta a Venezia, Milano che affoga sotto la pioggia…  Eventi che nella mente dei più catastrofici ricordano il Vajont del 1963, l’alluvione di Firenze del ‘66, la Valtellina (1987), Sarno (1998), o ancora l’alluvione nel Veneto nel 2010, quella di Genova nel 2011. Fino alle più recenti morti in Sardegna e agli incidenti di Napoli.

E se la cementificazione ha eroso parti intere del territorio, l’abusivismo e la compiacenza della politica, con lo zampino del malaffare, hanno completato il quadro. Secondo l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), ogni cinque mesi viene cementificata una superficie pari al comune di Napoli. Chiaro dunque che inqueste condizioni, parlare di rilancio del turismo appare quanto mai inappropriato.

Come tardiva e di facciata appare la “mission” del sottosegretario Delrio secondo il quale è necessario “un salto di qualità nelle opere di prevenzione”. Salto di qualità che troverebbe realizzazione nella nuova struttura di missione della presidenza del consiglio dei ministri contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche “Italia sicura”.  L’obiettivo, secondo il governo, è quello di spendere i circa 4 miliardi di fondi ancora non utilizzati per prevenire le emergenze. La speranza del Paese, al contrario, è che l’ennesima struttura non serva solo e soltanto  a creare poltrone, cda e posti di comando per “fuoriusciti” illustri del sistema politico che non sanno dove riciclarsi. Se così fosse, infatti, oltre al dissesto idrogeologico, assisteremmo anche a quello delle casse dello Stato . La speranza è l’ultima a morire ma chi visse sperando, morì non si può dire. 

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2 Comments

  1. Rodolfo Piva says:

    A proposito della signora Mogherini, ne approfitto per fare presente che, per misurare lo spessore delle sue competenze, non è necessario il metro; è sufficiente un micrometro

  2. Dan says:

    Perchè darsi la pena a sistemare un problema del paese quando i cittadini, nel bene e nel male, continueranno sempre imperterriti a pagare le tasse ?

    Ogni volta che viene un’alluvione e spazza via qualcosa, l’economia legata a quel qualcosa viene spazzata via insieme ma per qualche strana ragione la gente, pur avendo prova che quanto è successo è colpa dello stato, non reagisce ma continua a pagare come non fosse successo niente.

    Ogni volta che una scuola perde i pezzi o che i suoi alunni non vengono preparati per bene ad affrontare il mondo, abbiamo un danno all’economia, no ? Eppure trovate qualcuno che resosi conto di questo si rifiuta di continuare a mantenere il sistema. Al massimo si scappa all’estero, sempre ammesso che là fuori stanno ad aspettare a braccia aperte gente sotto istruita.

    Quello che manca qui è lo stimolo reale a cambiare le cose, lo stimolo che viene dal basso e da ognuno di noi che passiamo le nostre giornate a parlare, discutere, commentare su facebook, pensare, immaginare ed a lavorare di fantasia nella pia speranza che qualcuno si metta in testa alla colonna.

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