Intellettuali, non fucilate i forconi

di ROBERTO BERNARDELLI* E STEFANIA PIAZZO

La presa simbolica della Bastiglia da parte dei forconi e dei non forconi, perché vi sono anche quelli che già nei forconi non si vogliono identificare, è l’inizio di un percorso che parte dal basso. Non sono filosofi della politica, lo abbiamo visto. Sventolano il tricolore, cioè il cappio che li stringe. D’altra parte un’alternativa seria non l’hanno mai avuta. Né possono gli intellettuali dire loro cosa devono o non devono fare. Si uniscano a loro e glielo spieghino. Diventino la mente pensante che valorizzi la loro voglia di giustizia e la loro legittima rabbia. Smettano di avere un rapporto pari allo zero col popolo.

Pare piuttosto evidente che una mente pensante che li porti all’obiettivo, liberarsi da questo Stato, non ce l’abbiano. C’è solo un coro di critiche, da salotto centralista e indipendentista, che li tratta come rozzi briganti o italioti. Una mente che li sta strumentalizzando, però, quella c’è.

Sono strumentalizzati per arrivare ad altri fini e per non centrare l’obiettivo. I  vari ministri degli Interni e di polizia si fregano le mani perché è dal pulpito del disordine che posso dire: vedete, ci dobbiamo essere noi, deve arrivare lo Stato a mettere a posto tutto. Con le buone o con le cattive. Senza di noi, va tutto in malora. Manovre pre-elettorali.

I forconi o che dir si voglia, sono un fenomeno popolare, insorgente, nato dal basso. E per questo, senza un cuore pensante, manca di strategia.

Sono legittime le proteste della piazza, ma generiche le alternative. Un solo unico antibiotico: via tutta la vecchia classe dirigente. Non basta, perché sono inesistenti soprattutto, e principalmente, le questioni territoriali, le ragioni delle comunità. Il governo è ladro, ma lo è di più in certe regioni piuttosto che in altre. Se la protesta aveva una possibilità di sfondare il portone della Bastiglia vera, la strada era quella della rivendicazione di una diversità, non solo identitaria, ma di giustizia sociale su misura. Le pensioni non solo uguali per tutti. Il Sud se le mangia, il Nord le paga per gli altri. Nella scuola i professori hanno il solito accento, al Nord i nostri figli non hanno insegnanti con il diritto di salire in cattedra. Nelle forze armate  sono tutti figli coraggiosi di un pezzo di Paese. Negli uffici pubblici idem.   Un quarto di Paese, un sesto del Pil, governa su tutto il Paese, ministeri compresi.   In magistratura, gli uomini coraggiosi che vincono i concorsi sono quasi tutti fratelli. I concorsi non sono per gente del Nord, nonostante tutte le statistiche e gli esami sul grado d’istruzione, dicono che qui da noi si esca più preparati. Persino uno come Renzi l’altro giorno ha posto come priorità politica la scuola, dicendo che non è possibile che in Calabria la preparazione scientifica sia nel far di conto al livello dell’Afghanistan. L’ha detto lui.

Insomma, i forconi cercano di salvare un Paese che già non c’è più. Occorre dirglielo. Ripeterglielo, spiegargli che la giustizia sociale arriva dall’indipendenza, non dallo Stato che arresta chi sale su un campanile e fa governare chi suicida la gente. Anni fa il referendum sulla devolution passò al Nord. Fu bocciato nel resto del Paese. Oggi l’autorevolezza del messaggio è sbiadita, svaccata dagli eventi e condannare chi non crede più a nulla, e vive la sindrome di Stoccolma, del proprio carceriere, è sparare sulla croce rossa.

Forse a forconate bisognerebbe prendere chi invita i nazionalisti fascisti alla Le Pen, nemici dell’autodeterminazione e dell’indipendenza. Non si può stare con i Bretoni oggi e domani con chi politicamente li “fucilerebbe”. Gli intellettuali girino i fucili, per favore.

*Presidente Indipendenza Lombarda

 

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6 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Il motto di questa protesta dovrebbe essere semplicemente : “Uniti per la libertà, uniti per decidere del nostro futuro”.

    Poi, con in mano il programma di Forzaevasori , si informa.

  2. renato says:

    Stando ai commenti che mi hanno preceduto credo che la faccenda sia seria. Tuttavia, calma e sangue (quasi) freddo. Gli articolisti hanno indicato, a mio modo di vedere, un punto molto importante: il ruolo determinante che gli intellettuali possono avere in questa vicenda. Essi possono spiegare, con parole adatte, le diverse motivazioni che convivono all’interno del movimento, il quale ha però un’unica finalità. Per farlo devono scendere in piazza ed arringare la gente, come hanno fatto altri intellettuali in passato (Lenin p.e.). Ho preso parte, in una provincia del Centro con alto indice di disoccupazione e mugugno diffuso, ad un raduno di piazza. Fiasco completo, partecipazione irrisoria. Il fatto ha confermato che c’è molta strada da fare e che non dobbiamo abbandonare ancora una volta il popolo alla demagogia clero-comunista o di improvvisati salvatori dei territori. Sì, credo proprio che gli intellettuali possano dare una grande mano.

  3. lorenzo canepa says:

    Quella dei forconi e´una iniziativa popolare e senza specifiche finalita´se non cambiare il sistema di far politica per ridare al popolo i propri diritti. Quindi potrebbe esere un inizio di una rivoluzione piu´violenta ed io lo spero pereche´non ne posso piu´di TUTTI i politici di qualsiasi parte essi siano

  4. mr1981 says:

    Jean Marie Le Pen era conosciuto per difendere i sacri valori e i sacri diritti francesi, l’autodeterminazione, la libertà e l’indipendenza francese da quello che considerava un livellamento verso il basso imposto in nome dell’Europa; e la figlia Marine ha ripreso tutti questi temi nel Progetto Marine 2012. Quello che avete scritto è completamente fuorviante, non ha senso prendere come esempio la Francia, dove le spinte separatiste sono sentite in poche regioni (in primis la Corsica) e c’è un sentimento nazionalista molto più forte che in Italia.
    Se questi sono i presupposti dell’indipendenza lombarda, ho fatto bene ad andarmene: non mi identifico proprio più con i miei corregionali!

  5. braveheart says:

    IL NUOVO SEGRETARIO SALVINI E’ UN PAZZO SE PENSA DI METTERSI CON LE PEN ED ALTRI FASCISTOIDI EUROPEI CON LA SCUSA ANTIEUROPA, INVECE DI METTERSI CON GLI SCOZZESI, BASCHI, CATALANI, ECC..CERTO CHE NON NON SI METTE CON QUESTI ….DELLA LEGA NORD I VERI PARTITI INDIPENDENTISTI NON NE VOGLIONO SAPERE…CHE PENA..

  6. Riccardo Pozzi says:

    Oggi un amico al presidio mi ha raccontato che un altro artigiano si è suicidato. Era venuto al presidio di Soave per due giorni, poi non si era più visto. L’hanno trovato appeso ad una trave di casa.
    Possiamo argomentare fin che vogliamo sulla questione settentrionale, ormai grande come una casa, ma l’emergenza economica sta arrivando prima.
    Perciò dico, incazziamoci tutti insieme, magari per l’ultima volta prima di rivendicare diversità, mettiamo paura alla politica che non vede più la realtà, e poi vedremo.

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