Irregolarità voto all’estero: il giudice dà ragione a Guadagnini (Siamo Veneto). Ora decide la Corte Costituzionale

guadagninidi Antonio Guadagnini* – Abbiamo vinto. Il tribunale di Venezia ci ha dato ragione. La legge che regola il voto degli italiani all’estero deve essere rimessa al giudizio della Corte costituzionale. Per me è una grande soddisfazione. Abbiamo deciso, unici in Italia, di ricorrere al tribunale contro una legge che non ha niente di democratico e che viola palesemente la Costituzione. Lo scandalo lo conoscono tutti, tutti ne parlano, noi siamo andati in tribunale, e il tribunale ci ha dato ragione, anzi è giunto ad affermare nell’Ordinanza di rimessione che: “Il voto per corrispondenza presenta tali e tante ombre da far persino dubitare che possa definirsi voto”.

Del resto, era impossibile non darcela, in quanto la modalità di voto si presta a brogli e truffe di ogni tipo. Basta guardare i servizi fatti dalla trasmissione “Le Iene” tra ottobre e novembre scorsi. Io stesso sono entrato in possesso di una scheda che avrei tranquillamente potuto votare e spedire. Non è assolutamente difficile accaparrarsi schede, basta conoscere qualche residente all’estero, e/o pagare qualcuno che le raccolga, come hanno documentato bene in alcune puntate de “Le Iene”.

Il problema è peraltro ben risaputo anche al Ministero degli Esteri. Infatti, l’ambasciatore Cristina Ravaglia (direttore generale del ministero degli Esteri per gli italiani all’estero), dopo le elezioni politiche del 2013 inviò una nota all’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi, nella quale scriveva che il sistema di voto è: “totalmente inadeguato, se non contrario ai fondamentali principi costituzionali…” e ancora: “quello per corrispondenza è soggetto come evidente a una serie di variabili incertezze (quali l’affidamento ai sistemi postali locali, il pericolo di furti, incette, pressioni, compravendite, sostituzione del votante ma non solo)”.

Ci sono quasi 5 milioni di italiani iscritti all’AIRE, quindi ci sono milioni di schede che possono essere intercettate e votate in modo truffaldino. Cinque milioni sono un numero talmente alto da poter inficiare il risultato anche delle prossime politiche. Per questo chiedo – e in un paese serio non ci dovrebbero essere dubbi in merito -, che si voti dopo che la Corte Costituzionale si è espressa. Sarebbe uno scandalo se ciò non avvenisse. Votare con una legge sulla quale pende un giudizio di incostituzionalità sarebbe gravissimo. Cosa succederà se votassimo e poi i voti degli italiani all’estero risultassero essere stati determinanti per l’esito? Possiamo basare le garanzie di imparzialità libertà e uguaglianza sancite dalla Costituzione sul “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato” di una sentenza “sanatoria” a posteriori? Possiamo accontentarci, come è successo per il Porcellum, di un condono tombale? Perchè ci sono pochi dubbi sul fatto che questa legge sia effettivamente incostituzionale. Essa è sicuramente antidemocratica, e se la Corte non la dichiarasse incostituzionale, si prenderebbe una responsabilità enorme.

Sappiamo bene che un voto per corrispondenza non può garantire quegli standard minimi che rendano credibile il voto, così come inteso dalla Costituzione italiana.
Quando una scheda viene recapitata a domicilio sfugge dal controllo di chiunque: quindi la regolarità del voto è affidata all’onestà del votante. Ma questo ‘standard’ è insufficiente e quindi inaccettabile. La nostra costituzione all’art. 48 afferma che il voto deve essere personale, eguale, libero e segreto.

Nessuna di queste caratteristiche viene garantita dalla legislazione elettorale relativa agli italiani all’estero, dato che in questi casi il voto del cittadino:
non è “personale”, in quanto non c’è alcun controllo durante l’esercizio del voto, e di conseguenza una persona può votare al posto di un’altra (io ho raccolto testimonianze sul fatto che succeda);
non è “uguale” poiché votare all’interno di un seggio non è la stessa cosa che votare in un luogo stabilito a piacere dopo aver ricevuto la scheda per posta (e nel caso in cui tali ipotesi fossero ritenute ‘uguali’, io chiedo che possano votare per posta non solo i residenti all’estero, ma tutti gli italiani);
non è “libero”, in quanto la garanzia della libertà di voto si concretizza nell’assicurazione di poter esercitare tale diritto senza subire pressioni o minacce, fisiche o psicologiche, garanzia che il voto per corrispondenza non presuppone;
non è “segreto”, in quanto solo un seggio può garantire (e, purtroppo, nemmeno sempre) la segretezza del voto, tenuto anche conto che la segretezza non opera solo internamente, a tutela dell’elettore, ma anche esternamente, a tutela della legittimità delle operazioni elettorali in quanto è necessario che tutti gli elettori siano ragionevolmente certi della effettiva segretezza del voto espresso da ciascuno. Da qui l’indispensabilità di postazioni di voto pubbliche o comunque sorvegliate.
Affidare le sorti di un paese – che si tratti di elezioni politiche o di referendum costituzionale poco rileva – al voto per corrispondenza, rischia di rendere ridicolo l’esercizio della democrazia.
Il gioco democratico, per essere credibile, deve prevedere regole del gioco certe ed uguali per tutti, altrimenti la democrazia diventa una farsa anti-democratica.

Tra le cose che possono succedere con l’attuale normativa:
– Se chi cambia residenza non comunica la variazione, le schede vengono spesso recapitate agli inquilini subentrati, i quali possono votare senza che nessuno si accorga di niente;
Siccome le schede vengono recapitate al nucleo familiare tutte assieme, un soggetto può votare per tutti, oppure si possono consegnare tutte ad una terza persona, la quale dopo aver votato le riconsegna ai legittimi proprietari, i quali provvedono a rispedirle al consolato;
Sappiamo che ci sono organizzazioni locali, patronati, sindacati che raccolgono le schede e le usano “a piacere”…
*Consigliere regionale Siamo Veneto

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2 Comments

  1. Orazio says:

    Assolutamente d’accordo.

  2. Paolo says:

    Non comprendo perché gli italiani all’estero debbano votare per i nostri problemi interni. Buona parte di questi non sanno nemmeno dov’è l’Italia e spesso non parlano l’italiano, sopra tutto chi vive in America!

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