Inps: addio pensioni. Ecco il piano di spartizione tra Faraoni

di ANGELO GIORGIOriforma-pensioni-poletti-contro-padoan-no-alzare-et

C’era una volta Antonio Mastrapasqua, il “faraone” come era noto nei corridoi romani. Lui, il presidente dell’Inps, il direttore dell’ospedale israelita, il numero due di Equitalia, il vertice di Idea Fimit, la più grande società immobiliare italiana accusata di essere stata al centro di molteplici scandali immobiliari, l’amministratore unico della Litorale spa, azienda per lo sviluppo economico turistico e occupazionale del litorale laziale…. Un uomo solo per 25 poltrone. Sempre che qualcuna nei conteggi non sia sfuggita. Poi, in una Roma squassata da scandali e operazioni poco trasparenti, è arrivato il decreto Letta sull’incompatibilità nella cariche nella Pubblica amministrazione e Mastrapasqua ha lasciato. Almeno la presidenza dell’Ente previdenziale che è andata – pro tempore – a Vittorio Conti.

A nominare commissario l’ex uomo Consob, ormai ultra settantenne, un decreto firmato dagli allora ministri del lavoro e dell’economia, Enrico Giovannini e Fabrizio Saccomanni, che gli assegnavano un incarico pro tempore. Tempo fino al 30 settembre 2014 per gestire l’istituto “fino alla definizione del processo normativo per la revisione della governance degli enti previdenziali e assicurativi pubblici e alla nomina del nuovo titolare”.
Un incarico con oneri e onori che ormai, volge a scadenza. E quindi? A che punto sarà il ridisegno della governance dell’Inps? Domanda che rischia di rimanere senza risposta almeno fino alla fine di settembre quando qualcuno potrebbe accorgersi che il lavoro non è stato terminato e pensare così a una proroga. Tutto in un perfetto italian style. Quello che non riesce a fare ripartire il Paese ma che lascia molti comodamente seduti su altrettanto comode poltrone. Che poi le poltrone in questione siano pubbliche e quindi pagate con le tasse di tutti i cittadini è un particolare secondario e non sempre ricordato. Almeno non da chi siede e non ha alcuna intenzione di alzarsi.
E quindi? Quindi mentre nessuno sembra ricordarsi che la scelta di demandare la gestione di enti particolari come Inps e Inail su tutti, solo alle figure di presidente e direttore generale cancellando di fatto un organo strategico come il Cda non abbia funzionato appieno, le acque in via Ciro il Grande iniziano ad agitarsi.
Se, infatti, Renzi e Poletti non paiono particolarmente interessati a mettere mano alla questione, il bilancio dell’Inps comincia a mettere in luce qualche “criticità”.
Al momento la tenuta dei conti è assicurata ma causa della pesantissima eredità dell’Inpdap, l’ente ha chiuso il 2013 con un rosso di 9,9 miliardi.
E se sulle poltrone qualcuno pensa di chiudere un occhio, farlo su un rosso del genere rischia di essere particolarmente pericoloso e non fa dormire a tutti sonni tranquilli. Così come le parole di Conti più che tranquillità, in certi passaggi, incutono incertezza. Come quando a fronte di una spesa complessiva lorda dell’istituto passata da 261,5 a 266,9 miliardi, con un incremento del 2,1% rispetto al 2012, il commissario garantisce che tutto funziona.
O come quando, commentando il rapporto tra la spesa pensionistica e il Pil, che partiva dal 14% circa prima della crisi, lo stesso Conti ha assicurato che grazie alle recenti riforme si arriverà al 13,9 nel 2060. Lacrime e sangue per dirci, tra 56 anni, che siamo ancora al punto di partenza….. Allucinante!
Intanto, tra numeri, promesse, statistiche e proiezioni, all’ultimo piano dell’Inps non si muove foglia. Così, nel silenzio dei media, si sta giocando una partita di potere di non poco conto.
Partita che alcuni vogliono rinviare di qualche mese e non per permettere all’istituto di portare a termine interventi strategici.
Tra i papabili al vertice, infatti, figura lo stesso Giovannini che è stato ministro del governo Letta fino al 22 febbraio 2014 e deve aspettare un anno prima di occupare una poltrona di vertice.
Contro il rinvio i sindacati che vorrebbero chiudere la partita prima della fine dell’anno quando scade il mandato di un’altra pedina strategica dello scacchiere, quella di Mauro Nori, il direttore generale vicino alla sigla guidata da Raffaele Bonanni che vorrebbe “sdoppiare” la tornata di nomine per fare in entrambe, la voce grossa. Intanto i giovani si chiedono se andranno mai in pensione.

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Un tempo c’erano i LAZZARONI (tanti Lazzaro).

    Oggi i benefattori con i soldi degli altri. I NOSTRI.

    Ma non basta, ne arrivano a frotte di UOMINI BUONI tanto che possiamo definirli BUONISTI.

    Insomma, tutta sta gente, i LAZZARONI e i BUONISTI, sono tutti indaffarati a “CURARE IL NOSTRO INTERESSE”.

    Ci fanno da GUARDIA alla CASA, ALLA PENSIONE, ALL’ALGERGO e insomma ai nostri SOLDINI, quelli rimasti. Solitamente centesimi.

    A me pare che piu’ che lazzaroni (plurale di Lazzaro) sono BRIGANTI, RAPINATORI, SASSINI e MANTENUTI.

    Ma si, e’ la notissima e antichissima BANDA DEI QUATTRO POTERI.

    Essi sono annidati in tutte le categorie della societa’ civile, e da sempre. (Non invento mai nulla. Che rabbia).

    Poi ho un groppo alla gola perche’ a decidere della nostra sorte e quindi del nostro STATUS sono sempre loro: I SOLITI finti IGNOTI.

    Stabiliscono chi puo’ mangiare mille polli al giorno e chi nemmeno uno durante la sua lunga vita, poniamo 80 anni.

    Per far i conti meglio e per dar l’idea “giusta” si adoperano le medie e i sondaggi.

    Che intellighentis sti omeni diventati capipopolo o stregoni.

    Sono proprio come le bombe, pure loro, intellighentis ma povere, di uranio.

    E cosi’ qualcuno si e’ stancato di leggere nel finale questa parola:

    SOCCOMBEREMO..!!!

    Amen

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