Islam ed Europa, di quale dittatura moriremo? E la stampa italiana che si straccia le vesti

di BRUNO DETASSISvignette

D’accordo, siamo tutti giornalistici satirici. La solidarietà con la redazione di un giornale libero è il minimo che si possa fare ma occorre un minimo di coerenza, please. Poco meno di due mesi fa, era l’11 novembre, in un editoriale sul Corriere della Sera, si leggeva un attacco al sindaco di Padova, Massimo Bitonci. Era colpevole di chiedere reciprocità di trattamento. Apriti cielo. “Gli slogan, gli atteggiamenti di sfida grossolani sono buoni per i cortei contro «l’invasione», ma diventano dannosi quando vengono calati nella realtà…” E la realtà qual è? E si legge ancora: “I musulmani di Padova, come succede da anni, continueranno a pregare nelle aziende o nei locali messi a disposizione dalle parrocchie”. Prego, avanti tutti. Ora si legge sul quotidiano di via Solferino la ferma condanna del terrorismo. E’ chiaro che non si può vedere in ogni immigrato un terrorista, ma la questione è un’altra: la fermezza e il diritto di essere padroni a casa propria. Bene fece Bitonci a invocare la reciprocità, perché il rispetto è la prima pietra. Se non c’è, passa la sopraffazione.

Nel settembre del 2014, sempre sullo stesso quotidiano, era invece Ernesto Galli della Loggia a scrivere: “Non è allora venuto il momento di chiederci in quanti altri casi la nostra libertà produca in realtà solo odio e disprezzo? Di domandarci una buona volta perché ciò accade, se per avventura non ci sia qualcosa nel progetto multiculturale che non funziona?”.

Allora Bitonci non era così grossolano caro strabico Corriere. In tempi più lontani, il 4 orttobre 2001, sempre della Loggia scriveva in un pezzo dal titolo “Alla ricerca dei moderati”,
“Sì, dobbiamo assolutamente, dobbiamo con tutte le nostre forze credere che esistano gli Stati arabi «moderati» e in genere un Islam «moderato». Ce lo impongono, nel momento in cui è ormai imminente lo scontro in campo aperto con il terrorismo anch’ esso islamico, la saggezza più elementare, la più ovvia opportunità politica”.

Perfetto. Poi però il Corriere va da un’altra parte. Non osteggia i governi di centrosinistra, che dell’Islam moderato invece ne hanno fatto bandiera. Non sta con i rozzi politici che invece alzano le insegne dell’identità. Si cambia registro e su Repubblica, il 1° novembre 2014, in una intervista al premio Nobel Vargas Llosa, si legge: “Il fondamentalismo religioso, in particolare quello islamico, e il nazionalismo: due tipi di collettivismo che sono stati fonte delle peggiori disgrazie per l’umanità”.

Ma è il cane che si morde la coda, il ritorno nei nazionalismi arriva perché i governi cedono davanti all’aggressività dell’islam. “In Europa, il risorgere dei nazionalismi minaccia tutti i grandi progressi dell’integrazione europea con l’Est”. Capirai, l’Europa da Mare Nostrum a Triton, che integrazione ha garantito? E che tipo di sovranità hanno gli stati dopo la depredazione della sovranità fiscale? L’Islam da una parte, l’Europa dall’altra, due dittature che avanzano. Con buona pace dei giornali che si stracciano le vesti per i 12 morti di Parigi, che marginalizzano il malessere espresso dal No immigrazione e che dall’altra stanno con i poteri forti di Bruxelles. Di che morte preferiamo morire?

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

2 Comments

  1. v4l3 says:

    Sapendo la reazione di questi fanatici sarebbe meglio evitare queste vignette.
    Non sono religioso ne’ tanto meno musulmano ma penso che
    chi segue il corano lo prende molto piu’ seriamente di come facciamo con
    la nostra religione in occidente,non sto dicendo che e’ meglio una fede di un altra,una religione di un altra,
    meriterebbero la pena capitale questi pazzoidi.
    Rimane comunque il fatto che e’ inutile provocare con vignette simili
    sapendo che prima o poi si arriva a questo.
    Se dipendesse da me chiuderei le frontiere come un tempo ma non
    capisco cosa centrano queste vignette con la liberta’ di stampa.

    • Stefania says:

      Sono libertà di espressione, sono libertà di parola. Se abbassiamo sempre più l’asticella andando a trattare sui valori come il diritto a comunicare, che cosa ci resta? La dittatura o la schiavitù.

Leave a Comment