Io, triestino, al seggio ho disconosciuto l’Italia

di ROBERTO GIURASTANTE

Oggi presentandomi al seggio alla sezione 220 di Trieste ho dichiarato la non validità delle elezioni politiche della Repubblica Italiana nella Zona A del Territorio Libero di Trieste, e quale cittadino del Territorio Libero mi sono dissociato dal voto, non essendo rappresentato da nessuna lista italiana ed essendo le elezioni svolte in violazione delle leggi vigenti nel Territorio Libero.

L’Italia non ha infatti alcuna sovranità su Trieste, essendo questa categoricamente esclusa dall’articolo 21 del Trattato di Pace in vigore, e vi esercita una semplice amministrazione temporanea ricevuta in base al Memorandum di Londra del 1954 da USA e Gran Bretagna. Un semplice mandato amministrativo di tradizione britannica simile a quello che le Nazioni Unite avevano affidato all’Italia nel 1949 per l’ex colonia della Somalia.

Tutto qui.  L’esercizio dell’amministrazione temporanea non dà ovviamente all’Italia il potere di imporre nel territorio amministrato il proprio ordinamento, ma solo di far rispettare le leggi esistenti nel rispetto dei diritti dei cittadini di questo territorio. Tutte le misure amministrative attuate dall’Italia in esecuzione del mandato di amministrazione civile provvisoria sono quindi legittime, mentre illegittime quelle assunte in sua violazione o in simulazione di sovranità.
Come appunto le elezioni della Repubblica Italiana, che non possono essere svolte a Trieste essendo il Territorio Libero Stato estero la cui integrità e indipendenza sono assicurate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (art. 21 comma 1 del Trattato di Pace del 1947).
Che le elezioni della Repubblica Italiana possano svolgersi solo sul territorio nazionale è d’altronde pacificamente confermato dal Testo Unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 che lo esplicita all’articolo 1 punto 2. Come pacificamente acclarato che il Trattato di Pace sia in vigore per la stessa Italia che lo ha ratificato con legge n. 3054 del 25 novembre 1952  e di cui è fatto obbligo il rispetto anche ai sensi degli articoli 10 e 117 della stessa Costituzione della Repubblica Italiana.
I cittadini di Trieste che disconoscono le illegittime elezioni italiane svolte a casa loro, stanno quindi esercitando pienamente il diritto della legalità. A cui sembra gli amministratori italiani non siano abituati.
Clicca per ingrandire e leggere la dichiarazione di “non voto”
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44 Comments

  1. gianni says:

    Maledetta l’ora che arrivo l’Audace!!!
    Trieste non si inventa una indipendenza,era solo amministrata dall’Italia,non ha mai parso il titolo di Territorio Libero di Trieste!
    Dopo la fine della Yugoslavia e il classico menefreghismo infrastrutturale-organizativo italiano,Trieste si ricorda della sua storia VERA e cerca di risorgere.
    Per i triestini e non che vivono Trieste consiglio di prendere in edicola La Voce di Trieste di questa settimana,in particolar modo pagina3;spiega per bene perché l’Italia a Trieste ha ancora il titolo di amministrazione civile provvisoria dal 1954.

  2. davide says:

    Senza contare la pagina 0 dell’ONU sul trattato di Osimo, mai fatta vedere agli italiani….dicono che un trattato bilaterale non può annullare un trattato internazionale….

  3. tlt13 says:

    Non è uno sono alcune centinaia ……

  4. Stefano TLT says:

    Ci sono persone cosi attente alla propria immagine che, quando sono pieni di aria nell’intestino, invece di farla uscire per le vie naturali, per non dare adito a commenti ridicoli noi loro confronti, preferiscono farla uscire dalla bocca.
    Il risultato, spiacente per loro, è il medesimo.
    Buona giornata

  5. Andrea says:

    Ccs,sei l’esempio perfetto del italiano medio. Disinformato e ignorante. W tlt.

    • toscano redini says:

      Se ti riferisci al Toscano, prendi nota che egli si sente profondamente offeso a esser qualificato “italiano”.

      Dell’italiano dallo a te stesso e ai tuoi simili, ch’io m’accontento d’esser toscano; e ti dirò di più, se non fossi nato in Toscana, preferirei non esser nato.

      et repetita juvant: delenda est italia!

  6. toscano redini says:

    viva Trieste!

    delenda est italia

  7. Salice triestino says:

    Comunque è triste che non abbiate capito che Trieste ha basi giuridiche fondate su questo argomento, non sono le sparate di una lega locale. Ma veramente, perchè deridete queste cose? Addirittura il Ghidotti, che di solito apprezzo e scrive cose sensate. Questo mi fa capire perchè in Padania l’indipendentismo non fa strada, ho paura che ormai siate fatti di pasta italiana, e quindi non capite. Bam, che peccato!

    E proprio per rispondere a Ghidotti.
    Guarda che le zone A e B erano provvisorie. Avrebbero dovuto venir unfiicate dopo 3 mesi dalla nomina del Governatore del Territorio Libero di Trieste, cosa che purtroppo non avvenne mai a causa di problemi di politica internazionale, coi due blocchi a farsi i dispetti.
    Il Governatore non avrebbe potuto comunque essere nè cittadino italiano nè jugoslavo,
    Il Trattato di Osimo del 1975 non è nemmeno registrato all’ONU, ed è stato il frutto di un accordo tra soli due Stati, quasi una sentenza di usucapione dopo 20 anni di amministrazione provvisoria. Ciò che rimane valido è il Trattato di Pace del 1947, sottoscritto da decine di paesi.

    Guardate cosa ha risposto l’ONU nel 1983: http://triestelibera.org/it/wp-content/uploads/2012/03/Lettera_Giovanni_Marchesich.pdf

    Per cui uno spiraglio rimane sempre aperto.

    • Miramare says:

      Salice piangente ma non triestino o triestino rinnegato!
      Ma cosa importa se l’ONU ratifica o non ratifica ?
      Dove cavolo hai studiato diritto internazionale ?
      Alla sQuola BosUina ?
      Quando mai voi autodidatti onanisti del diritto smetterete di rompere le ballei e permetterete a chi conosce la materia di adoperarsi per il bene delle nostre genti ?

      Finchè continuerete a giocare con la nostra storia, avrete sempre aperto uno spiraglio, proprio come tu dici: l’ orifizio anale, per farvi inchiappettare da italiani e sloveni !

      Son triestin potoco
      e chi me toca guai !

      San Giusto vi punirà !

  8. Bonnie Blue Flag says:

    Nel mio piccolo, come bresciano e indipendentista ho rifiutato le schede di camera e senato, facendo verbalizzare che non riconosco l’autorità civile e morale di uno stato dal quale mi dissocio e che non mi rappresenta.

  9. lombardi-cerri says:

    Cari amici,
    ma non avete ancora capito che Roma , dopo aver meridionalizzato Alpini e Lagunari, con una mossa calcolata da tempo ha in mano le armi, unica “ragione ” a favore dell’unità d’Italia e che, quindi , ogni altra considerazione , fondata o meno , vale zero ?
    Lo avete capito che , per non perdere i loro prvilegi , sono disposti a sparare ?

    • fabio ghidotti says:

      non ho capito cosa c’entra l’intervento di Lombardi-Cerri con la questione triestina.
      Comunque dissento con lui sulla “determinazione a sparare” degli italioni. Come ha scritto qualcuno “la guerra è bella ma scomoda”, e molti farebbero bene i loro calcoli prima di rischiare la pelle.
      Io credo che sia invece ora di gridare “vedo!” di fronte al bluff italiota. Ci penseranno i sudtirolesi nei prossimi anni a farlo per noi.
      L’italia è un gattopardo di carta.

  10. Francesco Mario says:

    Se gli indipendentisti sono dello stampo dell’autore dell’articolo, del salice triestino e di chi vuol chiedere aiuto allo Slovenia, l’indipendentismo è morto e sepolto.
    Sarebbe interessante sapere quanti a Triestre la pensano come loro, forse qualche “sciavo”.
    Conunque per quanto li riguarda un risultato i sullodati l’hanno raggiunto: l’assoluta indipendenza dalla ragio0ne e dalla storia.

    • Salice triestino says:

      1 – La Slovenia non ci aiuterebbe in questo processo perchè si vedrebbe sottratta dell’unico sbocco la mare, visto che quella parte del territorio sloveno ricade nei confini dell’ex Territorio Libero di Trieste.
      2 – Basta usare termini offensivi come “sciavo”. Qui a Trieste italiani e sloveni hanno convissuto da sempre, ed anzi, i Triestini di lingua slovena sono quelli che possono vantare radici più antiche in questo territorio.
      3 – Quanti la pensano così? Non si sa, ma di sicuro sono la gran parte dei Triestini originari che hanno ancora un barlume di ragione. Ed in ogni caso, conta poco quanti siano, perchè se si tratta di leggi internazionali, queste vanno rispettate e basta.

  11. CSS says:

    Oggi presentandomi al seggio alla sezione 220 di Trieste ho dichiarato la non validità delle elezioni politiche della Repubblica Italiana nella Zona A del Territorio Libero di Trieste, e quale cittadino del Territorio Libero mi sono dissociato dal voto, non essendo rappresentato da nessuna lista italiana ed essendo le elezioni svolte in violazione delle leggi vigenti nel Territorio Libero.

    accidenti cosa si inventano le persone per cercare di prendere una pensione…eh si perchè ci sono buone possibilità che ottenga la pensione per demenza manifesta

    non vuole votare? non lo fa
    vuole fare una protesta sulla rappresentazione elettorale o sul legge del trentino? la sede elettorale non è il posto giusto, o meglio è il posto giusto se si vuole passare da idioti e non ottenere nulla

    • Salice triestino says:

      Guarda che è realtà il tutto, E poi cosa c’entra il Trentino? Solito italanuzzo che confonde Trento con Trieste?

      • CSS says:

        si hai ragione, ho confuso trento con trieste, trento è in austria, trieste in albania…ma infondo non ci si può ricordare di tutti i paesotti sperduti

        • Salice triestino says:

          Beh, certo, come arrampicarsi sugli specchi quando si cade in clichè che fanno affiorare la propria crassa ignoranza.

        • mauro says:

          OGGI COME OGGI …. MEGLIO IN ALBANIA CHE CON STI 4 PAIAZI!!!

        • Sandi Stark says:

          Trento c’entra, anch’essa fu aggredita ed occupata nel 1918 come noi, senza un straccio di referendum di annessione. Anche a Trento ci furono le deportazioni e la repressione, ma il tentativo di etnocidio fu meno intenso che da noi perchè non ci furono espulsioni di civili verso altri Paesi (noi ne perdemmo 40 mila dal 18 al 24).

          Esattamente come da noi, a Trento fu riscritta la storia e scalpallato qualsiasi simbolo identitario dei tanti secoli passati insieme direttamente come parti dell’Austria.

          A differenza nostra, Trento votò la Costituente italiana del 1947.

          A differenza nostra, Trento ha una autonomia provinciale, la nostra è solo una pallida imitazione sotto il potentato della provincia di Udine che prevale in Regione e che ha interessi economici contrari a quelli della città.

          Trento ebbe un numero di volontari per l’Austria nel 1915, superiore al nostro.

          Per il resto ci somigliamo abbastanza, non si possono cancellare 6, 7 ed 8 secoli (il caso di Gorizia) di appartenenza al mondo Imperiale austriaco.

        • Franz says:

          Guarda, e facile, Trento e Trieste sono le due città collegate dal famoso ponte… quello che tanti italiani nel periodo della prima guerra mondiale credevano esistesse veramente.
          Il livello di scolarizzazione quella volta era basso, e quindi era comprensibile.
          Oggi per l’ignoranza non si può più invocare il basso livello di scolarizzazione. E per l’ottusità non si potuto farlo MAI.

  12. Modena Libera says:

    Concordo, questo è un grande.
    Purtroppo, non ha ragione dal punto di vista legale, ma se non altro non si è limitato al roma ladrona od a certi slogan verbali da bar tipici dei politici leghisti, che loro sì, dovrebbero inventarsi qualcosa di simile per iniziare un percorso di indipendenza con almeno delle basi giuridiche.
    Dunque, pieno rispetto per il Tipo.

    Ducato di Modena

  13. fabio ghidotti says:

    concordo pienamente con Giovanni Napomuceno.
    E’ ridicolo che il rifiuto dell’ultima tappa di un processo di arbitrato internazionale per appellarsi alla penultima venga spacciato per indipendentismo.

    • Unione Cisalpina says:

      nella sekonda c’è la longa manus romana ed italiota

      • fabio ghidotti says:

        e nell’altra metà c’è la longa manus belgradese e jugoslava. E allora?
        La suddivisione in zone A e B era semplicemente una tappa provvisoria di una sistemazione comunque regolata da fuori. Non certo il prodotto di una capacità di autodeterminazione dei triestini, nè l’ipotesi internazionale di una Trieste “città libera”. (che senso avrebbe avuto la zona B)?

        • Giancarlo says:

          @fabio ghidotti

          Argomentazioni storicamente fondate, razionali e di buon senso le tue, ma il buon senso non può nulla contro la micidiale accoppiata fanatismo + stupidità. Hai presente l’accoppiata Lega Merd + Banana? La Lega delle origini aveva molte buone ragioni dalla sua e anche diverse persone valide nella base (non nel vertice dopo le epurazioni di Bossi), ma una volta costituita la coppia di fatto con il Banana fine della storia.

        • Ukpome unione Cisalpina says:

          la yugo non esiste + ma Trieste può evitare l’onta italo_roman_pelasgika …

          • Sandi Stark says:

            Argomentazioni Storicamente Fondate un corno. L’Indipendentismo triestino è sempre esistito, nel medioevo era uno dei pochi “LIberi Comuni” del mondo.

            Si confederò con Bisanzio e con il Patriarcato di Aquileia, poi per difendersi dalle mire veneziane e stanca di secoli di guerre e scorrerie, il LIbero Comune tramite il suo “consiglio” delle 13 casate che rappresentava circa una suddivisione amministrativa della città ed era quanto di più “democratico” c’era al momento (dopo l’insuperato momento del Ducato di Carantania che era alla base della dichiarazione di LIncoln), si confederò con il Granducato d’Austria.

            In cambio alla seconda Dedizione del 1382 (la prima del 1363 era fallita), la città ottenne dal Granducato una autonomia amministrativa molto spinta; il patto di reciproco scambio era anche vantaggioso: poche bigonce di vino e di sale, in cambio della protezione militare.

            Questa tradizione continuò durante tutti i 636 anni di appartenenza all’Austria; la città era anche “città immediata” cioè aggregata direttamente alla Corona. Se guardate i filmati del rito asburgico alla cripta dei Capuccini di Vienna, vedete che gli Imperatori d’Austria hanno il titolo di “Signore di Trieste”, senza altri territori di mezzo. Anche dopo la formazione del Litorale Austriaco, la tradizione continuò.

            Nei primi del 1900 il Comune di Trieste aveva poteri impensabili rispetto qualsiasi standard di autonomia oggi presente in Italia. Il Comune si occupava praticamente di tutto meno che di una parte dell’ordine pubblico e della difesa, poteva anche permettersi di insultare indirettamente Vienna, come quando intitolava delle strade ai nemici dell’Austria, tristi episodi di momenti nei quali governò la giunta liberal-nazionale, ma la Costituzione era la Costituzione ed il governo di Vienna ingoiava.

            A metà del 1800 quando si instaurava lo zollverein e si parlava di “Lega Germanica”, giunsero a Trieste anche gli interessi economici della Baviera, entro breve si iniziò a parlare di indipendentismo. O meglio, di una città smilitarizzata ed ancora più autonoma, sempre confederata. Il 1848 non toccò Trieste, fu premiata dalla Corona per la terza volta, con il titolo di Città Fedelissima. Poco dopo il massimo esponente della cultura italiana Rossetti, ricordava che il futuro della città poteva essere assicurato solo in congiunzione con l’Austria.

            I maggiori teorici del moderno indipendentsimo triestino sono Vivante e Pittoni, dei primi del 1900. Il secondo proponeva una specie di Territorio Libero di Trieste all’Internazionale (non ricordo se nel 1909 o poco prima). Il primo dedicava la sua vita a spiegare ai cittadini, che i nazionalismi avrebbero distrutto la città multietnica, nata e costruita come porto della Mitteleuropa.

            Nel 1915 le trattative italo-austriache prima del tradimento italiano, discutevano proprio di questo: una città libera, smilitarizzata ed indipendente, come “cuscinetto” tra due mondi che la contendevano. Come sappiamo, l’Italia discuteva di questo per prendere tempo ed aveva altre mire, ma le carte rimangono.

            Nel 1918 anche Wilson rispolverò la teoria, per il bene della città e della Mitteleuropa. Voleva applicare gli stessi criteri che si sarebbero visti per Danzica, ma morì ed al suo successore non interessò più. Nel 1919 volevano l’Indipendenza la camera di commercio e tutti i sindacati (come da materiale ritrovato presso il New York Times ma misteriosamente scomparso dalla città). Gli indipendentisti come Pittoni (e vari altri a Gorizia) furono costretti ad espatriare in Austria pena la morte, alcuni di essi ricevettero veri e propri attentati a fuoco, mentre la città subiva pulizia etnica da parte degli italiani, internamenti, deportazioni e repressione nazionalista.

            Non appena giunti gli italiani, si trovarono con un sistema amministrativo cent’anni più avanzato del loro. Lo mantennero formalmente fino a quando si conculsero le tratttive internazionali.

            Poi fu la fine: sia Gorizia che Trieste persero l’autonomia amministrativa, nonostante illustri personaggi italiani come Giovanni Gentile, avessero espresso stima ed ammirazione per gli ordinamenti legislativi, nella fattispecie quello scolastico che Gentile era venuto a studiare da queste parti per creare la sua “riforma”.

            Nel 1947 gli alleati non fecero altro che rispolverare il vecchio piano per salvare la città dalle mire contrapposte di Tito e dell’Italia. Nel regolamento del TLT ci sono quasi tutti i contenuti della storica indipendenza e poi autonomia triestina. Anzi, quel regolamento era troppo accondiscendente nei confronti dell’Italia, che per come si comportò con la città, avrebbe dovuto essere cacciata su due piedi, ma si sa che gli interessi del blocco atlantico contro quello socialista, erano prevalenti.

            Durante il TLT la città rifiorì; nel 1947 il Porto aveva superato i record del periodo asburgico. La flotta era rinata, i cantieri varavano navi, le fabbriche producevano ed esportavano. Un impiegato del TLT guadagnava come un capitano dell’esercito italiano, come oggi da un minimo di € 2.500 ad un massimo di € 3.400.

            Ma gli interessi internazionali mutarono, le potenze trovarono un accordo e gli alleati, stanchi di spendere soldi e della situazione, si ritirarono come sappiamo.

            Ne seguì la crisi economica e la disperazione, i triestini indipendentisti e/o multietnici furono costretti a lasciare la città e rifugiarsi in Australia per fare posto agli esuli istriani e gli altri regnicoli che avrebbero italianizzato la città completando l’opera iniziate nel 1918.

            Sparirono i cantieri, sparirono le navi, sparirono le fabbriche, si ridussero le assicurazioni, le banche e tutto il resto. Quello che si poteva depredare, veniva trasferito in Italia.

            Ora Trieste potrebbe avere una sorte economica ancora migliore del periodo asburgico, perchè il traffico internazionale dei container è cresciuto in modo incredibile per i traffici con l’Est, nessun porto ha i fondali di Trieste e nessun’altro è su una rotta più breve. Ma quei traffici fanno il periplo dell’Europa ed all’Italia non interessa investire sul porto di Trieste perchè ne ha già altri 100 con le loro potentissime lobby. Come sappiamo da sempre, come si scriveva nel 1800, nel 1900 e negli anni 2000.

            E’ tutto qui, i supporter di Trieste Libera sono solo in minima parte i superstiti delle pulizie etniche italiane, gli abitanti originali sono forse 1/3 rispetto a quelli che c’erano nel 1918.

            Ma anche se figli di immigrati, questi triestini hanno compreso che non può esserci futuro per Trieste con l’Italia. Ed è tutto, perfettamente “storico” e dimostrabile. E’ una storia molto vecchia.

            • Kaio says:

              Quello che ci frega sono i collegamenti (in stato di abbandono) con l’entroterra, se si sitemano quelli e se si applicasse l’allegato VIII, soprattutto per quanto concerne la concessione di zone portuali adibite ad attività manifatturiere, nel giro di un anno potremmo già essere in attivo col bilancio.

            • Luca Milkovitsch says:

              Impeccabile.
              Spero che in molti leggano questo post, capendolo. Ma troppi dei commenti che leggo sono sintomo di un’ignoranza tale che ho paura che questa speranza sarà vana…
              Grazie Sandi per questa parentesi di intelligenza e cultura.

  14. Unione Cisalpina says:

    bene salice triestino… speriamo possiate proseguire kon accerto nel vostro intento di libertà statuale e ke a Trieste si koalizzino in molti intorno a kuesta meravigliosa possibilità di distakko dall’italia impestata di roma …

    magari kiedendo appoggio alla Slovenia (x kuanto possibile… anke se improbabile), stante ke i padani non vi possono dare alkun aiuto, dispersi nel vago indipendentismo in kùi li ha kostretti il famigerato, deleterio, ciarlatanesko, korrotto e ladro (di speranze, ideali e finanze pure) leghismo bossiano, ora maronian_tosiano…

  15. Giovanni Napomuceno says:

    Il Trattato di Osimo del 1975 ce lo siamo fumati con l’erba dei cucchi ?

    Se speriamo di ottenere consensi o simpatie con l’esposizione mediatica del vuoto cerebrale, resteremo schiavi non solo di Roma ma anche di Varese ! In eterno !

    • Miki says:

      Guarda che nel testo viene citato “in accordo con.. …leggi 379/2000 e 124/2006”. Che poi sia pertinente o meno è un altro paio di maniche

    • Franz says:

      La legittimità del trattato di Osimo è stata contestata da sempre.
      E, normalmente, chi ne rivendica la validità spesso non l’ha neanche letto.
      A parte tutte le eccezioni di incostituzionalità (mai dissipate), basta leggerlo per rendersi conto che è solo un “gioco delle tre carte” diplomatico.
      Ci dicono che il trattato di Osimo avrebbe restituito la sovranità di Trieste all’Italia… bene, per favore, prendete il ditino e mostratemi la riga in cui sta scritto.
      Poi dovreste spiegare come sia possibile che un trattato bilaterale, firmato solo da Italia e Yugoslavia, possa andare a modificare il trattato di Parigi, che è stato sottoscritto da alcune DOZZINE di nazioni (alcune delle quali peraltro conservano ancora oggi interessi diretti su Trieste)
      Se ci riuscite, vi consiglio di farvi assumere come consulenti dalla magistratura triestina.
      Perchè ad oggi, quando sia stato contestato il difetto di giurisdizione della giustizia italiana eccependo questi argomenti, non sono riusciti che tirar fuori balbettanti slogan, ma evitando sempre di entrare nel merito giuridico della questione…

    • mauro says:

      SAREBBE UTILISSIMO INFORMARSI….. IL TRATTATO DI OSIMO NON HA ALCUNA VALIDITA’ INTERNAZIONALE !!!!!!! …. per capirsi una volta per tutte … non è mai stato ratificato a livello internazionale…. la yugoslavia non esiste più…. e poi … cosa più importante sarebbe come che io e Lei ci mettessimo in testa di vendere il colosseo senza avvisare le autorità italiane ….. UNA VOLTA PER TUTTE …. IL TRATTATO DI OSIMO E’ CARTA STRACCIA !!!!!!!!!! INFORMATEVI SERIAMENTE E NON CON L’AMICO DEL CALICE !!!!!

  16. Stefano says:

    Hai perfettamente ragione, pensa che l’ultima volta che sono stato dalle vostre parti ho addirittura visto un asino con le ali e Babbo Natale e la Befana che ci davano dentro.
    Adesso, parlando di cose serie, a quando la marcia su Roma?

  17. Albert Nextein says:

    Ne ero all’oscuro.

  18. tommy says:

    concordo, bellissimo post!
    non ne sapevo niente!

  19. Salice triestino says:

    Finalmente la questione è ufficialmente riaperta, dopo molti anni di ibernamento. Riaffermiamo la nostra sovranità, l’unica legittima.

  20. roberto says:

    Questo è un grande !!!!!

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