UN’IRLANDA UNITA? IL PERCORSO E’ AD OSTACOLI

di VERCINGETORIX

L’Irlanda del Nord dovrebbe tenere un referendum sull’Irlanda unita dal 2016 in poi. È quanto ha affermato di recente da Martin McGuinness, ex comandante dell’Esercito Repubblicano Irlandese e dirigente di punta dello Sinn Fein, il principale partito repubblicano irlandese da sempre favorevole all’unificazione tra le contee del nord controllate dal Regno e che da anni lotta per l’unione della provincia del Regno Unito alla Repubblica irlandese.
L’ultima parola sul referendum spetta però al governo di Londra, già alle prese con un referendum per l’indipendenza presentato dalla Scozia. La consultazione irlandese secondo McGuinness si potrebbe tenere dopo le prossime elezioni dell’assemblea autonoma dell’Irlanda del Nord, previste per il 2015 o il 2016.
La proposta arriva durante un’intervista di McGuinness al The Irish Examiner: “Questi tempi mi sembrano ragionevoli –  ha aggiunto – e sarebbe giusto vedere cosa pensa la gente che vive nelle Sei Contee, se restare legata al Regno Unito oppure far parte di un’Irlanda unita. Una scelta che potrebbe avenire in qualsiasi momento tra il 2016 e 2020-21″ concluso McGuinness.
Fino ad oggi l’isola d’Irlanda risulta divisa tra le 26 contee della repubblica indipendente (Eire) e le sei contee del nord (Northern Ireland). Eppure qualcosa non torna. Il Nord dell’Irlanda è un mix di due religioni e (soprattutto) due backgrounds politici ben diversi: nazionalisti / repubblicani (non necessariamente, ma prevalentemente cattolici) e unionisti / lealisti (non necessariamente, ma prevalentemente protestanti). Qui e altrove, la religione è un aspetto assolutamente contingente e secondario alla lotta di indipendenza irlandese. Prendiamo ad esempio l’eroe repubblicano Theobald Wolfe Tone, protestante anche lui !
Ad ogni modo la situazione sembra essersi calmata (nonostante i dissidenti repubblicani come RIRA e CIRA si siano ringalluzziti negli ultimi anni), e dunque si comincia, come per la Scozia di Alex Salmond (Scottish National Party), a parlare della riunificazione.
I sondaggi pare non siano incoraggianti per la comunità nazionalista dell’Irlanda. Essi, in primo luogo, denotano le forti divisioni che ancora perdurano all’interno delle due comunità. Tra i vari quesiti posti nell’ultimo si chiedeva alla popolazione nordirlandese di definirsi dal punto di vista del background; ovvero se il campione si considerava cattolico o protestante. Non sorprende il fatto che il 71% dei protestanti si voglia definire britannico, ma quello che colpisce è quello sparuto, seppur significativo, 8% cattolico che non ha problemi a etichettarsi come britannico. Ciò conferma quel che gli osservatori rilevano sulla complessità della situazione che non deve mai essere sottovalutata. D’’altronde anche un 4% protestante si sente profondamente irlandese, lo stesso Ian Paisley, ex leader del DUP, il maggiore dei partiti unionisti, si definì “un uomo irlandese”. Entrambe le comunità non danno molto spazio, invece, alla classificazione di “nordirlandese”: un concetto che, effettivamente, stenta ad avere un passato ed un futuro.
Sorprendentemente questo secondo prospetto mette d’accordo le due comunità: sia la protestante, che quella cattolica reputano importante la questione della nazionalità.
Cosa significa però essere irlandesi o sentirsi britannici ? Certamente la definizione non si esaurisce esibendo bandiere britanniche durante le parate o tricolori irlandesi durante San Patrizio. E’ senza dubbio una questione più profonda. Gli irlandesi si riconoscono nella loro lingua originaria, il gaelige (in italiano reso con gaelico, termine alquanto generico), anche se la maggior parte di loro non sono capaci di parlarlo fluentemente. In genere, i repubblicani più convinti lo usano come prima lingua.
Un famoso modo di dire repubblicano è “The biggest compliment you can give to your enemy is to speak their language”, come appunto per dire che non sentono l’inglese come la loro lingua di elezione. L’uso del Gaelico è stato fortemente impedito in passato e ancora oggi non sembra essere ben visto dalle autorità unioniste e britanniche.
Un altro punto di forte personalità irlandese è la religione cattolica. Sebbene non sia una discriminante (un protestante può benissimo sentirsi un irlandese a tutti gli effetti), è comunque una componente fortemente radicata; sebbene si vada ripetendo da anni che la religione ha un’influenza minima sulla questione irlandese che è prettamente una lotta POLITICA.
E’ stato inoltre chiesto agli intervistati come voterebbero in un ipotetico referendum sulla riunficazione dell’Irlanda del Nord con quella del Sud per formare un paese a 32 contee. Il risultato è sorprendente: solamente il 69% tra i cattolici sarebbe favorevole alla riunificazione come pure un misero 6% tra i protestanti. Probabilmente i molti cattolici recalcitranti (26% i contrari) temono possibili ripercussioni negative in campo economico. D’altronde, negli ultimi anni, l’Irlanda del Nord è stata interessata da investimenti a pioggia, generosamente elargiti dai governi Blair e Brown per “cementificare” la pace. Infine 85% dei protestanti si dichiarano contrari alla riunificazione, che il vicepremier repubblicano dello Sinn Fèin, Martin Mc Guinness ha, appunto, auspicato per il 2016.
L’ultimo importante quesito posto alla popolazione nordirlandese riguarda le sue aspettative istituzionali. La domanda era: “L’Irlanda del Nord è stata istituita nel 1921, quale pensi sarà il suo status nel 2021?”. Una forte componente è risultata indecisa (19% tra i protestanti e 8% tra i cattolici), ma molti non sembrano avere dubbi: il Nord Irlanda resterà parte del Regno Unito per il 57% dei protestanti e per un 28% di sfiduciati cattolici. Mentre il 64% dei cattolici e il 24% dei protestanti vede un’ Irlanda unita nel 2021. Solo un quarto dei protestanti, dunque, si aspetta la riunificazione. “La gente prenderà una decisione sul potenziale che potrebbe portare la riunificazione dell’Irlanda in termini di stabilità politica e in termini di leve economiche” questo é quanto affermato da Martin Mc Guinness, un tema veramente caldo in questo momento di crisi.


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2 Comments

  1. Luporobico says:

    La situazione dell’Irlanda del nord è critica…………..
    Ci sono troppi coloni inglesi da quelle parti,troppi……………

    • Brixiano says:

      Sicuramente troppi…..è anche vero che, nel corso degli anni, la Repubblica Irlandese non si è mai troppo scaldata a favore dei nazionalisti del Nord, basta leggere ad esempio libri come “La storia dell’Ira” o “Un giorno della mia vita” di Bobby Sands. Spesso e volentieri la Repubblica, forse per paura di ritorsioni della perfida albione, ha mantenuto atteggiamenti ambigui nei confronti delle legittime aspirazioni delle tre contee. E comunque, we stand by IRA.

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