Istat: trippa non ce n’è. Nord più povero

di BRUNO DETASSISCRISI: REDDITI FAMIGLIE, QUINTO ANNO DI CALO, OLTRE -2,5% IN 2012

Ogni volta che l’Istat spara percentuali, l’occhio scorre per vedere noi dove stiamo. Perché di soldi non ne abbiamo più, perché la nostra gente non trova lavoro, perché gli esodati sono soprattutto a casa nostra, dove una volta c’era la produzione, dove una volta esisteva l’industria. La percezione della povertà, del limite di spesa che arriva al 10-15 del mese, non è una persecuzione ideologica, è un dato di fatto. Stiamo diventando poveri, anzi, lo siamo già da un bel pezzo.

L’Istat nel suo rapporto sulla povertà che dice adesso? Che nel 2013  è risultata pari al 21,4% e corrisponde a una spesa media equivalente delle famiglie povere pari a 764 euro mensili; nel 2012 era di 793,32 euro mensili. Inutile ripetere che vince il Mezzogiorno nella media dell’Istat, la povertà cresce del 23,5%,  rispetto al 2012 (era il 21,4%). Ma nel Nord e nel Centro, dove la spesa media mensile equivalente delle famiglie povere è più elevata (capirai…. 801,79 e 800,29 euro rispettivamente), l’intensità risulta pressoché stabile intorno al 17,6%. Giusto per non ricordare che il potere reale d’acquisto va calcolato anche sui poveri, non solo su chi ha una busta paga vera. L’ultimo studio è del giugno scorso.

Nel confronto tra Nord e Sud secondo gli economisti Tito Boeri (Bocconi), Andrea Ichino (European University Institute) ed Enrico Moretti (Berkeley), il Sud sta meglio. Nel loro lavoro, “Costo della casa e differenze salariali in Italia”, emerge con gravità la diversa velocità di spesa in particolare per la prima voce nel bilancio delle famiglie, la casa, che influenza e cambia radicalmente il costo della vita in una specifica area geografica, generando un “effetto trascinamento” per tutti gli altri acquisti (sia di beni che di servizi).

Dicono infatti Boeri, Ichino e Moretti, che, a parità di salari, alcune province del Sud hanno più potere d’acquisto.

I salari reali di Ragusa sono più alti di quelli di Milano del 38%, per via del minore costo della vita. Se volessimo metterci al pari, spiegano i professori, per avere lo stesso potere d’acquisto, le retribuzioni a Milano dovrebbero crescere del 37% per un bancario e del 48% per un insegnante.

Fatti due conti, dove si guadagna di più in termini di potere d’acquisto? Dove vivere costa meno. Ovvero Caltanissetta, Crotone, Enna; mentre le ultime si concentrano al Nord: Sassari, Aosta e Milano.

“L’uguaglianza dei salari nominali – ha commentato Andrea Ichino – anche se è preferibile, vista la preferenza collettiva per l’equità, genera di fatto ineguaglianze, rendite, sconfitti e vincitori”. 

E allora andiamo avanti a leggere l’Istat: ” L’aumento della povertà relativa tra le famiglie più ampie si osserva sia nel Nord (dove a peggiorare è soprattutto la condizione delle coppie con tre o più figli, per le quali l’incidenza passa dal 13,6% al 21,9%), sia nel Mezzogiorno (l’incidenza tra le coppie con tre o più figli minori passa dal 40,2 al 51,2%), mentre nel Centro ha colpito soprattutto le coppie con due figli (dall’8,8 al 12,7%), e con almeno un figlio minore (dal 10,3 al 13,4%). Nel Nord migliora invece la condizione dei single con meno di 65 anni (dal 2,6 all’1,1%, in particolare se con meno di 35 anni), che si attestano sui livelli osservati nel 2011, a seguito del ritorno nella famiglia di origine o della mancata formazione di una nuova famiglia da parte dei giovani in condizioni economiche meno buone”.

Cioè, se non capiamo male, si torna o si resta in casa con i genitori anziani. Trippa non ce n’è.

Nel Mezzogiorno, invece, migliora la condizione delle coppie con un solo figlio (dal 31,3 al 26,9%), con a capo un dirigente e un impiegato (dal 16,4 al 13,6%).

Scusi, Renzi, ha visto la ripresa?

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