Inpgi, quanto ci costi?

di DANIELA STIGLIANO

Tre direttori generali, qualche uscita incentivata anche di “peso”, costi complessivamente aumentati di poco meno del 30% negli otto anni della crisi, con un’incidenza compresa tra il 62% e il 66% sul totale delle spese della macchina che muove l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani. Il personale è la voce più importante tra i costi di funzionamento dell’Inpgi (escludendo quindi le uscite per le prestazioni). Ma nella riforma presentata dal Consiglio di amministrazione alle parti sociali, Fnsi e Fieg, il 9 giugno scorso e poi inviata nel documento “Ipotesi di interventi per la sostenibilità della gestione previdenziale Inpgi” il 18 giugno, non c’è alcuna indicazione che faccia pensare a ipotesi di spending review sulla struttura, come per esempio sta attuando da alcuni anni l’Inps. Senza contare che il nuovo presidente dell’Istituto pubblico, Tito Boeri, si è assegnato una retribuzione di 102 mila euro lordi l’anno, un dodicesimo del suo predecessore Antonio Mastrapasqua. E molto meno anche del presidente della Cassa dei giornalisti, Andrea Camporese, e pure dei tre diversi direttori generali che sono passati da via Nizza in questi anni.inpgi personale
All’Inpgi nel 2014 la spesa per il personale è stata pari a 16,4 milioni di euro, dato che scende però (con un calcolo assolutamente approssimativo) intorno ai 16 milioni a perimetro omogeneo: una crescita nei sette anni dal 2007 al 2013 del 28,4%, e di poco superiore negli otto anni fino al 2014 sottraendo i riaddebiti (+31,9% il dato puntuale). Lo scorso anno, infatti, si è proceduto a una riorganizzazione con la predisposizione di una nuova pianta organica e l’accorpamento funzionale dei dipendenti di Inpgi 1 e 2 impegnati nella funzione contributiva, i cui costi sono stati tutti imputati a bilancio a carico della gestione principale nel personale di struttura ma con successivo riaddebito alla gestione separata. Inoltre, sempre nell’esercizio dello scorso anno, sono state inserite tra le spese del personale commerciale quelle degli 11 portieri occupati esclusivamente negli immobili conferiti al Fondo Amendola, che riconosce all’Inpgi un compenso omnicomprensivo per i diversi servizi resi. Gli effetti sui conti, se l’obiettivo era anche questo, non si sono però di certo visti.
IL DIRETTORE GENERALE VALE IL 2%. Per analizzare la più pesante delle spese dell’Istituto, partiamo anche questa volta dal 2007 – forse l’ultimo anno di relativa calma per il mondo dell’informazione e pure per i conti dell’Ente – per arrivare fino al 2014, ovvero all’ultimo bilancio chiuso e approvato. Un arco di tempo in cui si susseguono tre direttori generali, a guidare la struttura dell’Istituto nel suo periodo forse più difficile. Otto anni fa, il numero uno tecnico-amministrativo che viene nominato dal Consiglio di amministrazione (che fissa anche la relativa retribuzione), ha la responsabilità dell’attività e del raggiungimento di risultati e obiettivi, partecipa a qualsiasi riunione del Cda e fa parte per Statuto delle commissioni consultive e di studio, è ancora Arsenio Tortora, che da vicedirettore generale era salito a quel ruolo nell’ottobre del 1997. La sua retribuzione lorda annua è pari nel 2007 a 231.363 euro (al netto degli oneri previdenziali e delle altre contribuzioni a carico dell’Istituto, quantificabili in almeno il 30% in più), ma all’inizio del 2008, poco prima delle elezioni per il rinnovo degli organi dell’Inpgi, il suo stipendio sale a 262.584 euro.
A luglio dell’anno successivo, Tortora lascia e gli subentra Tommaso Costantini, già dirigente dell’Ente, che parte da una retribuzione di 201.297 euro, facendo crollare l’incidenza del costo complessivo del direttore generale sul totale delle uscite per il personale di struttura all’1,8% dal 2,5% del suo predecessore. Nel 2010, con uno stipendio lordo da quasi 219 mila euro, il suo “peso” risale sopra il 2% per rimanerci anche nel 2011 (con 223.622 euro). Nel 2012 il suo guadagno aumenta a 225.584 euro, ma quello del resto del personale di struttura corre di più per effetto del rinnovo dell’integrativo, e l’incidenza scende appena sotto il 2%. Costantini lascia l’anno successivo, e a luglio (con effetti economici retributivi da settembre) viene promossa al suo posto Mimma Iorio, dal 2009 vicedirettore generale, con una retribuzione di partenza di 232.480 euro (ultimo dato disponibile in base alle relazioni della Corte dei Conti pubblicate sul sito dell’Inpgi), che riporta il “peso” del dg sopra il 2%.
LA STRUTTURA PESA PIÙ DI TUTTI – Nel suo complesso, la voce del “Personale” è suddivisa in tre categorie. La più importante è, appunto, quella del personale di struttura, che ha rappresentato fino al 97% del totale e che ora è assestato al 92%. Il trend di questa voce, in cui rientrano come abbiamo visto anche i costi del direttore generale, è stato costantemente in crescita, negli otto anni: nei sette anni dal 2007 al 2013, la variazione percentuale si è attestata al 22,4%, mentre negli otto anni fino al 2014, depurando il dato (con approssimazione) del costo dei dipendenti Inpgi 2 accorpati per uniformità di perimetro, l’aumento è pari al 24% circa. Il personale commerciale è invece quello che è cresciuto in percentuale di più, anche prima della variazione del 2014: il 39,9% in sette anni. Infine, ci sono gli “altri costi”, di fatto composti dalle somme spese per incentivazioni e transazioni di dipendenti in uscita, che – come vedremo – hanno inciso non poco in alcuni esercizi, ma per i quali non ha un significato reale la crescita percentuale tra i diversi esercizi (la variazione nei sette anni, calcolata puntualmente, risulta pari addirittura al 3.104,9%, ma sugli otto anni si dimezza al 1.612%).
UNA SQUADRA DI OLTRE 200 PERSONE. Ma, direttore generale a parte, quante persone lavorano per il nostro Istituto e quanto costano? Il numero di dipendenti, secondo i dati riportati nelle relazioni della Corte dei Conti (che comprendono tutto il personale in servizio, anche i contratti a termine), per l’Inpgi 1 è arrivato nel 2012 a 200 dai 191 del 2007 (direttore generale escluso), dato confermato l’anno successivo, mentre nel bilancio 2014 (per il quale non è ancora disponibile la relazione della Corte dei Conti) si parla complessivamente di 206 dipendenti per la gestione principale post-accorpamento organizzativo (l’anno precedente quelli dell’Inpgi 2 erano in tutto 9). Il costo complessivo per stipendi, straordinari, indennità e oneri previdenziali e assistenziali di chi è assunto per l’Inpgi 1 è stato pari nel 2013 a 14,94 milioni rispetto agli 11,94 del 2007, con un aumento complessivo nei sette anni del 25,2%, che scende a +19,5% per il costo medio retributivo registrato nello stesso periodo: da 62.517 a 74.721 euro.
Opposto l’andamento dei dipendenti dell’Inpgi 2, che negli anni 2007-2013 si sono ridotti di numero (da 12 a 9), con conseguente diminuzione del costo complessivo del 28% e del costo medio del 4%. In particolare, a una crescita di stipendi & co. fino al 2009, è seguito un calo di quasi 100 mila euro nel corso del 2010 (con una spesa di 370 mila euro per incentivi) e di altri 150 mila nel 2011. Il costo medio retributivo è infine passato dai 65.420 euro del 2007 ai 62.831 del 2013.
L’INTEGRATIVO RINNOVATO A INIZIO 2012, In ogni caso, un trend di crescita delle retribuzioni che la Corte dei Conti ha sottolineato più volte nelle sue relazioni. Soprattutto dopo l’entrata in vigore della norma sulla riduzione degli stipendi lordi annui oltre i 90 mila euro nella Pubblica amministrazione per il triennio 2011-2013. E di fronte all’incertezza che l’Inpgi (insieme con le altre Casse previdenziali privatizzate) fosse compreso nel perimetro della legge di Stabilizzazione finanziaria del maggio 2010 (dl n. 78), ovvero tra le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della Pa individuato dall’Istat, come poi è stato con sentenza del Consiglio di Stato del novembre 2012 (e con il dl 16/2012). Il forte aumento del costo retributivo che si registra tra il 2008 e il 2009, che prosegue ma con dinamica molto più rallentata nei due anni successivi, viene registrato nella relazione come effetto del rinnovo dei contratti collettivi e delle previsioni degli accordi aziendali, oltre che – per il 2010 e per il 2011 – agli incentivi all’esodo per pensionamento, che pesano rispettivamente per 446 mila e 355 mila euro.
Nella relazione all’esercizio 2011 la Corte segnala invece appunto il contenzioso aperto di fronte al Consiglio di Stato, che aveva già sospeso con ordinanza la sentenza del Tar favorevole alle Casse privatizzate in attesa del giudizio definitivo. In particolare, l’attenzione si concentra sulla decisione dell’Inpgi, per evitare contenziosi, di far firmare ad alcuni dipendenti con retribuzioni lorde annue superiori ai 90 mila euro “un formale atto di assenso ad una eventuale trattenuta” nel caso di esito appunto negativo. Un orientamento, commenta la Corte, “non conforme a quanto disposto dalla richiamata norma”. E sottolinea come gli incrementi contrattuali per i dipendenti di tutte le Casse Adepp avessero di fatto portato, a regime nel 2011, a un aumento complessivo della spesa.
A inizio 2012, l’anno delle ultime elezioni per il rinnovo degli organi dell’Istituto, si ridiscute inoltre il contratto integrativo aziendale e l’accordo integrativo dei dirigenti, con miglioramenti in particolare per l’indennità urbana e di mensa e per l’aumento della quota Casagit e di previdenza integrativa a carico dell’Inpgi. E questo porta a un’ulteriore lievitazione del costo del personale, solo in parte mitigata dalla minore spesa per gli incentivi e le transazioni (133.500 euro, oltre 220 mila in meno del 2011). Una voce che esplode invece l’anno successivo, con l’uscita di quattro dipendenti (tra cui il direttore generale) e una spesa da 657 mila euro. Mentre il costo del personale subisce solo un piccolo ritocco, ma comunque all’insù. (2 – continua)

da https://unitasindacalefnsi.wordpress.com/2015/07/02/i-costi-dellinpgi2-in-otto-anni-il-personale-corre-del-29-fino-a-16-milioni-per-il-dg-stipendio-oltre-i-230-mila-euro/#more-778

 

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