ISTAT: SOLO 56% DONNE HA LAVORO STABILE. SIAMO BRAVE MA CI CONSIDERANO ESSERI INFERIORI

donne

di Stefania Piazzo – In Italia “ancora solo il 56,2% delle donne partecipa al mercato del lavoro e il tasso di occupazione non supera il 50%. Si tratta dei valori tra i piu’ bassi, insieme a quelli della Grecia, tra i paesi dell’Ue dove il tasso di attivita’ e’ pari al 68,3% e quello di occupazione al 63,4%”.
Questi dati Istat dicono tutto e una donna che ha esercitato o esercita una professione comprende a fondo il significato di questi numeri barbari e incivili. Per fare carriera devi spaccarti la schiena il doppio, per vedere riconosciuti i tuoi diritti devi lavorare il triplo, per ottenere un riconoscimento professionale devi quadruplicare gli sforzi. Il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, in audizione sulla Nadef, dice che il basso tasso di occupazione dipende dal “ruolo ricoperto in famiglia, in assenza di un adeguato sistema di sostegno”. No, presidente, questo non è uno dei “fattori discriminanti (insieme alla regione di
residenza e al titolo di studio)”. La ragione sta nel sessismo e nella discriminazione di genere che noi donne per tutta la vita dobbiamo subire. Se la diamo via abbiamo qualche possibilità di accelerare il percorso e di avere guadagni sicuri, diversamente, c’è solo tanto fango da mangiare, umiliazioni e sottovalutazioni pregiudizievoli.
Siamo brave ma nelle retribuzioni siamo inferiori rispetto agli uomini. Dunque, non abbiamo il diritto di ricevere quanto meritiamo. Esseri inferiori. Appunto. E se poi facciamo figli, siamo una rottura di palle per l’impresa. Tanto, i figli li fanno altre, oramai.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

6 Comments

  1. Vaudano says:

    L’articolo che lei cita riporta che nel mondo le donne guadagnano il 23% in meno. In seguito esso recita “…secondo l’Eurostat, la situazione del gender pay gap italiano è tra le migliori del Vecchio continente, poco sopra il 5%”.
    La ringrazio per aver riportato una fonte che conferma quanto ho detto.
    Sarei sicuramente onorato di aver lei come mio datore di lavoro, figuriamoci il contrario.

  2. Vaudano says:

    Questa discriminazione di genere, nella mia vita non l’ho mai vista.

    Come si evince da questi dati:

    https://ec.europa.eu/info/policies/justice-and-fundamental-rights/gender-equality/equal-pay/gender-pay-gap-situation-eu_en

    in quel paese maschilista e sciovinista che è l’Italia il gender gap è uno dei più contenuti dell’UE (5,3%, contro oltre il 20 in Germania e Regno Unito): inoltre, il gender gap è semplicemente calcolato sulla base del “salario medio lordo orario” e, pertanto, effettua una media tra le retribuzioni orarie di professioni totalmente diverse.
    Negli USA (https://www.payscale.com/data/gender-pay-gap) il gender gap è 21%, ma, declinato a livello di lavori e qualifiche confrontabili, il gap si riduce al 2%.
    E’ vero, invece, che la bassa percentuale di donne lavoratrici, e la maggior diffusione del part time tra le donne, e la diversa distribuzione di professioni qualificate tra i due generi (retaggio del passato, che riguarda i lavoratori più anziani, e che va scomparendo nelle classi di età più giovani) fa sì che, complessivamente, le donne guadagnino il 44% in meno degli uomini.

    • Stefania says:

      Beato lei che non l’ha mai vista la discriminazione di genere, e che pensa che a parità di istruzione, e di professionalità maturata, le donne guadagnino tanto quanto gli uomini. Le donne non portano a casa di meno perché fanno il part time ma perchè la cultura maschile giudica corretto pagare meno chi sa fare, perché non ci sono alternative e il lavoro in giro scarseggia. Sono donne. Si ricordi che fino a qualche decennio fa non avevamo diritto di voto. C’era il delitto d’onore e nel diritto di famiglia non c’era parità tra uomo e donna. Mi spiace contraddirla, il pregiudizio resta. Pesante e insopportabile.

Leave a Comment