Io, sindaco di Cortina, devo continuare a restare in esilio

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

di ANDREA FRANCESCHI*

Per quanto non mi fossi fatto eccessive illusioni, ho appreso con dispiacere – anche questa volta dai giornalisti, perchè a noi a distanza di un giorno non è ancora stato comunicato nulla di ufficiale dalle Autorità competenti – la decisione del Tribunale di Venezia di lasciarmi in esilio. Questo perché il ricorso, presentato dai miei legali, spiegava in maniera chiara ed esauriente che le motivazioni che erano alla base della misura restrittiva – riguardanti il pericolo che venisse reiterato il presunto reato di cui sono accusato – erano oggettivamente sparite nel momento in cui il consiglio comunale all’unanimità aveva deliberato che tutti i bandi pubblici venissero redatti dagli uffici provinciali per conto del Comune.

Le poche perplessità avanzate dal Tribunale di Belluno ad agosto erano state chiarite anche da un avvocato di diritto amministrativo, il quale aveva spiegato quale fosse il ruolo del Sindaco e quali fossero tutti i riferimenti normativi delle direttive europee, del codice degli appalti e del codice dei contratti che sostenevano la tesi del nostro ricorso. Il fatto poi che il Comune di Cortina nelle ultime settimane avesse delegato alla Provincia i primi due bandi, rappresentava la prova provata dell’avvenuto spostamento di competenze e responsabilità. Ma purtroppo nemmeno questo è servito a farmi ritornare a casa.

Ovviamente sono molto amareggiato per dover continuare a pagare una pena cosi pesante prima ancora che il processo abbia avuto inizio, anche alla luce del fatto che la stessa Procura riconosce che non ho avuto nessun vantaggio diretto o indiretto dai miei comportamenti e quindi non è in discussione la mia onestà. Personalmente non credo sia giusto sospendere l’esito di un’elezione democratica con una misura riservata ai capimafia quando non  c’è neppure il sospetto di dolo o malafede. La mia unica colpa è quella di aver osato rompere il tabù dell’intoccabilità dei funzionari pubblici. Chiedere ad un dipendente di abbassare la cifra di un bando per risparmiare soldi pubblici è abuso d’ufficio e turbativa d’asta? Dire ad un vigile di mettere via gli autovelox per dedicarsi alle vere priorità è minaccia a pubblico ufficiale? Se è cosi verrò giudicato colpevole, ma in questo modo si mette a rischio la figura stessa dei Sindaci e di tutti gli amministratori locali d’Italia che – se non avranno la possibilità di incidere sui territori che sono stati chiamati ad amministrare – diventeranno poco più che figure onorifiche.

Aspetto comunque con immutata fiducia e fermezza i prossimi passaggi, a partire dal ricorso in Cassazione fissato per il 22 ottobre, con la speranza di poter presto ritornare a casa.

* sindaco di Cortina in esilio (articolo precedente)

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2 Comments

  1. Franco F. says:

    a oggi l’europa ha aperto un fascicolo sulle responsabilità civili della magistratura, voglia Dio che si vada fino in fondo

  2. Giovanni says:

    “La mia unica colpa è quella di aver osato rompere il tabù dell’intoccabilità dei funzionari pubblici. Chiedere ad un dipendente di abbassare la cifra di un bando per risparmiare soldi pubblici è abuso d’ufficio e turbativa d’asta? ”
    Un sindaco coraggioso, che governa il comune come un buon padre la propria famiglia.
    Ecco perché lei viene perseguitato, è controcorrente.
    Lei è un’anomalia per il sistema e il pensiero italia.
    Non si arrenda.
    Esprimo la mia vicinanza e condivido la sua battaglia(per quanto possa valere)

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