Inquinamento, migrazioni, delocalizzazioni…. Silenzio totale

CINQUECENTOEUROdi MARCELLO RICCI – Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti gongola :”A Parigi abbiamo portato anche un po’ dell’Enciclica “Laudato si” di Papa Francesco, e l’abbiamo fatto attraverso una battaglia in sede di negoziato per raggiungere un obiettivo virtuoso e ambizioso: restare entro il limite di un grado e mezzo”, al di sotto  di due gradi. E’ certamente un risultato, ma minimale.

Poco, meglio che niente. Impegni non per domani, ma da valere tra qualche anno. Chi vivrà vedrà. Nel convegno nella sempre piacevole Parigi , non risultano essere stati trattati due temi fondamentali come il collegamento tra riscaldamento e agglomerati umani e quello delle sanzioni a chi inquina oltre i limiti. L’uomo per le sue stesse esigenze vitali inquina. Si deve  diluire il danno ambientale.

L’acqua potabile non è priva di germi, è tollerata una modesta carica batterica e di germi scarsamente patogeni. Concentrando in determinate zone esseri umani oltre certi limiti si producono danni tra cui il riscaldamento. La densità di abitanti per kmq è basilare per contenere il danno ambientale. In un’epoca in cui si assiste al travaso di intere popolazioni da un continente grande e poco popolato in un altro piccolo e superaffollato sarebbe stato ragionevole incentrare l’attenzione sul fenomeno. Nulla di ciò. Assordante silenzio. L’invasione migratoria in atto è remunerativa per alcuni. Nessun accenno ad imporre la lavorazione dei materiali  nel luogo dell’estrazione, come nessun cenno a sanzioni immediate a chi produce i danni.

Equivale a dire, rimandiamo il problema, chi verrà nel futuro provvederà. Ci si preoccupa anche poco delle pensioni future per non toccare ora e subito quelle oltre i 60mila euro netti l’anno così come di chi produce a basso costo inquinando l’ambiente. Tutto nella morale dei diritti acquisiti. Diritto acquisito di riscuotere vitalizi oltre il versato, diritto acquisito di produrre con grande profitto inquinando. Stessa etica. Completamente ignorata la non sottile diversità tra diritto acquisito e usurpato.

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