Il sindaco di Gallio (Vi): Islanda, isola sovrana

di PINO ROSSI*

Una storia che pochi raccontano è quella di un piccolo stato situato nel nord dell’Oceano Atlantico, i cui cittadini hanno dato l’esempio al mondo di cosa significhi “stato sovrano”. La storia della vicenda islandese si interseca con un paese molto lontano, il Giappone. Dagli inizi dello scorso decennio il Giappone si trovava in uno stato di profonda crisi economica ed al fine di riavviare la propria economia aveva adottato una politica di tassi di interessi molto bassa.

Era accaduto in quel periodo che tre banche islandesi (di proprietà privata) riuscissero a remunerare i sottoscrittori dei loro prodotti finanziari con interessi attivi molto più alti rispetto agli interessi passivi pagati per prendere a prestito il denaro in Giappone. Questo fenomeno generò una grandiosa migrazione di capitali dal Giappone alle banche islandesi, e la leva finanziaria fu usata in particolar modo da investitori inglesi e olandesi.

Alla fine del 2008, il Giappone vedeva migliorare la sua economia e rialzava i tassi di interesse, mentre quelli offerti dalle 3 banche islandesi (Landsbanki Island, Kaupping, Glitnir), a causa della crisi economica crollarono rapidamente. In pratica il flusso dei capitali doveva rientrare subito in Giappone per contenere le perdite, il risultato fu il fallimento delle 3 banche private che lasciarono dietro di se non un buco ma una voragine. L’Inghilterra, l’Olanda, il FMI e tutta la finanza mondiale fecero pressioni per indurre il governo islandese ad accollarsi i debiti delle 3 banche (arrivando a congelare tutti i depositi degli islandesi in Gran Bretagna). E visto che la crisi comportò la svalutazione della moneta islandese del’85% rispetto all’euro e che i creditori volevano il pagamento un euro i debiti risultarono quasi decuplicati.

Il FMI propose un prestiti di oltre 2 miliardi (con le solite draconiane condizioni di austerità) e inizialmente il governo islandese doleva accollare i debiti allo stato. Ma data la modesta popolazione islandese la cifra per persona risultava essere molto alta, (quasi 20.000 euro per ogni islandese di debito), paragonabile quasi al debito pro-capite italiano. In un attimo i pacifici islandesi attaccarono il loro parlamento e i deputati per sfuggire al furore popolare furono fatti evacuare in elicottero.

Fu fatto un referendum che sancì al 93% che i debiti contratti con una banca privata non possono essere caricati sul bilancio pubblico. Fu fatta una nuova costituzione, eletto un nuovo governo, ed ora l’Islanda senza alcuna austerità sta uscendo dalla crisi. Un popolo sovrano di poco più di 300 mila persone ha saputo tenere testa alle pressioni politiche e alla finanza internazionale.

Mi chiedo cosa potrebbe fare uno stato 200 volte più popoloso, il nostro, se solamente il popolo fosse sovrano!

*Sindaco di Gallio (Vi)

QUI UN’INCHIESTA DEL NOSTRO QUOTIDIANO IN MERITO AL DEBITO ISLANDESE

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3 Comments

  1. Dario Bs says:

    Un articolo di Pro Lombardia Indipendenza propone i modelli islandese e svizzero come esempi di democrazia diretta e partecipativa a cui si ispira per la Lombardia indipendente: http://www.prolombardia.eu/ca/2012/08/democrazia-diretta-e-sovranita-lombardi-liberi-di-decidere/

  2. mr1981 says:

    Nella descrizione di questa storia manca la parte finale…

    L’ISLANDA PAGA I SUOI DEBITI
    Nell’agosto 2011 si è concluso il piano del FMI con tanto di annunci e soddisfazione da parte di tutti. L’Islanda finirà di pagare il debito con FMI nel 2014, fino all’ultimo centesimo, fra tagli delle spese pubbliche e aumento dei tributi sulla testa della popolazione. E che cosa ne è del debito Icesave, la filiale online della Landsbanki, dopo il risultato del referendum? Nel marzo 2011, con un nuovo referendum, i cittadini hanno respinto la seconda proposta di restituzione. Olanda e Inghilterra hanno allora concesso un rinvio dei pagamenti, poi, lo scorso settembre, l’annuncio del ministro dell’economia islandese ha rassicurato tutti: “…entro la fine del 2012 il patrimonio della nuova Landesbanki sarà sufficiente per coprire i debiti della vecchia gestione privata e risarcire le perdite dei risparmiatori. Per questo motivo cambia radicalmente la nostra interpretazione della disputa relativa ad Icesave – ha detto il ministro in quell’occasione – Non c’è più alcun motivo di contendere”. Anche il debito di Icesave verrà quindi regolarmente pagato ma, stando alle dichiarazioni del politico islandese, non saranno direttamente le tasse dai cittadini a finanziarlo. Se invece il patrimonio della Landesbanki non dovesse bastare le possibilità sono due: o si continuerà a respingere proposte di restituzione all’infinito o si arriverà ad un accordo tra le parti.

    In conclusione, l’Islanda non è ancora uscita dal terremoto finanziario che l’ha sconvolta, ma piano piano ha risalito la china e lo ha fatto seguendo scrupolosamente il piano del Fondo Monetario Internazionale. Insomma, nessun rifiuto irriverente… Inoltre, nel 2009, ha ufficialmente presentato richiesta per essere ammessa nell’Unione Europea. Certo, la leggendaria rivoluzione islandese raccontata sul web, quella dell’impertinente e coraggioso rifiuto di sottostare alle regole dell’economia globale, il complotto dei media di tutta Europa che nascondono la verità su quel che è accaduto nell’isola di ghiaccio… beh, sarebbe stata una bella storia da raccontare, sicuramente più avvincente come lettura, ma accontentiamoci: nella realtà rimane l’attesa per la decisione della commissione che dovrà esprimersi sull’entrata in vigore di una costituzione compilata sul web e partecipata dai cittadini, rimane la caparbietà di un popolo che stretto nella morsa del crac finanziario è riuscito a far sentire la propria voce ed il proprio peso politico, regalando all’Europa, qualunque sia l’epilogo della disputa Icesave, una lezione di democrazia.

  3. Dan says:

    La sovranità di un popolo è direttamente proporzionale alla propria capacità di tirare fuori di coglioni quando serve.

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