Nessuna fiducia nella Provincia dell’Insubria. Stato irriformabile

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Lo Stato Italiano è irriformabile. Domà Nunch rifiuta ogni perdita di tempo “efficientista” e proclama l’unica via d’uscita dalla crisi: superare sin da subito gli schematismi istituzionali dello Stato Italiano e lavorare per la Comunità Nazionale dell’Insubria, ossia a una nuova forma di aggregazione politica da far nascere con il supporto di quelle entità che già garantiscono i diritti del Popolo Insubre, come ad esempio la Confederazione Elvetica.

Circa la proposta di eliminazione di alcune Province, Domà Nunch ribadisce il suo avvertimento: lo Stato italiano è destinato a cadere in un incubo istituzionale, in un buco nero che sta già prosciugando le risorse dei territori produttivi, come l’Insubria. A noi sarà chiesto sempre di più, al fine di posticipare la bancarotta del governo centrale e delle sue emanazioni assistenzialistiche, malamente mascherate da autonomie.

Va più nel dettaglio Matteo Colaone, Segretario Nazionale del Movimento: «Non capisco come si possa basare alcuna strategia sul rimpasto delle Province, che è un annunco studiato ad arte per riempire l’estate. La prova è che proprio nell’agosto dell’anno scorso, la stampa parlava esattamente degli stessi temi». Contestualmente, Colaone tira una linea netta tra Domà Nunch e i partiti: «Noi lottiamo per la creazione di una Comunità Nazionale unita. Riteniamo ridicole le smanie campanilistiche – a favore dell’una o dell’altra città – cavalcate dai politici di mestiere, tese a generare fumo di sbarramento nell’interesse delle loro prebende locali e non certo alla Res Publica». Difatti, lo scomposto intervento di taglio non devolve alcun potere significativo (né tantomeno capacità di imposizione fiscale) al livello più basso, quello comunale, ma procede verso un ulteriore accentramento dei poteri.

Colaone chiarisce che, con questi presupposti «l’idea di una nuova “Provincia dell’Insubria” non ci entusiasma, soprattutto qualora essa nascesse dalla sola unione di Varese e Como: sarebbe un triste pasticcio storico-geografico. Qualora invece il progetto fosse allargato alle attuali province prealpine da Novara a Sondrio, si dovrebbe allora parlare a una provincia dell’Insubria Settentrionale, con l’incognita del futuro della nostra capitale, Milano, abbandonata a sè stessa nell’inattuale e insufficiente progetto di “città metropolitana”».

Domà Nunch – Moviment econazional per l’Insubria

 

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4 Comments

  1. Alberto says:

    Magari ci sono troppe frammentazioni perche si vuole un qualcosa che non serve e cioè quello della separazione dell’Insubria dal rresto dell’Italia. Lavoriamo per crearla l’Insubria. Il sindaco di verbania ha già dato il suo consenso, speriamo anche altri sindaci da Vigevano, Abbiategrasso, Pavia, Monza, eccetera…

  2. maurizio ratti says:

    La cosa importante è che nasca un coordinamento fra tutti coloro che vogliono una vera autonomia o la separazione dei territori settentrionali dallo stato italiano. Le modalità e i contenuti poi si vedranno. Purtroppo in questo momento ci sono troppe frammentazioni.

  3. Alberto says:

    Ho letto questo articolo e devo dire che se da una parte posso accettare la linea dall’altra parte devo anche dire che se non lavoriamo su un’aggregazione istituzionale per una provincia intera d’Insubria (da Sondrio a Pavia e da Novara a Monza) è molto difficile far capire ai ns concittadini la ns appartenenza e i benefici che ne possiamo avere. Attualmente abbiamo zone forti in fase di richiesta verso la Regione o lo Stato Centrale come Varese, Como, Novara e Monza ma altre zone deboli come Pavia, Lodi e l’ovest di Milano che per fare infrastrutture o altro non ottengono nulla se a favore della megalopoli padana. Ogni strada è buona ovviamente lo spirito deve essere quello comune e dobbiamo portare dentro alla discussione tutte le forze poltiche locali.
    Un saluto.

  4. mr1981 says:

    Milano non è stata abbandonata a sé, Milano vuole essere città metropolitana e vuole continuare ad essere italiana. Lo stesso discorso vale per la sua provincia e quelle di Pavia, Lodi e Cremona. In queste zone non c’è sentimento marcato di autonomia e secessione come in quella che nell’articolo viene chiamata Insubria Settentrionale. Non volendo comprendere questa problematica Domà Nunch rimane chiusa nel proprio orticello; se loro pensano di avere il copyright sul nome Insubria, bene allora chiamiamo la nuova realtà Provincia Cisalpina.

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