Azawad: Ribelli laici contro islamici. Il terrorismo arruola “baby-kamikaze”

di REDAZIONE

Il Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (Mnla), la ribellione tuareg laica che il 6 aprile ha dichiarato l’indipendenza del nord del Mali, “esorta gli Stati che si stanno immischiando negli affari interni dell’Azawad a cessare immediatamente ogni forma di appoggio ai gruppi islamici, ai terroristi e ai narcotrafficanti che hanno preso in ostaggio i successi della lotta di liberazione dell’Azawad”. E’ questo l’appello lanciato dal Coordinamento dei quadri dell’Azawad, che fa capo a Mnla.

In una nota, il portavoce del Coordinamento, Habaye Ag Mohamed, lancia un ultimatum ai “gruppi terroristi affiliati o meno a questi Stati” a “lasciare immediatamente il territorio dell’Azawad”. “Il Coordinamento è indignato per l’amalgama che continuano a fare alcuni Stati e media tra Mnla e il gruppo salafita Ansar Eddine”, che rappresenta i tuareg islamici e che ora detiene il controllo di gran parte del triangolo strategico Kidal-Gao-Timbuctu.

Ma soprattutto, prosegue la nota, “è particolarmente insopportabile constatare che le risoluzioni delle Nazioni Unite ingiungono a Mnla di rinunciare all’indipendenza dell’Azawad e omettono di esigere l’uscita immediata dei gruppi terroristi da questo territorio”. Mnla “ha ribadito a più riprese la sua ferma condanna per la distruzione di simboli culturali a Timbuctu, per le flagellazioni e le persecuzioni subite dalle donne a Kidal”, precisa la nota, che definisce questa confusione “umiliante per dei democratici profondamente laici”.

Al contempo, in altre aree, l’attività di repressione condotta dai governi dei paesi islamici, unita alla difficoltà di reclutare nuove leve per eseguire attacchi kamikaze, sta spingendo al-Qaeda a puntare sempre di più sui bambini. L’ultima cellula in ordine di tempo a decidere di reclutare minori per i suoi attentati e’ quella di al-Qaeda nel Maghreb islamico, le cui basi si trovano in Algeria. La polizia di Algeri ha infatti arrestato due giorni fa un terrorista a Blida, scoprendo che aveva indosso una lettera dell’emiro Abdel Malik Droukedel nella quale gli ordinava di reclutare adolescenti per il gruppo. Prima dei terroristi algerini avevano iniziato a reclutare bambini soldato i gruppi jihadisti del nord del Mali e in particolare il Movimento per l’Unita’ e il Jihad in Africa occidentale (Mujao), i cui membri provengono in buona parte dai campi saharawi del Fronte Polisario.

Tra i ragazzini di quei campi, che vivono senza prospettive per il futuro nel sud dell’Algeria, avevano iniziato il reclutamento già gli uomini di Mokhtar Bel Mokhtar, l’emiro di al-Qaeda nel Sahara. A dettare la linea però sono stati i ribelli somali degli Shabab, che da anni reclutano ed educano i bambini del loro paese al jihad. Prima di reclutarli per la guerra vera e propria hanno iniziato un’attivita’ di propaganda, organizzando concorsi a premio sul Corano, nei quali i vincitori avevano in regalo fucili, per poi continuare con campi di addestramento e corsi per bambini, tutti regolarmente ripresi dalle telecamere e mostrati con orgoglio sul Web.

In occasione di alcuni di questi concorsi apparivano in video bambini di pochi anni, ancora in braccio alle loro mamme, già con la pistola giocattolo in una mano e il Corano nell’altra. Quando però i miliziani somali si trovano in villaggi dove la popolazione non accetta di consegnare loro i bambini, inizia il reclutamento forzato. E’ quanto ha denunciato lo scorso febbraio ‘Human rights watch’, ong secondo la quale “i ribelli hanno rapito molti bambini da case e scuole nel sud della Somalia, sequestrando inoltre le bambine per matrimoni forzati”. Hrw ha accusato pero’ anche le forze del governo transitorio somalo di Mogadiscio di aver usato i bambini come combattenti. Il fenomeno dei bambini soldato nel mondo islamico non riguarda infatti solo i gruppi jihadisti.

Solo la scorsa settimana anche le formazioni della guerriglia siriana, che combatte contro il regime di Bashar al-Assad, sono state accusate di aver usato ragazzini in combattimento. Un video, pubblicato in rete, ha mostrato un bambino arruolato nelle fila dei ribelli siriani, nel mezzo di un combattimento vicino al villaggio di Azzara. Le immagini, girate a fine giugno, mostravano un ragazzino con un kalashnikov e, appeso al collo, un portamunizioni.

Il ricorso a bambini soldato non è però un fenomeno che riguarda esclusivamente i paesi islamici. Si stima infatti che 250mila bambini siano coinvolti in conflitti in tutto il mondo.

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