INSORGENTI IN MANIFESTAZIONE PER LE STRADE DI NAPOLI

di REDAZIONE

Sulla spinta di un gruppo spontaneo, il “Made in Naples” di Giovanni Crispino e forti della solidarietà espressaci dai “Forconi” di Mariano Ferro siamo partiti con una manifestazione di solidarietà. Probabilmente avremmo ottenuto risultati migliori se l’azione combinata di sostegno alle categorie in lotta fosse partita in contemporanea anche in altri luoghi, se i nostri vessilli avessero sostituito il tricolore non solo a Napoli ed in Puglia. Ma non sempre tutti quelli che vogliono cambiare il mondo, hanno la forza di cambiare la propria posizione, alzandosi dalla sedia posizionata strategicamente davanti al pc per raggiungere i luoghi dove il virtuale diventa reale e le cose che si è immaginato di fare, si fanno veramente. Arrabbiati? No ! Noi lo sapevamo. Lo abbiamo ripetuto all’infinito: conoscere, non significa cambiare, capire non significa agire e quindi non abbiamo nulla da recriminare. Abbiamo fatto quello che è giusto.

Durante la manifestazione di Napoli si è parlato oltre che delle giuste rivendicazioni delle categorie in lotta, anche di banche, dittatura e di mafia finanziaria, di antipartitocrazia e del ribrezzo per la classe politica zerbina dei poteri forti. E la gente urlava con noi e chi non urlava annuiva e chi non annuiva comunque solidarizzava.

Da “Garibaldi pezzo di merda” a “I banchieri non li sopportiamo più” il passo è stato breve. Ogni rivendicazione di categoria del Sud, oggi è inseparabile dalla fine della “Questione Meridionale”. E la fine della questione meridionale (che oggi è questione di tutti i meridionali , anche di quelli che sono emigarti e vivono al nord) passa indiscutibilmente attraverso la riconquista della propria identità.

Probabilmente è mancato un sano e giusto coordinamento fra le forze in campo, è mancato il giusto rapporto con le categorie sociali, è mancata una visione complessiva della protesta e la buona volontà non ha potuto sopperire all’organizzazione. Quel che è certo è che sono mancate le nuove classi dirigenti, quelli capaci di presentarsi ai presidi e dire “siamo con voi , continuiamo sino alla fine, non abbiate paura delle minacce dei celerini, il popolo è con voi”.

Senza uomini, non si fanno rivoluzioni. Scegliere di operare per tirare fuori dal guado virtuale più persone possibili è la strada che l’Insorgenza ha intrapreso da tempo e siamo convinti che sia la strada giusta.

Il Sistema ha avuto paura? Si , sicuramente. Il passaggio di gestione delle manifestazioni da parte delle forze dell’ordine non più a livello locale, ma a livello centralista a Roma è stato un segnale inequivocabile. L’attimo di titubanza iniziale del regime è stato evidente, la reazione spropositata del Governo che minacciava mari e monti verso cittadini inermi è stata spropositata. E poi la cappa di discredito dei media, le dichiarazione dei partiti politici che da destra a sinistra chiedevano il “pugno di ferro” sono tutti segnali da non trascurare.

Il nostro popolo, decine e decine di volte è stato tradito da falsi profeti. Per il nostro popolo abbiamo il dovere di andare avanti certi che quando dimostreremo di avere la forza per difenderlo, sarà con noi.

A Roma come sempre il Sud ed i Forconi verranno traditi.

Insorgenti preparatevi, quel giorno dovremo essere in tutti i presidi.

 

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