Islam e Occidente. La differenza nel rapporto uomo-donna

burquadi SERGIO BIANCHINI – La differenza fondamentale tra islam e civiltà occidentale è nel diritto di famiglia e relativa al rapporto uomo donna e al rapporto donna- corpo. Questa distanza non è nuova, esisteva già al tempo dei greci e dei persiani e quindi è parzialmente indipendente dal tenore di vita.

Quale sintesi avverrà a livello mondiale nel futuro? Non credo che si andrà semplicemente verso un progressivo avvicinamento dell’islam al modello occidentale che è assolutamente in crisi.
La donna, introdotta in occidente nella civiltà industriale moderna e separata dal ruolo casalingo, è in fibrillazione. Il rapporto uomo donna tradizionale è in piena crisi e la delusione amorosa, cioè l’evidente fallimento del sogno romantico è dominante.
La conseguenza pratica più grande è però la morte tendenziale della comunità domestica. Già i giovani che crescono in comunità domestiche anomale,  spezzate e ricostituite, magari più volte, con tensioni e discontinuità enormi, sono tantissimi.
La vita da single pare che a Milano coinvolga quasi metà delle persone fra i 30 e i 45 anni.
Quello che era chiamato da Reich “matrimonio doveroso” e che per millenni aveva costituito la base della comunità domestica, della comunità di vita quotidiana, è saltato. E il matrimonio amoroso, che nasce ormai da decenni sulla base della libera scelta dei coniugi, non più condizionata dalle famiglie e da considerazioni economico sociali ma solo dalla reciproca inclinazione psicofisica….dura poco.
L’amore iniziale si deteriora presto (salvo eccezioni)e allora, essendo il principale fondamento della costruzione domestica, tutta la costruzione cade.
Quindi ormai i single sono la maggioranza, e soccombe la comunità di vita quotidiana,  tradizionale fonte della crescita del bambino e del giovane ma anche unico vero supporto “sociale” all’adulto, anche con lo stato sociale attuale.
Certo, se la comunità domestica non funziona diventa una gabbia terribile e fonte di dolori, frustrazioni, deviazioni immani.
Quindi le esperienze di comunità domestiche di coppia o di gruppo, supportate o meno dallo stato o dai privati o dalla chiesa sono destinate ad aumentare.
Tra 40 o 50 anni vedremo cosa avrà generato l’occidente e l’oriente meno povero.
Nel frattempo chi dice tristemente che l’uomo sta mettendo al centro di tutto il proprio io ed il proprio benessere quale doverosità strategica propone?
Nessuno lo sa, ed infatti tutti si buttano sul riscatto dei più poveri come fondamento moralmente ineccepibile, per i più ricchi, della rassicurante doverosità tradizionale.
Per fortuna che c’è la diseguaglianza, viene da dire, altrimenti che spinta avremmo?
Quale è il nuovo “tutto” a cui si dovrà rapportare l’io che per millenni si è rapportato al capo, al Re a Dio. E che fine faranno tutte le saggezze, le virtù, le rivelazioni, le tradizioni? Forse tutto si ricomporrà a livello mondiale ma non credo come semplice adeguamento dell’arretrato all’avanzato.
Forse sarà il clima sociale in cui si colloca l’individuo il nuovo dio?  Quando ho fatto questi ragionamenti ad un nipote mi ha guardato di traverso e ha detto”tu sei pazzo”.
Detto da lui che è “moderno” e quindi non tanto lineare …non mi ha offeso.
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1 Commento

  1. renato says:

    La modernità non tanto lineare è frutto dell’irresponsabilità e dell’ambiguità di quei padri e nonni che hanno preferito adeguarsi alla suadente brezza sessantottina pregna di ogni sorta di diritti. Ed ora cercano delle giustificazioni, quando escono dal torpore, arrampicandosi sugli specchi o guardando verso usi e costumi che sono tanto lontani da noi quanto indesiderabili per chi abbia ancora un po’ di buon senso. La scimitarra di Maometto non ci serve ! Ciò di cui abbiamo grande bisogno è maggior rispetto, vale a dire senso civico, senso di responsabilità, senso del dovere. Dobbiamo ficcarci in testa che i diritti seguono l’adempimento dei doveri, non lo precedono. Fintantoché chiederemo più diritti dimenticandoci dei doveri ci scaveremo solo la fossa. Le religioni non sono la risposta alla impellente domanda di giustizia individuale e sociale.

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