INPS E L’ITALIA DEI TRUFFATORI

di ERNESTO CERNEAZ

E’ la solita Italia dei cachi, quella dei “Totò-truffa” e delle Wanne Marchi in servizio effettivo e permanente, quella che lo Stato è un colabrodo che perde, per sua natura, da tutte le parti.

Un’indagine della Guardia di Finanza ha fatto emergere l’ennesimo buco nero dei “Falsi disoccupati” a spese dell’Inps, che viene spellata ogni anno per decine di milioni di euro (dei contribuenti) da persone che si dichiarano disoccupate e percepiscono l’indennità, senza esserlo realmente.

Vediamo qualche dato.

Lo scorso anno, le Fiamme Gialle hanno scoperto 6.500 falsi braccianti agricoli, che hanno truffato alle casse dello stato ben 42 milioni di euro. Il colpo più grosso è stato messo a segno a Capo d’Orlando, nel messinese, dove 1759 persone hanno incassato 7.5 milioni di euro: “C’è chi si presenta allo sportello dell’Inps a ritirare la pensione di papà morto dieci anni prima. Chi sostiene di essere un bracciante agricolo. Chi ottiene l’indennità di accompagnamento quando è ricoverato in un ospedale per lungo-degenti. Il catalogo delle truffe all’Inps è vario e articolato, da cui emerge un quadro inquietante per dimensioni e pervicacia”.

Una lunga lista di furbetti dello stivalino, come quei 56 avvoltoi che ricevevano senza averne diritto i fondi per il terremoto in Abruzzo.

In Sicilia, esaminando 33 mila istanze di disoccupazione, i finanzieri hanno individuato quasi duemila individui che hanno percepito tra i 1500 e i 9000 euro annui illecitamente, pur essendo in realtà titolari di partite Iva e svolgendo regolari attività imprenditoriali, professionali, commerciali. Roba che riesce solo se si è amici degli amici, gruppi organizzati nel dar vita a transazioni commerciali coperte da fatture false che attestavano falsi rapporti di lavoro con la compiacenza di datori di lavoro compiacenti.

Infine, a Palermo sono state denunciate 441 persone che si presentavano allo sportello dell’Inps con false deleghe per percepire la pensione del parente morto: risultato, 800 mila euro di danno al’Inps. Dalle cronache: “Una donna di Palermo ha nascosto per dieci anni la morte di sua madre per riscuoterne la pensione. False autocertificazioni o silenzio di tomba, è il caso di dire, sui decessi permettevano l’accredito diretto sui conti postali o bancari”.

E’ l’Italia… bellezza.

 

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

One Comment

  1. Simone Tretti says:

    Per quanto sia giustamente illecito, il problema dei falsi invalidi, vogliamo ricordare che non prendono certo 2-3mila euro al mese, anzi..

    In genere un falso invalido prende circa 550 euro (100% inv.) più eventuale accompagnatoria. Con questi soldi, nemmeno 1000 euro, tira a campare, ma francamente dubito che compri mercedes nuove di pacco oppure vacenze e ferie all’estero.

    Ripeto, non voglio difenderli ma solo puntualizzare un dettaglio ai più sconosciuto.
    Il falso invalido come tanti paga il cibo, la corrente elettrica, l’acqua comunale, i lavori della casa e tutte le classiche minchiate di uso domestico.

    I soldi che ha “danno lavoro” ai comparti “attivi produttivi”.
    Significa che se dall’oggi al domani tagliassimo tutte le pensioni “illecite” vedremmo anche negozi piccoli e medi di alimentari ridurre le entrate. Non solo.
    L’attuale PIL “nazionale” (ma possiam considerare solo quello veneto anche) è drogato da questo tipo di riclico passivo del denaro.

    Chi spende i soldi illecitamente guadagnati su spesa locale, in automatico oltre a finanziare la spesa locale paga anche tasse quali accise ed IVA che rientrano nelle casse dell’erario. Non solo, ma finanzia anche le spese degli esercenti che traggon profitto dal suo illecito “guadagno pensionistico”.

    Per far un’analogia, se io compro l’auto di un mio amico per 100.000 euro poi lui la ricompra a me per altrettanti soldi, il conto totale è ZERO: ma in realtà il fatturato sul quale si paga le tasse è 200.000. Ovvero 42.000 di IVA
    Questo è un sistema correntemente drogato che sopravvive cavandosi il sangue da un braccio e reinfilandolo dall’altro (fintanto che resta locale) mentre butta il sangue a terra da una vena tagliata (quando le spese escono dai confini nazionali).

Leave a Comment