Luglio, le insorgenze venete dimenticate dalla storia ufficiale

di ETTORE BEGGIATO*

L’insorgenza veneta del 1809 è sistematicamente ignorata dalla storiografia “ufficiale”. Nessuna sorpresa per la verità, visto che i veneti sanno tutto sulle oche del Campidoglio, conoscono a memoria i nomi dei sette re di Roma ma ben poco sanno di quanto straordinaria sia la loro storia, la storia del popolo veneto.

Napoleone aveva portato la nostra Terra  in condizioni di miseria e disperazione come mai nella nostra storia, imponendo la coscrizione obbligatoria (ben 26.000 giovani veneti morirono nella disfatta in terra russa nel 1812) e una serie di tasse pesantissime (pensiamo a quella sul macinato, vera e propria tassa sulla fame).   Il nostro popolo reagì con particolare vigore, al suono della campana a martello:  i francesi, in nome della libertà, dell’eguaglianza e della fraternità, riportarono l’ordine con centinaia e centinaia di morti.

Particolarmente interessante è  un passo del diario della contessa Ottavia Negri Velo che ricorda come il 10 luglio 1809 “A Schio si è fondato la sede del loro governo, il maggior numero vuole San Marco”: è evidente  che fra le venete e i veneti che scesero in piazza c’era una notevole dimensione culturale e politica per arrivare a costituire un governo; la storiografia ufficiale ne parla, invece, come un’accozzaglia di “briganti”, di sbandati.

Un’altra pagina emblematica di quelle rivolte è quella riportata dal diario di Pietro Basso, sarto di Asolo, che sottolinea come il giorno 8 luglio “Le done de Loria, accordate con quele di Besega, le a desfà la municipalità”: siamo in provincia di Treviso e sono le donne venete che insorgono contro la soldataglia napoleonica; ma da Loria si potrebbe passare a Legnago, a Valdagno, ad Adria, a Camposanpiero, a tante altre comunità che si ribellarono contro le orde napoleoniche, come si erano ribellate nel 1797 (e penso, per esempio,  ai 5 giovani fucilati dai francesi a Mussolente).

Una pagina, quella del 1809, che meriterebbe di essere conosciuta dal  popolo veneto; mancò una figura leggendaria come l’eroe tirolese Andreas Hofer che guidasse il nostro popolo, e mancò anche chi, come il grande pittore spagnolo Francisco Goya tramandasse ai posteri l’eroismo di chi lottava per la propria libertà   contro i crimini dell’occupante napoleonico.

*Autore di “1809, l’insorgenza veneta. La lotta contro Napoleone nella Terra di San Marco”

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7 Comments

  1. sandrolibertino says:

    In Irlanda del Nord i protestanti fanno le loro marce (specialmente di maggio) per il ricordo della loro storia. D’accordo che passano in territori cattolici e ci scappa la bomba ed il morto… Qui invece… piagnere…

  2. luigi bandiera says:

    Bisogna dirlo al colle… o ai tanti colli romani ignoranti.

    Pero’ loro fanno il loro lavoro. Sono i nostri e noi stessi che non facciamo il nostro lavoro.

    BASTA KST, se vogliamo liberarci di kolpo.

    Viva SAN MARKO.

  3. Fabio says:

    E naturalmente, ci si dimentica delle rivolte della valli bresciane e bergamasche nel 1797: gli unici territori della Serenissima ad essersi VERAMENTE opposti ai francesi (l´episodio delle Pasque Veronesi, in confronto, e´ stata una scaramuccia).

    Ci si dimentica, perche´? ´Perche´ a Brescia e Bergamo non si parla veneto. Ma Brescia e Bergamo erano terraferma veneta, e Brescia era la provincia piu´ grande, piu´ ricca, piu´ importante dello stato di terra. mentre i “veneti” (all´epoca comunque non si faceva questo tipo di distinzione, l´etnonazionalismo non esisteva ancora e comunque non era nello spirito multiculturale della Serenissima) calavano le braghe, i bresciani ed i bergamaschi impugnavano i forconi.

    • caterina says:

      mi permetto di correggerti: i “venesiani” calarono le braghe, anzi per essere precisi “il Serenissimo Governo” che col suo attendismo, forse comprato o forse debosciato e incartapecorito, lasciò le terre venete e i suoi abitanti a fronteggiare da sole, nonostante le ripetute richieste d’aiuto, e con tutta la rabbia che avevano in corpo a fronteggiare l’invasore francese!

    • Trasea Peto says:

      (da “Gli ultimi veneti” de Gianfanco Cavallin) Perchè la gloriosa Repubblica Veneta si lascia occupare senza opporre resistenza? Non c’è dubbio, e lo vedremo man mano che procederemo nalla lettura, che il doge Ludovico Manin e i quattro personaggi a cui affida la difesa della Repubblica Veneta abbiano favorito la fine della Repubblica. Il Doge Ludovico Manin sceglie, ai massimi vertici, tutte le persone legate al Governo francese: Nicolò Morosini responsabile della sicurezza pubblica e della polizia politica all’interno della città; Condulmer responsabile della difesa della laguna; Francesco Batagia, Provveditore Straordinario di Terraferma, responsabile della terraferma e dei rapporti con i francesi; il generale Salimbeni, responsabile della formazione dei quadri dell’esercito veneto.(…)
      Quel Batagia che vedremo nel prossimo paragrafo, per impedire al conte Ottolini di agire, viene nominato Provveditore proprio nel 1796, sostituendo Nicolò Foscarini, con il compito di coordinare le operazioni necessarie per assicurare la neutralità. Batagia, chiamato “il provveditore” dei francesi, cioè quello che deve in qualche modo sostenere logisticamente lo sforzo militare, è quello che ha i contatti maggiori con i francesi e lo farà così bene che Napoleone gli tributerà il riconoscimento di essere stato sempre il più aperto e il più favorevole ai francesi.
      Che il personaggio sia Salimbeni lo dicono i fatti e la sua carriera: i fatti sono che il collegio e il Castelvecchio di Verona servivano da tempo ad indottrinare di idee rivoluzionarie i quadri dell’esercito veneto della cui formazione lui era il responsabile e i fatti sono che quasi tutti poi passeranno in massa al servizio della Repubblica cisalpina o dei francesi; la sua carriera da che parte stesse: diventerà generale della Repubblica italiana, poi del Regno italico(…)
      1796 giugno – L’agente segreto Giorgio Colonna segnala agli inquisitori che quattro ufficiali francesi verranno a spiare a Venezia travestiti da francescani e l’agente Francesco Agdol§(Agdollo), che abbiamo già visto nel 1794 segnalare che si stava preparando un complotto massonico, (…) segnala l’esistenza di contatti tra i confratelli di Vicenza e le logge di Rovereto e propone di reclutare armate contadine per fermare Napoleone ma il 20 ottobre 1796(…) gli inquisitori lo licenzieranno. Nel 1798 Francesco Agdol scriverà Relazione sommaria della perdita della veneta aristocratica repubblica(anonima, italia 1798), in cui attribuirà al tradimento di molti rettori della terraferma ed al complotto massonico la causa della caduta dello Stato Veneto. (…)
      1796 settembre – L’austriaco Giambattista Malenza, spia per conto della Serenissima, riesce ad infiltrarsi nel movimento giacobino veneto di Verona grazie all’amicizia con il patriota polacco Joseph Sulkowsk, aiutante in campo di Napoleone, che sta disegnando una carta geografica dello Stato veneto e sta raccogliendo materiale sulle vicende di Giorgio Pisani; viene a sapere dal polacco che Giuseppe Fantuzzi sta organizzando un vasto complotto nello Stato Veneto e che ha già guadagnato alla sua causa vari patrizi.
      settembre 3, quattro navi inglesi entrano nel porto di Venezia quale monito che un’alleanza tra Stato Veneto e Francia avrebbe provocato la reazione della flotta inglese interessata alla difesa della libertà di traffico nell’Adriatico. Gli inglesi propongono un’alleanza veneto-britannica che avrebbe garantito la soppravivenza dello Stato Veneto ma Venezia rifiuta perchè l’ambiguo Napoleone aveva affermato di essere “amico ed alleato della più antica Repubblica che il mondo conoscesse, lui esponente e generale della più recente Repubblica che il mondo conoscesse” e, mentre con la bocca pronunciava queste frasi, a fatti continuava a pretendere tasse e a fare requisizioni ad uno Stato neutrale uccidendo che si ribellava.(…)
      L’agente Girotto che nel luglio del 1796 aveva segnalato il progetto di un’invasione dello Stato Veneto con l’appoggio del partito di Giorgio Pisani, nel febbraio 1797 finge di offrire duecento uomini all’armata francese per entrare in contatto con un commissario del generale Massena e scoprire i depositi di armi dei rivoluzionari; per infiltrarsi e guadagnarsi la fiducia francese giura fedeltà all Rivoluzione francese e critica pubblicamente il dispotismo e la tirannia degli inquisitori; riesce così a scoprire le trame segrete di Giuseppe Fantuzzi, capobattaglione nella legione cisalpina che, entrando più volte clandestinamente nella Repubblica Veneta, sta organizzando una rete cospirativa filogiacobina allo scopo di sgretolare le strutture politiche venete e di rendere facile e rapida l’avanzata di Napoleone e segnala che lo stesso Napoleone ha visitato clandestinamente le retrovie venete giungendo fino a Fusina e a Mestre.(…)
      aprile 12 – (…) In Senato Tomaso Mocenigo Soranzo afferma che i Savi devono studiare un piano per fermare i francesi ma i Savi non tenendo conto presente che questo è il momento di maggior debolezza di Napoleone rinunceranno ancora una volta ad ogni reazione “per non provocare” i francesi dichiarandosi convinti di non poter far nulla per fermarli. (…)
      Sul lago di Garda il 20 aprile il generale Maffei affronta in battaglia a San Massimo e a Santa Lucia l’esercito francese proveniente da Milano.
      Emilei va Venezia a chiedere aiuti ma la risposta dei Provveditori veneti è sempre la stessa: non violare la neutralità ed abbandonare Verona.

    • Ettre says:

      No, no non mi sono mai dimenticato delle rivolte antefrancesi scatenatesi nella Lombardia Veneta nel 1797 e nel 1809…se Tu sfogli il mio “1809: l’insorgenza veneta” troverai diverse testimonianze di questo a partire dalla riproposizione dello straordinario documento del Sindaco Turrini di Vestone (Bs) che il 31/3/1797 rinnova i sentimenti di fedeltà alla Serenissima…così pure si sfogli il volume “Il Leone nella Valle” atti del convegno tenutosi a Nozza di Vestone nell’ormai lontano 11 novembre 2001 troverai un mio modesto intervento…Tieni anche presente che, putroppo, non è facile qui nel Veneto trovare documenti, ricerche volumi incentrati sulla presenza della Serenissima nella Lombardia Veneta…piaccia o non piaccia il sistema è basato, anche a livello di biblioteche, sulla Regione…un’ultima cosa: comunque la si veda, a mio modesto avviso, non si può definire l’insorgenza delle Pasque Veronesi come una “scaramuccia” e non capisco neanche il senso di questa polemica…ma forse è un mio limite….

      • Bresà öm liber says:

        Penso che Fabio faccia benissimo a ricordare a tutti e in particolare agli abitanti della Regione Veneto (i quali sono un pò smemorati), che anche noi siamo Fioi de San Marco e che dobbiamo collaborare insieme per liberare la Patria.

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