Inflazione, i dati smentiscono quelli della Banca Centrale americana

di DAVID STOCKMAN

Il presidente della FED, Janet Yellen, pensa che l’economia statunitense sia poco performante perché non c’è abbastanza inflazione: L’inflazione ha continuato a languire al di sotto dell’obiettivo del 2%… il FOMC continua a prevedere che l’inflazione si muoverà gradualmente verso il suo obiettivo… (ma)… è consapevole del fatto che l’attuale livello di inflazione potrebbe presentare rischi per la performance economica.

Questo non è semplicemente un altro caso della serie “Che mangino iPad.” L’obiettivo di inflazione del tutto arbitrario al 2% è la dottrina sacra all’interno della Cattedrale Eccles, e la Yellen ne legge le Scritture stampando denaro, proprio come fece il leggendario William Jennings Bryan. Infatti, non adempiere al suddetto obiettivo equivale ad un Peccato Mortale.

Quindi non sorprende se negli ultimi 168 mesi il tasso di inflazione, in base alla misura preferita dalla FED chiamata deflatore del PCE, abbia segnato esattamente 2.0 CAGR — il tasso annuale incorporato nella crescita del 31.65% dell’indice indicato nella tabella sottostante. Potreste pensare che i keynesiani amanti dei numeri che gestiscono la FED siano completamente soddisfatti della prestazione — anche se, come ha fatto notare Paul Volcker, significa rapinare matematicamente la metà dei risparmi di un uomo che ha lavorato per tutta la sua vita.

Non esattamente. Il politburo monetario ha cianciato sin dal 2002, anno in cui è arrivato Bernanke, di esplosioni periodiche di bassa inflazione e persino “deflazione.” Eppure non c’è stata una mancanza di inflazione durante tutto il XXI secolo fino ad oggi.

Infatti, la tabella qui sotto mostra gli aumenti nel costo della vita sperimentati da quella parte di popolazione che ha mangiato cibo o consumato carburante durante gli ultimi 14 anni. Nella migliore delle ipotesi, secondo il CPI ufficiale — che apparentemente è abbastanza buono per 50 milioni di beneficiari della previdenza sociale — il costo della vita è in realtà aumentato del 2.4% all’anno o del 39% nel corso del periodo sopracitato. E anche questo incorpora qualche colpo di mano. Il 25% del CPI è rappresentato da “fitti imputati” sulle case dei rispettivi proprietari. La cifra risultante è ottenuta attraverso un sondaggio del BLS di circa lo 0.0002% dei 75 milioni di proprietari di case della nazione, chiedendo loro quanto farebbero pagare al mese per affittare le loro case. Inutile dire che le decine di milioni di famiglie che hanno lottato tra pignoramenti, insolvenze e prestiti sommersi dopo il crollo del settore immobiliare, non sono state molto rialziste sulle prospettive del mercato degli affitti — anche se le spese reali per le tasse sulla proprietà, le utenze e le spese di riparazione e manutenzione sono aumentate.

Così, quando abbiamo a che fare con fitti imputati ed “aggiustamenti edonici” per automobili, tostapane, televisori a schermo piatto e iPad — il resto del menu del costo della vita è stato decisamente inflazionistico. I costi degli affittuari sono aumentati di un terzo più velocemente rispetto all’obiettivo della FED; le bollette dell’energia elettrica sono aumentate del doppio; le tasse universitarie del 2.3x e la carne macinata, le uova, i biglietti per il cinema e l’assistenza sanitaria di tre volte. E, naturalmente, l’energia a base di idrocarburi non è nemmeno nel paniere della FED: i prezzi della benzina hanno superato l’obiettivo di 5x dal gennaio 2000 e il gasolio per il riscaldamento domestico del 6x.

In breve, l’idea di una “inflazione troppo bassa” è solo un incantesimo rituale. Fornisce ai pianificatori centrali una scusa per mantenere accessa la stampante monetaria, ma il vero obiettivo non è difficile da capire. Dopo 30 anni di rinnovamento dell’LBO che ha portato il debito dei mercati del credito a $59 bilioni e ad un rapporto di leva del 3.5x del reddito nazionale, l’economia americana è gravata da $30 bilioni di debiti familiari, commerciali, finanziari e pubblici rispetto al suo rapporto di leva storico dell’1.5x del PIL.

Abbiamo raggiunto il punto di saturazione. I bilanci delle famiglie, delle imprese e del governo sono fuori controllo. Il problema non è troppo poca inflazione nel CPI, ma l’inevitabilità di un’epoca di deflazione del debito. Eppure lo scopo della stampa di denaro della FED — ZIRP, QE e tutto il resto — è quello di forzare più debito in un’economia che ne è già satura. E come ho dimostrato altrove, il risultato finale è che le massicce iniezioni di liquidità non scorrono nel canale del credito di Main Street, ma solo nel “Canale in Bolla di Wall Street” dove vengono finanziate infinite operazioni di carry trade, speculazioni e, infine, bolle travolgenti.

Il quadro non è cambiato sin dalla crisi finanziaria del 2008 — cioè, non esiste alcuna distorsione deflazionistica minacciosa. L’inflazione come misurata dai canali ufficiali continua ad oscillare in una banda stretta intorno al 2%, così come ha fatto sin dalla fine degli anni ’90. L’idea di mancare l’obiettivo di inflazione è solo chiacchiericcio della banca centrale — una bugia che danneggia Main Street, dove i redditi sono rimasti indietro rispetto all’inflazione reale per la maggior parte del XXI secolo.

Traduzione di Francesco Simoncelli

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