No all’integrazione forzata degli stregoni del mondialismo

di GIANFABIO CANTOBELLI

L’imbecillità di cui è lastricata la strada verso l’autodistruzione di un consesso civile molto spesso s’ammanta delle vesti suggestive dell’ideale e spande intorno a sé l’aura decettiva di un umanesimo onirico, sconsiderato e, quel che è peggio, fatalmente dannoso  proprio  verso chi ne è il destinatario.

La pretesa ideologica di voler imporre, mercè l’apertura incondizionata delle frontiere, un’integrazione  coatta con culture e popoli diversissimi dal nostro  genera intolleranza e conflitto, aggiunge povertà alla povertà, disagio al disagio, impone onerosissimi costi sociali  e mette in pericolo la concreta possibilità di una proficua e pacifica convivenza tra indigeni ed allogeni  nel quadro di regole certe, accettate e condivise. In tale contesto, anche la semplice possibilità di un dibattito serio e spassionato sulla cosiddetta “società multiculturale” viene negata in nome di un perniciosissimo  cretinismo politically correct, zeppo di cascami sociologici e luoghi comuni a loro volta catalizzatori di uno strisciante razzismo al contrario in nome del quale i diritti di cittadinanza dovrebbero essere estesi a tutti (regolari e clandestini) e gli usi e costumi degli ultimi arrivati dovrebbero fare aggio non solo su tradizioni ed abitudini indigene antiche e consolidate (il che è già grave)  ma sulle stesse leggi dello Stato e sul sentimento religioso di un popolo (il che è inammissibile).

Il vittimismo tracotante ed aggressivo, fomentato dall’esiziale stupidario delle sinistre e da un certo (sciagurato) clero “impegnato”, unitamente ad interpretazioni “stravaganti” della “Costituzione” (usata in questo, come in altri casi, come un corpo contundente da certi abatini “democratici”) ha favorito il rivendicazionismo intollerante ed anarchico delle più sparute minoranze, portatore, a sua volta,  di disordine sociale, incubatore di xenofobia e  distruttore dello Stato di diritto.

La diffusa non accettazione delle regole da parte dello straniero è diretta conseguenza del deficit di credibilità (e di autorità) delle istituzioni, della demagogia cialtrona delle sinistre e del solidarismo sbracato di taluni settori ecclesiastici  ai quali si salda – e ingrassa – l’industria del  “volontariato retribuito”,  complice e fiancheggiatrice “oggettiva” del lucroso  affare criminale legato all’immigrazione clandestina. Uscire da questo devastante circolo vizioso è possibile solo ripristinando  la supremazia della legge, salvaguardando identità e cultura autoctone, riaffermando il principio fondamentale per il quale l’ospite (immigrato o rifugiato, regolare o clandestino poco importa) deve adattarsi alle regole  ed abitudini del paese ospitante e non viceversa e che chi vuole entrare lo deve fare dall’ingresso principale e non imporre la sua presenza con la forza o con l’inganno di (spesso farlocchi) status di rifugiato.

Respingere il ricatto visionario dei predicatori ubriachi dell’utopia mondialista, rintuzzare  senza pavidità e sciocchi timori la demagogia d’accatto degli scaltri dilettanti della santità dietro la quale prosperano il neoschiavismo strisciante di malavitosi e sfruttatori affamati di mano d’opera a basso costo e quello, patente e spietato, dei commercianti d’uomini  è un dovere civile ed una priorità politica.

L’accoglienza indiscriminata propugnata irresponsabilmente dagli apprendisti stregoni del terzomondismo è solo il migliore terreno di coltura di nuove miserie e feroci sfruttamenti, il vero razzismo è quello di chi pretende di annullare le differenze, cancellando tradizioni e valori condivisi ,  in nome di un  ipocrita ideale  di fratellanza universale, inseguendo il miraggio retorico del “meticciato” troppo spesso invocato per camuffare squallide convenienze  economiche e  soddisfare l’esibizionismo fariseo di inesistenti “virtù civili”.

 

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9 Comments

  1. Simone T. says:

    Daltronde, per il semplice fatto di volontà e dedizione al lavoro bisogna ricordarsi che anche questo ha basi prettamente culturali.
    In paesi come l’italia e più a nord si va, sin dai tempi passati, si è dovuto lavorare d’estate per poter avere di che mangiare nel periodo invernale, altrimenti si moriva.
    Paesi che sorgono tra i tropici, queste problematiche non le hanno avute, in quanto la fertilità della terra garantiva alimenti per tutto l’anno.
    Quindi siamo culturalmente diversi, ed è anche difficile mettersi nelle altre vesti, in quanto scomode nella quasi totalità.
    Riconosciuto questo, posso dire che l’immigrato è benvenuto, ma devo essere io, che lo invito, a dare la concreta possibilità di vivere, altrimenti, oltre ai malintenzionati che arrivano, si aggiungono quelli che si ritovano qui senza un futuro.
    Prima si creano i posti di lavoro, e poi si fa entrare chiunque lo voglia, nel rispetto della terra che li ospita.

    Simone – Vicenza

  2. Straiker says:

    L’identità è un feticcio. Oggi sono gli stranieri, ieri erano i terroni, prima ancora i vicini di contrada a mettere in pericolo tradizioni e radici culturali. L’ipocrisia sta anche qui dentro quando si vuole vedere solo nella sinistra la causa di questa presunta invasione, mentre i vostri padroni industriali, che attirano questa orde straniere perché costano meno, oppure delocalizzano le loro attività piuttosto che dare degli stipendi più dignitosi ai cittadini italiani della loro stessa “razza”, cultura, radici, famiglia, etnia e chi più ne ha…

  3. Cliff Parks says:

    Nel corso degli anni sviluppiamo abitudini alimentari che ci vengono insegnate e tramandate dalla vita familiare, a cominciare dai primi anni di vita, e molto spesso non ci chiediamo nemmeno se quello che mangiamo quotidianamente può essere in qualche modo dannoso alla nostra salute.

  4. Gino says:

    Articolo molto bello che mette in evidenza come la distruzione della nostra gente sia voluta da politici e preti, che per i loro sporchi interessi vogliono eliminare gli europei.
    Ci aggiungerei i padroni però che pur di aumentare i profitti assumendo allogeni sono dispostissimi a veder scomparire i loro connazionali.

  5. silvia says:

    Infatti, esempi di integrazione multietnica perfettamente riusciti li abbiamo in Svezia, Inghilterra, in Francia…

    • erik says:

      ehhhh??? Perfettamente riuscita?? Consiglio un bel giretto in francia nelle banlieu o nei quartieri che chiamano “citè”, la gente normale non ci passa neanche in macchina e quando ci deve passare si ricorda sempre come minimo di bloccare le porte per evitare assalti ai semafori!!

      O forse era ironica? 😉

  6. Veritas says:

    Articolo perfetto e tutto condivisibile, Particolarmente adeguate alla questione sotto esame le parole “lucroso affare criminale legato all’immigrazione clandestina, nel terzultimo paragrafo.

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