Inps e Inail pagano imprese in ritardo, violando la legge. E lo fanno anche metà dei ministeri del “cambiamento”

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di ANGELO VALENTINO – Cattivi pagatori. Pessimi pagatori. Per iniziare bene la settimana ci leggiamo tutto d’un fiato l’ultimo corposo lavoro dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Ci dice quello che già sappiamo e cioè che lavorare per la pubblica amministrazione è una sciagura.

“Quando sono le imprese a ritardare il versamento dei contributi previdenziali o assicurativi – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – questi istituti sono solerti e intransigenti nel far scattare immediatamente le sanzioni e gli interessi di mora previsti dalla legge. Diversamente, quando sono chiamati a liquidare i propri fornitori, questa inflessibilità nel rispettare i tempi di pagamento viene inspiegabilmente meno. Al punto che sia l’Inps che l’Inail, l’anno scorso hanno liquidato le imprese in grave ritardo, violando i limiti stabiliti dalla normativa”.

L’’indagine dell’Ufficio studi della CGIA ha estrapolato i dati relativi agli Indicatori di Tempestività dei Pagamenti (ITP)  e l’ammontare dei debiti commerciali 2 delle principali Amministrazioni pubbliche presenti nel Paese.

Amministrazioni pubbliche che, per legge, oltre all’ ITP devono pubblicare sul proprio sito anche il numero dei creditori e l’ammontare complessivo dei debiti maturati ogni trimestre e alla fine di ciascun anno per le seguenti voci di spesa: somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali.

I dati, come si può immaginare, sono impietosi: nel 2018 l’Inps ha registrato un ITP pari a +10,13. Questo dato certifica che l’anno scorso l’istituto ha liquidato i propri fornitori con oltre 10 giorni medi di ritardo rispetto alle disposizioni previste dalla legge in materia di tempi di pagamento 3. Tutto ciò, al 31 dicembre 2018, ha contribuito a produrre un debito commerciale complessivo nei confronti dei fornitori pari a 157,2 milioni di euro 4.

Per quanto riguarda l’Inail, invece, nel 2018 l’ITP (riferito al 4° trimestre 2018 5) è stato pari a +54,45: in pratica l’istituto in questo ultimo trimestre ha saldato i propri fornitori con quasi 2 mesi di ritardo. Ed è altrettanto inaccettabile, nonostante tutte le Amministrazioni pubbliche siano obbligate per legge a riportarlo nel proprio sito internet, che a distanza di quasi 5 mesi l’Inail non abbia ancora pubblicato l’ammontare complessivo del debito maturato al 31 dicembre 2018. Una “disattenzione” che, purtroppo, si è verificata anche per gli anni 2016 e 2017.

Sentite cosa ne pensa il Segretario della CGIA, Renato Mason.

“Nonostante gli sforzi fatti in questi ultimi anni, a ricordarci che la situazione generale rimane ancora molto critica è la Commissione Europea che, nel dicembre del 2017, ha deciso di deferire il nostro Paese alla Corte di Giustizia dell’UE, ribadendo il sistematico ritardo con cui le Amministrazioni pubbliche italiane effettuano i pagamenti nelle transazioni commerciali in palese violazione delle norme europee in materia di pagamenti. Un malcostume tutto italiano che non ha eguali nel resto d’Europa”.

Ma l’Inps e l’Inail non sono le uniche amministrazioni ad aver violato l’anno scorso la legge in materia di pagamenti nei rapporti commerciali con le aziende private. Quasi la metà dei Ministeri, infatti, presenta un valore medio dell’ ITP clamorosamente elevato.

Va anche detto che le Amministrazioni pubbliche devono pagare i loro debiti commerciali (tra i quali rientrano anche le obbligazioni contratte con liberi professionisti) entro 30 (o, nei casi previsti, 60) giorni di calendario decorrenti dal ricevimento della fattura o richiesta equivalente di pagamento. Tale direttiva è stata recepita con il d.lgs n. 231 del 2002, successivamente modificato dal d.lgs. 192 del 2012, i cui artt. 3 e 6 stabiliscono che, in caso di violazione dei termini di pagamento, la Pubblica amministrazione è obbligata a corrispondere interessi moratori nella misura di 8 punti percentuali superiori al saggio legale (indipendentemente da un atto di costituzione in mora), a rimborsare le spese sostenute dall’operatore economico per il recupero del corrispettivo e a risarcire il danno con importo forfettario pari ad € 40,00 (salvo prova di danno maggiore).

Occhio però, perché ovviamente, non è dato sapere l’ammontare dei debiti scaduti. Pare evidente, comunque, che avendo registrato un ITP medio annuo positivo, una buona parte di questo importo complessivo lo sia. Per contro, invece, quando il debito è elevato ma l’ITP è negativo, è quasi certo che il debito deve ancora scadere.

Ma piove sul bagnato, A differenza di quanto stabilisce la legge, l’Inail non solo non ha pubblicato nel sito i dati relativi all’ammontare complessivo dei debiti riferito agli ultimi anni, ma nemmeno il dato medio annuo dell’ITP. In riferimento a quest’ultimo indicatore, infatti, per ciascuno degli anni 2016-2017-2018, l’Istituto ha postato solo il dato medio relativo ai 4 trimestri.

 

Il Ministero della Difesa, ad esempio, registra la situazione più critica. L’anno scorso ha liquidato i fornitori con 67 giorni di ritardo ed ha maturato a fine anno ben 313,2 milioni di euro di debiti.

Anche il Ministero dell’Interno non brilla certo per puntualità. Nel 2018 ha saldato le fatture dopo 60,9 giorni dalla scadenza e, come nel caso dell’Inail, non ha ancora aggiornato il sito sull’ammontare complessivo dei debiti registrati negli ultimi 3 anni.

Il Ministro delle Politiche agricole, invece, ha saldato le fatture con poco più di un mese di ritardo (ITP 2018 medio pari a +32,82), creando un debito complessivo di quasi 55,6 milioni di euro.

Sebbene non abbiano mai postato sul sito l’ammontare dei debiti accumulati, i più celeri a pagare sono stati il Ministero dell’Istruzione (ITP pari a -7,74), il Ministero degli Esteri (-19,70) e il Ministero della Giustizia (-27,38). In tutti questi 3 casi i pagamenti sono avvenuti ben prima della scadenza prevista per legge.

Fortunatamente non ci sono solo brutte notizie. Sempre nel 2018 l’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) ha anticipato i pagamenti di quasi 13 giorni e al 31 dicembre 2018 aveva azzerato tutti i debiti commerciali (vedi Tab. 1).

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Tra le Regioni, infine, la palma della peggiore pagatrice d’Italia spetta alla Sicilia. Con un ITP di +29,76 giorni, al 31 dicembre dell’anno scorso aveva maturato quasi 212 milioni di euro di insoluti. Il Piemonte, invece, con 26 giorni medi di ritardo aveva 6,3 milioni di debiti, mentre l’Abruzzo ha saldato i fornitori dopo 22,7 giorni, “raccogliendo” uno stock di mancati pagamenti pari a 216 milioni di euro.

La situazione più virtuosa, invece, si è verificata in Lombardia. Al Pirellone, infatti, l’ITP medio del 2018 è stato pari a -12,62 e al 31 dicembre non si registrava alcun debito nei confronti delle imprese fornitrici (vedi Tab. 2).

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