Islam, quella “moderna” cintura di castità museruola a casa nostra

burqadi ROMANO BRACALINI – Quanto sarà passato? Non credo molto. I venditori di limoni africani col volto butterato dal vaiolo,
i maghrebini e gli asiatici coi loro banchi di miseria c’erano già e le donne musulmane col velo, il volto d’un pallore triste, senza sguardo, le vedevi passare quasi frettolose, accanto ai banchi del mercato rionale di casa mia, dove non vado quasi più. Non ce la faccio. Il paesaggio è cambiato di colpo. Vi avverto un segnale che un qualche significato deve averlo, e non mi piace. In lontananza è un nereggiare di burqa, solo una museruola, uno spioncino su una cascata di nero luttuoso; e mi pare di avvertire un desiderio di ostentazione che il velo lasciava solo trasparire. Il burqa mi fa male vederlo, lo avverto anch’io come un’apparizione lugubre,
disgustosa, da romanzo gotico.

Che c’entra il rispetto della tradizione con questo strumento di ignominia e di tortura che rende palese l’inferiorità della donna musulmana. “Tremate, tremate, le streghe son tornate”, gridavano le femministe degli anni Settanta. La società borghese meritava i loro sarcasmi; ma l’Islam liberticida le ha annichilite. E come si può fare il paragone con le suore claustrate, come ripetono anche i preti? Dovrebbero essercene milioni e tutte forzate, come la monaca di Monza. In Bangladesh, dove non c’è l’obbligo di coprire il volto, c’è il costume di straziarlo o di accecarlo con un getto di vetriolo, per punire la ragazza o la sua famiglia. Il vecchio femminismo di sinistra è passato dalla difesa delle vittime a quella del carnefice, quasi senza accorgersene. Dice di voler rispettare le tradizioni degli immigrati
islamici, in realtà giustifica il terrore incoscio del padre-padrone e perpetua la condizione della donna schiava; e non ha nulla da dire sulle donne occidentali che in terra d’Islam devono coprirsi la testa. L’Islam pretende il rispetto, che non è disposto a concedere agli altri, come tutte le culture totalitarie dal Fascismo, al Nazismo, al Comunismo.

 

L’Islam è l’ultima lebbra in ordine di tempo. In realtà per la donna islamica non è cambiato nulla dai tempi di Maometto, che ne prescrisse la sottomissione e l’obbedienza alla tutela dell’uomo, padre, marito, fratello. Dice il Corano: «Dì alle tue mogli, alle tue figlie e alle donne dei credenti, che facciano scendere qualcosa del loro Hijab (chador) su di sé e sul loro viso per coprirlo; questo sarà il modo più acconcio, perché esse vengano riconosciute e distinte dalle schiave o dalle donne leggere; e non vengano offese da atti o parole sconvenienti a Dio». (Sura XXXIII, 59). Il velo che le ricopriva era il segno della loro diversità ma al tempo stesso le proteggeva dalle ingiurie e dai desideri sessuali del maschio. E infatti, dice ancora il Corano: «Quanto alle donne di età avanzata, che non sperano di poter più maritarsi, non sarà peccato per esse di deporre i loro abiti esterni, senza però far mostra dei loro ornamenti; se però se ne asterranno, ciò sarà meglio per esse». (SuraXXIV, 59).

Insomma dopo la menopausa ci si poteva sbarazzare anche del burqa senza timori. La donna giovane non era nient’altro che un oggetto di intrattenimento e di trastullo. L’uomo andava in guerra e la donna lo seguiva per concedergli tra una pugna e l’altra una pausa di piacere. L’esercito della Mecca all’assedio di Medina era accompagnato dalle donne e tutte insieme, con le loro grida, battendo forte sui
loro tamburelli, sostennero il coraggio dei guerrieri. Le due figlie di Al-Find, che il padre aveva condotto con sé nella guerra civile di Bakr e Taghlib, fecero anche di più. In mezzo al combattimento, quando la fortuna delle armi, pareva in pericolo, esse si spogliarono
di ogni indumento e, nude, si misero a percorrere le fila dei combattenti gridando: «Avanti addosso al nemico! Vi prepariamo amplessi su morbidi tappeti».

 

Nel mondo bizantino, dal quale forse è derivato, il velo era un segno di distinzione della donna d’alta condizione. Nell’Islam divenne un segno di costrizione e di inferiorità che relegava la donna all’ultimo gradino della società. Sono le donne imbacuccate come fratelli della Misericordia o come membri del Ku klux Klan – ha scritto Alberto Moravia in un reportage dall’Egitto, che «danno al mondo arabo il suo carattere più vistoso, più regressivo». La donna islamica quasi non conosceva la condizione di fanciulla. All’età di 10 anni è pronta per il matrimonio. Maometto sposò la moglie A’isha all’età di sette anni. Ne aveva nove quando il matrimonio venne consumato. Il ripudio è frequente. Maometto ebbe parecchie mogli. La poligamia era giustificata dal fatto che nei Paesi islamici le donne erano in soprannumero sui maschi e quindi per pareggiare il conto all’uomo era concesso di abbondare sul numero delle mogli, che potevano essere ripudiate a suo piacimento. L’Islam, dopo esserci riuscito a casa propria, cerca ora di “islamizzare la modernità”, ossia di abolirla in casa nostra. «Perché in tutto l’Oriente formicolante di draghi rizzati – ha scritto Guido Ceronetti – si intende una cosa soltanto: armi, superiori tecniche omicide, possesso di elevati mezzi di sterminio…».

 

L’Europa «è così stregata, dalla sua modernità d’illusione, da continuare a vedere in Oriente nient’altro che dei clienti di drogheria, dei consumatori, mentre buona parte di questi consumatori muore dalla voglia di divorarne il cuore e di gettarne la pelle a qualche superstite spelacchiata iena». Le donne, come negli eserciti musulmani del Medio Evo, sono all’avanguardia dei nuovi conquistatori, che conquistano, se conquistano, con la nostra scienza, con le nostre conoscenze, con le nostre armi, con i nostri ritrovati moderni, che loro disprezzano ma usano non avendo inventato più nulla da un millennio. Il burqa non è altro che una forma moderna di cintura di castità che la coscienza civile rifiuta. Ma è un simbolo e come tale va interpretato. La donna in burqa che invade le nostre città è il primo segno della presa di possesso.

(da “Il Federalismo”, anno 2004, direttore responsabile Stefania Piazzo)

Print Friendly

Recent Posts

Leave a Comment