LE QUINTE COLONNE DELL’ISLAM IN OCCIDENTE

di CARLO ZUCCHI*

Rivoluzione. Quell’evento a partire dal quale nulla è più come prima. Parolina magica che evoca nel popolo sogni di libertà, ma finisce sempre per farlo risvegliare nei più orribili bagni di sangue.

Da sempre, la rivoluzione divora i propri figli. Fu così per Robespierre, che persone più feroci di lui che lo mandarono alla ghigliottina e fu così per Kerensky, che trovò sulla sua strada Lenin, che si dimostrò più abile e spietato di lui. Per non parlare di quanto accadde in Iran nel 1978, dove il teorico della rivoluzione islamica Bani Sadr riuscì a cacciare lo Scià Reza Pahlavi assieme all’Ayatollah Khomeini, che lo nominò Presidente della Repubblica islamica d’Iran nel 1980 promettendo un Islam libero e democratico, salvo poi scatenargli contro i Guardiani della Rivoluzione, facendolo dimettere dalla carica e costringendolo alla fuga in Francia un anno dopo, nel 1981. Eppure, la parola “rivoluzione” ha da sempre scaldato i cuori di popolo e intellettuali. Anzi, soprattutto dei secondi, che sono sempre riusciti a trascinarsi dietro il primo, dando vita a sommosse a cui seguono periodi di anarchia contrassegnati da un vuoto di potere, immancabilmente colmato per mezzo di involuzioni dittatoriali operate dalle frange rivoluzionarie più cattive e violente, che, proprio perché tali riescono sempre a prendere il comando, dando vita a sistemi di potere più burocratici, paludati e corrotti di quello spazzato via.

Eppure, in qualsiasi testo di storia o di filosofia politica relativo agli ultimi due secoli la rivoluzione è vista come processo catartico e salvifico in grado di liberare le masse dalla miseria in cui le costringono quei ricchi che le masse stesse, accecate dall’invidia nei loro confronti, sognano di far finire nella polvere. Peccato, però, che essendo povere, e perciò prive di mezzi, le masse non abbiano la possibilità di difendersi in questi periodi di caos e violenza incontrollata di cui finiscono per pagare il prezzo più alto. Purtroppo, in Occidente, l’intellighenzia e i media che orientano l’opinione pubblica hanno conferito alla parola rivoluzione un significato salvifico. In nome dell’odio verso il cristianesimo e, soprattutto, verso il capitalismo, tutto ciò che mira a distruggere l’ordine esistente va incoraggiato. E la rivoluzione è quell’evento che fa tabula rasa di tutto mondando così dal peccato la società capitalistica, come vorrebbe gran parte di quegli intellettuali occidentali che in una società di mercato farebbero fatica a campare come correttori di bozze e che, non a caso, campano in gran parte di stipendi pubblici elargiti da università statali sempre più costose e inefficienti.

Se tutti i movimenti rivoluzionari godono di grande popolarità in occidente è proprio grazie al zozzume intellettuale di cui sopra, coadiuvato da gran parte del mondo dello spettacolo, composto da cantanti e attori con il portafoglio a destra e il cuore a sinistra, come pure la maggior parte di scrittori, artisti e pubblicitari. Del resto, la storia si ripete: nell’antica Grecia filosofi e commediografi di Atene parteggiavano per Sparta, che mai avrebbe garantito loro quella libertà di cui godevano ad Atene, mentre oggi nani e ballerine si dichiarano sempre a favore di chiunque uccida in nome della rivoluzione. E se un tempo questa era bolscevica o castrista e oggi è islamica, va bene lo stesso e poi l’Islam è nemico del cristianesimo. Sì, perché l’intellighenzia non guarda ai principi, ma ai simboli che li rappresenta. E se per anni il cristianesimo è stato additato a simbolo dell’oscurantismo, poco importa che l’Islam costituisca una minaccia ben più temibile alla nostra libertà, in particolare quella di espressione a cui il mondo della cultura dovrebbe essere particolarmente sensibile. Una volta eretto a simbolo dell’oppressione, il cristianesimo è il nemico che va abbattuto anche a costo di lasciare il campo a qualcosa di peggio. Del resto, basta vedere qualsiasi rassegna o festival cinematografico per imbattersi in almeno un film dai contenuti più o meno blasfemi nei confronti della religione cattolica, mentre nessuno osa dire alcunché sull’Islam, altrimenti rischia la pelle. Ma lor signori non si limitano a esprimere la loro viltà attaccando, spesso volgarmente, i simboli dell’Occidente cristiano proprio perché non è pericoloso farlo, ma spesso si ergono a difensori dell’Islam invocando il rispetto per le diversità antropologiche di culture il cui merito, ai loro occhi, è sempre e solo quello di non essere “contaminate” dal cristianesimo e dalla corruzione capitalistica.

Gli islamici scagliano aerei contro due grattacieli? La loro è una reazione contro l’Occidente corrotto. Qualcuno rischia la pelle non appena osa criticare l’Islam con libri, film o documentari in maniera assai meno volgare di quel che cineasti vari fanno, senza rischio alcuno, nei confronti della religione cristiana? Cavoli suoi, così impara a criticare i nemici dell’Occidente. Certo, denigrare la religione altrui è sempre sbagliato, ma gli assalti alle ambasciate di queste ore dimostrano che per gli islamici non conta l’individuo. Per loro, l’altro da sé costituisce un tutt’uno indistinto e se un occidentale incorre nel peccato, tutto l’Occidente va sterminato. Se l’Islam è tutto questo, quale rispetto merita? Se tutto questo, invece, altro non è che una degenerazione figlia di una fase rivoluzionaria, ci decideremo una buona volta a smettere di accogliere le rivoluzioni come eventi forieri di speranza?

*http://carlozucchi.wordpress.com

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5 Comments

  1. Dan says:

    “dando vita a sistemi di potere più burocratici, paludati e corrotti di quello spazzato via.”

    Fino a prova contraria il fascismo ha funzionato meglio di qualsiasi governo che gli è succeduto ed anche la tanto vituperata unione sovietica, nonostante tutti i suoi mali, non faceva morire di fame la gente come al tempo dello zar.

  2. Diego Tagliabue says:

    Le tre religioni abramitiche predicano la “pace”, ma sono sempre state le più sanguinose, infingarde e nemiche dell’uomo.
    Mortificatori e sadisti a tempo pieno.

    Destra e sinistra sono talmente cieche, da non vedere questa realtà e da difendere la peste contro il colera.

  3. “… e poi l’Islam è nemico del cristianesimo.”
    Non mi sembra proprio che la rabbia dei salafisti (una corrente settaria e intollerante del mondo islamico) si sia indirizzata recentemente contro il cristianesimo. Non è che stiamo riscrivendo la storia in base a visioni stereotipate che non hanno alcun fondamento nella realtà?

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