Insubria e Russia, storia di un’affinità elettiva

di PAOLO MATHLOUTHI

La città di San Pietroburgo celebra in questi giorni il terzo centenario della sua fondazione e la festa è anche un po’ insubre.  I primi edifici della nuova capitale voluta da Pietro il Grande perché fosse il ponte gettato dalla Russia verso l’Europa furono infatti progettati dall’architetto ticinese Domenico Trezzini che introdusse il gusto barocco nel vasto Impero che lo Zar intendeva modernizzare.
Chi invece diede alla città l’elegante impronta neoclassica che ancora contraddistingue il suo centro storico – si pensi all’impareggiabile gioiello dell’Hermitage – fu il bergamasco Giacomo Quarenghi, architetto di Caterina II.

Un posto d’onore tra gli Insubri che operarono alla corte degli Zar va però assegnato ad Ivan Bianchi, varesino di nascita e ticinese d’adozione, acquarellista di talento che a San Pietroburgo sperimentò le possibilità di quella nuova invenzione che piacque subito ai pittori, la fotografia e, fra il 1852 e il 1854, scattò venti immagini della perla russa affacciata sul Baltico. La tecnica era stata sviluppata da Daguerre circa un ventennio prima e quello di Bianchi è dunque il primo documento fotografico dell’antica capitale russa.

Le sue istantanee, esposte di recente in occasione dell’ultima assise del G20 tenutasi proprio a San Pietroburgo, saranno oggetto di una rassegna, ospitata nella Sala Veratti a Varese in collaborazione con il Rivellino di Locarno e con l’Archivio Ivan Bianchi, che il 3 giugno aprirà il Festival “Insubria Terra d’ Europa” con un padrino d’eccezione: il critico d’arte Philippe Daverio. Ma l’ottava edizione della kermesse promossa nella Città Giardino dall’Associazione Culturale Terra Insubre non sarà solo fotografia e ‘storia patria lombarda’: le relazioni culturali, antiche e nuove, tra Russia ed Europa, il grande sogno euroasiatico, le storie e la letteratura che coinvolsero il popolo russo e quello mitteleuropeo sono solo alcuni dei momenti che animeranno le sale di Villa Recalcati fino al 15 giugno. Il ritrovato vitalismo sul piano internazionale della Russia, che interviene da protagonista in Medio Oriente prendendo posizione in favore della Siria e apre un contenzioso nel cuore stesso dell’Europa soffiando sul fuoco delle rivendicazioni irredentiste delle popolazioni russofone in Ucrania, sposta inevitabilmente il baricentro delle relazioni internazionali verso l’Eurasia, spalancando scenari futuri dagli esiti imprevedibili.

Posta geograficamente a cavallo di due continenti e quindi di due mondi, la Russia, nel corso della sua espansione verso Est, ha sempre avuto difficoltà a trattare Asia e Oriente come un “totalmente altro”. Su questo cammino molti sono stati  gli Orienti incontrati: dapprima quello musulmano (turco e poi caucasico), quindi quello mongolo-buddhista, e ancora quello cristiano-caucasico. La presenza al suo interno di minoranze asiatiche, soprattutto turche e islamiche, la contiguità con diverse realtà, dalla Turchia, alla Persia alla Cina, hanno progressivamente portato alla luce espressioni di un’autorappresentazione almeno in parte “orientale”, imperniata sul ruolo cardine del Cristianesimo ortodosso e culminata nella creazione del concetto, geografico e politico insieme, di Eurasia: un’idea, cara a scrittori del calibro di Dostoevskij e Tolstoj e oggi tornata in auge che vede la Russia come spazio continentale autonomo, dai Carpazi al Pacifico: un’immensa pianura con al centro la steppa, i cui popoli nomadi, eredi di Gengis Khan, hanno apportato un significativo contributo etnico e culturale alla definizione di quello che Curzio Malaparte chiamava “l’immensa anima russa”. Un’avventurosa cavalcata attraverso il continente sulle tracce di Roman Federovic von Ungern Sternberg, il Barone folle immortalato da Hugo Pratt in una sua celebre graphic novel, che da Vladivostok ci porterà fino al golfo di Finlandia pasando per il Friuli dove nei giorni turbinosi dell’ultimo conflitto mondiale quattrocentomila Cosacchi, arruolati nella Wermacht, trovarono il loro ultimo rifugio. Una tra le tante vicende poco note dell’epoea dei Vinti, maggistralmente immortalata nelle pagine di Carlo Sgorlon e Claudio Magris, che riemerge dalle nebbie della Storia.

Sul sito del Festival (www.insubriaterradeuropa.net) e della mostra (www.mostraivanbianchi.info/)  tutto il programma degli eventi

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