Facciamo come l’Islanda! Quindi paghiamo il debito pubblico

di REDAZIONE

Quante volte avrete letto, durante la crisi islandese, che gli abitanti della terra del ghiaccio sono stati un esempio straordinario di sovranità popolare perchè hanno ripudiato il debito e, al contempo, han cacciato dal loro paese il Fondo Monetario Internazionale? Parecchie volte sicuramente, basti pensare al blog di Beppe Grillo, che ha fatto un uso smodato di certa informazione.

La domanda che ci poniamo è un’altra? E’ veramente accaduto quello che l’immaginario collettivo del web ha raccontato? O ancora:

1- Cosa significa «facciamo come l’Islanda»?

2- È vero che l’Islanda non ha pagato il suo debito?

3- È vero che l’Islanda ha cacciato il Fondo Monetario Internazionale e rifiuta l’Euro per tenersi la sua moneta nazionale?

4- Nel video tutte le risposte. Documentate.

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25 Comments

  1. fabio says:

    in pratica quelli di indipendenza si sono arrabbiati perche non ci abboniamo e perciò pensano di prednere soldi vendendosi ai poteri forti. hanno messo sto qui in maglietta per esser piu simpatico invece che un banchiere in giacca e cravatta…. ma il succo è lo stesso.

    • Leonardo says:

      La sua ignoranza è così grassa e deplorevole da meritare di finire in miseria. Oltre ad essere il solito idiota cacasotto che non ha il coraggio di mettere nome e cognome. Vada a leggere le puttanate complottiste, si addicono meglio al suo microcefalo!

      • Merevasi Ficociellio says:

        Leggiti questo e fallo leggere anche al tuo “garganella del clip” prima di far passare delle bufale scritte dalle testate ma mai condivise dai blogger, così capireste cosa significa. cosa è l’islanda e cosa può rappresentare per noi il “metodo islandese”

        http://cogitoergo.it/?p=12791

  2. aerdna67 says:

    …informatevi…l´islanda aveva un debito con due banche, una olandese ed una inglese fatto da “esperti di alta finanza” come abbiamo in italia, solo che, da noi, ce li mettono in parlamento, in islanda li hanno arrestati e non hanno pagato il debito fatto da questi….

  3. Tommaso says:

    Qui spiega molto meglio del video perchè dobbiamo fare come l’islanda e perchè è in corso una rivoluzione (sfido chiunque a dimostrare il contrario).
    La bufala è di chi si sforza di dare una versione relativistica quindi parziale – estrapolando dati e fatti a suo uso e consumo.

    http://cogitoergo.it/?p=12791

  4. Antiognio La Minuscula says:
  5. gabi vinatoru says:

    Nel documentario si dice che Islanda ha un debito de 50.000 M. Non puo essere perche se loro ci sono 300.000 questa significa che ognuno deve 166.666 EUR.
    Mi puo fare capire qualquno?
    Grazzie!

  6. Alberto Gramaccini says:

    Io sono andato al Ministero dell’Economia e delle Finanze della repubblichetta di salotto con i soldi in mano per pagare la mia quota di debito pubblico e, dopo aver dimostrato che ciò era incredibilmente (per coloro che erano all’interno del dicastero) vero, ho avuto la risposta scritta che non è possibile pagare individualmente il debito non essendoci una normativa adeguata.
    Mi sono dunque rivolto a chi deve fare la normativa, cioè la legge e il silenzio dura da più di due anni.

    • Gian says:

      In che senso scusa? Volevi pagare il tuo debitoitaliano? Da chi sei andato?ho anche io voglia difare sta cosa ma voglio in contemporanea una liberatoria dallo stAto chenon deve piu rompermi i coglioni con niente…

  7. adolfo Gattini says:

    Caro esperto del caxxo, nella tua ode pindarica pro Governo criminale, ti sei dimenticato di chiarire una “piccola cosuccia” che fa la grande differenza, cioè che il debito pubblico in Italia lo sta facendo questo governo criminale, mentre in Islanda non esiste un governo criminale che la affossa nei debiti! Questa è la grande differenza!!!!

  8. bruno says:

    questo è un debuker state attenti a farvi prendere in giro da questa persona

  9. stefano says:

    Pero’ rimane il fatto che questi bastardi che navigano nell’alta finanza hanno ottenuto,tramite la corruzione politica la famosa deregolamentazione nel campo finanziario, ora hanno addirittura degli ex loro dipendenti a capo dei governi nazionali(vedi monti ma anche altri)oppure ricoprono alte cariche in molti governi. Non hanno piu’ freni.E quindi e’ ora di dire basta con questo sistema finanziario arrivato ormai a portare interi popoli sul lastrico in nome del profitto e devastando nazioni intere.

  10. Orazio says:

    Che l’Islanda possa pagare un tale debito, sta semplicemente a dimostrare che la classe politica a dato un contentino al popolo, ma lo ha comunque messo sull’astrico.
    Poi non pago delle sue bravate, stanno pensando di dare il colpo di grazia.
    Ovvero l’abbraccio mortale con l’euro.
    Come vede, non sto dicendo che quello che dice è falso, è falso quello che c’è di fondo.
    Sarei curioso sapere come sta uscendo la “nuova” si fa per dire, costituzione.
    Un saluto.

  11. eric says:

    Gli islandesi sono tanti quanti gli abitanti di Bari, solo più freddi !

    La maggior parte del loro debito era principalmente dei privati e delle banche private, il nostro è principalmente pubblico .

    Le esercitazioni accademiche sono gradevoli e corroborano le meningi, ma temo che qualcuno, forse poco versato nella materia, possa invaghirsene e pensare di aver trovato la pietra filosofale..

    La strada per l’autonomia è lunga, ripida e pericolosa: le scorciatoie portano tutte… in via Bellerio !!!

  12. benedetta says:

    NON POSSIAMO PARAGONARCI ALL’ISLANDA. NOI SIAMO 60 MILIONI DI ABITANTI, L’ISLANDA SOLO 300 MILA. E POI CHI HA FATTO I DEBITI SE LI DEVE PAGARE. CHI HA INTASCATO LE MAZZETTE, GLI STIPENDI E LE PENSIONI D’ORO, DEVE PAGARE. CHI HA RUBATO DEVE PAGARE. CHI SI E’ FATTO LE LEGGI PER SE STESSO, DEVE PAGARE. SIAMO STATI GOVERNATI DA GENTE SENZA SCRUPOLI, CON IL PELO SULLO STOMACO. CI MANCAVA MONTI, QUELLO IO RITENGO CHE SIA STANCO, UBRIACO O DROGATO, PENSANDO A QUELLO CHE DICE E CHE FA, INSIEME AI RIMANENTI GOVERNANTI PARASSITI.

  13. Fabrizio says:

    Non mi permetto certo di contestare l’analisi di questo video, tuttavia alcune precisazioni andrebbero fatte.
    1) Il popolo Islandese ( forse poco notiziato) avrebbe dovuto accettare l’accordo dei 300 Ml sui 4 MLD visto che, nessuno avrebbe voluto perdere il capitale investito e tale importo, non poteva che essere il capitale investito privo di interessi . E’ logico pensare che la negoziazione dei 300 ML ottenuta dal governo Islandese sia stata accettata perchè garantiva l’intero capitale iniziale.
    2) 320.000 investitori istituzionali che (non sono altro che altre banche private),hanno investito sui fondi pensione emessi dalla banca islandese e dalla sua filiale perchè fino a ieri pur essendo private erano garantite dallo stato islandese. Solo dopo sono state statalizzate, tant’è che il rapporto sulla popolazione pari a 300.000 abitanti il numero di investitori è più alto dello stesso numero di abitanti.
    3) E’ il classico esempio di artifizio e raggiro per far pagare la speculazione al cittadino che, per questioni numeriche (numero di abitanti), non poteva essere responsabile di tutto quel debito.Ignaro delle mosse governative a loro volta sotto la pressione degli inventori di carta straccia, gli Islandesi si sono così ritrovati a pagare un debito che non avevano mai contratto.
    4) Far fallire uno Stato ci vuol poco ; prima lo si indebita facendo emettere dal suo sistema bancario titoli ad alta redditività poi lo si abbatte con l’incasso dei profitti lasciandogli le perdite.
    5) L’Islanda ora pensa di stabilizzare la sua economia adottando la moneta unica senza conoscere i rischi di questa decisione. E’ ovvio immaginare che lo facciano per la paura del passato, ma una nazione di 300.000 abitanti che decide, adottando l’euro, di farsi globalizzare pur di migliorare il suo benessere deve pensare anche al rischio di divenire poi iglobata da altri Stati.

  14. Dieg Tagliabue says:

    L’Islanda credeva nel „libero mercato“, ma in quale? Quello speculativo dei venditori di fumo made in USA e UK (Lehmann & Co.).

    Le tre grandi banche private islandesi godevano la libertà più totale e si impegolarono con prodotti-spazzatura, insomma con l’ultima (in senso cronologico) bolla speculativa.
    In questo caso si trattò di “moltiplicazione” di spazzatura dagli USA, attraverso UK e Olanda, verso l’Islanda e altri Paesi.

    Il risultato: bancarotta.

    A questo punto, lo Stato islandese statalizzò le banche con soldi pubblici (quelli delle tasse), comprando, di fatto, il debito fatto con i titoli spazzatura e creando tre cosiddette “bad banks”.

    Non disponendo, però di riserve sufficienti (cosa che invece accadde in Germania con il “salvataggio” della Nordbank, Hypo Real Estate, Commerzbank ecc.), lo Stato islandese tentò di contrattare una parte del debito con i “creditori” (in realtà truffatori).
    Questo accordo era, però, legato a un referendum, trattandosi di soldi pubblici per saldare un debito in cui i cittadini ci avevano già rimesso con il loro risparmi.

    Questo accordo fu bocciato due volte dalla popolazione, che giustamente si rifiutò di pagare una parte del debito, nata da una truffa, chiamata vendita di fondi di investimento come pensione integrativa.
    Della serie: “Mi avevate detto e garantito che questi fondi sono sicuri e ora vi devo pagare io, piccolo risparmiatore truffato, il debito che voi avete contratto con i miei risparmi???”.

    L’Islanda, da Paese nordico, non ha mai ripudiato il suo debito complessivo, ma si è rifiutata di pagare un debito a chi causò un danno, incluso raggiro, a scapito dei risparmiatori.
    Complici di questo raggiro erano proprio Icesave e le banche britanniche e olandesi.

    Anche la storia della “liberazione dal giogo del Fondo Monetario Internazionale” è una bufala.
    L’Islanda ha completato il programma e ha fatto già trattative con la UE, per adottare l’Euro.
    Visti, però, i criteri da rispettare, l’Islanda ha deciso di stabilizzare prima la propria valuta.

    Per uno Stato come l’Islanda la stabilità monetaria è basilare. L’Islanda non crede più a bolle e balle speculative e nemmeno a svalutazioni da Lira o da Dracma, ma nel contempo non vuole fare il passo più lungo della gamba con l’Euro.

    Ecco che tutti i paragoni tra Islanda e la keynesiana Argentina (che se ne sta andando allegramente verso la seconda bancarotta a colpi di un’inflazione a due cifre) cadono come un castello di carte.

    MORALE PER I LOMBARDI

    Non credete alle soluzioni facili, da pataccaro napoletano della peggior specie.

    Ciò che conta è la stabilità monetaria, una valuta realisticamente stabile, sia che si tratti di una moneta nazionale che di una comunitaria.
    Ripudiare il debito? Non solo è da P.I.G.S. (nel vero senso della parola), ma comporterebbe sia una svalutazione della nuova moneta nazionale a livello boascia, sia la perdita di fiducia di fronte a tutti i partner stranieri, tra i quali vediamo anche i fornitori di materie prime.
    In altri termini questo significherebbe poter comprare materie prime necessarie solo con pagamento anticipato e con tonnellate di carta straccia.

    MORALE PER IL MERCATO

    A parte il fatto che “salvare le banche” equivale a un keynianismo per squali, in questa storia si trovano anche alcuni punti negativi dell’interpretazione di “mercato libero”.

    Intendiamoci: lo Stato non dovrebbe immischiarsi, ma ci sono due pericolose tendenze:

    – la creazione di un oligopolio (eufemismo per “cartello”) finanziario

    – la tendenza a vendere prodotti-truffa (tipica delle banche e delle borse).

    Quando, per esempio, un produttore di telefoni cellulari porta sul mercato telefonini finti, spacciandoli per veri, questa è una truffa. Il consumatore può fare causa e vincere contro il truffatore.
    Le banche portarono sul mercato fondi d’investimento altamente speculativi, comprati dalle “colleghe” banche americane, le quali avevano concesso mutui senza garanzie a cani e porci, anche a gente appena uscita di galera e che non aveva mai lavorato (non è uno scherzo). Il consumatore può attaccarsi al troller e pagare tasse, per salvare la banca truffaldina dall’insolvenza.

    Altro esempio: la responsabilità.
    Per creare una società a responsabilità limitata è necessario depositare un capitale sociale minimo di 10.000 Euro (25.000 in Germania per la corrispondente G.m.b.H.).
    Un credito superiore a questa somma è quantomeno insolito, a meno che non ci siano immobili come garanzie.
    Le banche e le società d’investimento, invece, non hanno vincoli di capitale minimo proprio e, quando timidamente si cerca di imporre una quota, fanno pagare il conto ai cittadini, erogando ancora meno crediti.
    Tra di loro, però, le banche si concedono prestiti da capogiro, di fatto senza garanzie, e immettono sul mercato prodotti di carta, dietro i quali non c’è nulla di concreto: tipico esempio sono i cosiddetti derivati.
    Da dove prendono questi soldi? Due volte da cittadini e imprese: la prima volta con la vendita-truffa di pensioni integrative di carta, la seconda volta (dopo il fallimento) dalle tasse, usate dallo Stato per “salvare” le banche.

    Una regolamentazione del mercato significa, quindi, la proibizione di prodotti virtuali tossici, al fine di garantire l’azione naturale del mercato reale, i cui attori sono i privati cittadini e le piccole e medie imprese.

  15. Luca says:

    Non ce lo lasceranno mai fare !!

    L´ ITAGLIA ha 60 miliondi di abitanti, tra cui alcuni “Draghi” e alcuni “Monti”.

    Se lo facessimo, si sfascerebbe la UE. Sarebbe bello, ma…

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