Berlusconi vuole l’inflazione. E continua a coprirsi di ridicolo

di MATTEO CORSINI

Silvio Berlusconi è tornato e, con lui, tutto il resto: “Perché il Giappone paga l’1% a chi investe nel debito pubblico? Perché il Paese è solvibile. Il debito italiano come quello degli altri Paesi non è garantito dalla banca centrale perché con il passaggio del diritto di stampare moneta alla Bce l’Euro è senza difesa ed il nostro debito è rischioso. Ecco perché gli investitori aumentano gli interessi”.

Così si è espresso Silvio Berlusconi l’altra sera a “Porta a Porta”. Con l’impennata di presenze in televisione degli ultimi giorni, diventa perfino difficile selezionare la “perla” migliore di questo anziano signore che, con grande disprezzo di ogni evidenza empirica, continua ad autodefinirsi liberale. Forse è convinto che lo siano i suoi consiglieri economici, Renato Brunetta in primis. Ahimè, si tratta invece di socialisti di vecchia data. A costo di ripetermi, credo che Berlusconi faccia confusione tra il significato di “liberale” (nel senso classico), ciò che lui oggettivamente ha dimostrato di non essere, e quello di “libertino”, definizione che mi sembra molto più calzante (e lo dico senza voler fare moralismo).

Venendo al merito dell’affermazione di Berlusconi, suppongo che a essere d’accordo con lui in Italia siano molti di più di quelli che sarebbero disposti ad ammetterlo (perché per molti quello che conta non è ciò che viene detto, ma chi lo dice). Penso, ad esempio, ai tanti editorialisti del giornale di Confindustria, o peggio ancora di “Repubblica”, che da un anno a questa parte parlano di Monti con lo stesso atteggiamento con cui Emilio Fede su Rete 4 ha parlato di Berlusconi per vent’anni. Per non parlare dei keynesiani sostenitori dell’utilizzo della “sovranità monetaria” da parte dello Stato, fino ai fautori della MMT, per cui il debito pubblico (rigorosamente monetizzato) equivale a ricchezza per i privati.

Monetizzare il debito, o avere il potere di monetizzarlo, sarebbe dunque la soluzione ai mali dell’Italia? Nulla di più illusorio. Quando la solvibilità è dovuta solo alla monetizzazione, significa che non è solvibilità reale. Invocare l’esempio giapponese, poi, è fuorviante, perché finora la situazione non è esplosa (nonostante il debito si avvii a raggiungere il 240 per cento del Pil) esclusivamente in virtù del fatto che il Giappone è riuscito a rimanere esportatore netto. L’invecchiamento della popolazione e il peggioramento della bilancia commerciale potrebbero però complicare le cose anche da quelle parti. Si tenga presente, tra l’altro, che l’economia giapponese è comunque stagnante da un ventennio, proprio perché si sono usate politiche fiscali e monetarie molto espansive allo scopo di evitare gli aggiustamenti necessari dopo lo scoppio della bolla finanziaria e immobiliare formatasi negli ani Ottanta.

Supponiamo, comunque, che l’Italia potesse (tornare a) stampare moneta a piacere. La sua solvibilità sarebbe garantita? Nel breve periodo potrebbe sembrare di sì, perché nominalmente il capitale e gli interessi sarebbero pagati senza difficoltà e senza bisogno di tagliare spesa pubblica (cosa comunque tabù in Italia, anche per il “liberale” Berlusconi) o aumentare le tasse (sport praticato da governi di ogni tipo, compresi quelli del “liberale” Berlusconi). I creditori, però, potrebbero ben presto iniziare a chiedere maggiori interessi per compensare il (concreto) rischio di essere tosati dalle manovre inflattive necessarie a “garantire” la solvibilità nominale. Questo rischierebbe di generare un circolo vizioso e indurrebbe gli investitori esteri a rifiutare di fare credito all’Italia nella moneta da questa stampata. A quel punto, lo Stato dovrebbe indebitarsi all’estero in altre monete, tornando alla situazione attuale e garantendo la propria solvibilità solo a costo di un aumento esponenziale dell’inflazione.

Se il debito fosse detenuto unicamente da investitori domestici, la situazione sarebbe più facilmente gestibile per lo Stato. La condizione, tuttavia, è che il Paese sia creditore nei confronti dell’estero. In teoria potrebbe sembrare una condizione non necessaria, dato che il debito pubblico potrebbe essere totalmente interno e ad avere debito estero potrebbe essere il settore privato. Questa mi sembra, però, una ipotesi non troppo realistica, soprattutto difficile da soddisfare costantemente. Anche in questo caso, comunque, se lo Stato facesse correre il debito procedendo alla sua monetizzazione, ben presto si troverebbe costretto a imporre con la forza la sottoscrizione dello stesso, mediante controlli valutari e vincoli di portafoglio al sistema bancario simili a quelli degli anni Settanta. Come in Paesi non certo modello (vedi l’Argentina) si creerebbe comunque un mercato parallelo al quale tenterebbe di rivolgersi chi vuole proteggere i propri risparmi.

A me pare, quindi, che la monetizzazione del debito non sia la soluzione dei problemi dell’Italia. Non consentirebbe, cioè, di spendere e spandere come se niente fosse. Qualcuno potrebbe obiettare che gli Stati Uniti lo fanno da decenni e, ciò nonostante, il dollaro è ancora la principale moneta di riserva internazionale. In effetti le cose stanno (ancora) così, ma qualcuno ritiene (il “liberale” Berlusconi incluso) di poter sostenere senza coprirsi di ridicolo che l’Italia potrebbe avere il dominio militare che gli Stati Uniti hanno da settant’anni a questa parte?

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5 Comments

  1. Antonio says:

    Studia Keynes, i Keynesiani e i cartalisti prima di parlare.

  2. caterina says:

    non sono tifosa di Berlusconi, ma trovo quanto meno scorretto che quando è lui a parlare di economia lo si definisca ridicolo… mi sembra che di economia “vera” è l’unico nel cerchio dei politici che se ne intenda se da una piccola impresa di suo padre in quarant’anni si è fatto un impero economico, e non stando seduto davanti ai computer della borsa ma facendo impresa, con un sacco di gente che ci lavora.
    Ora si può dire tutto di lui, ma definirlo ridicolo quando parla di economia proprio no… piuttosto non mi fido di quelli che parlano di economia fatta di carta o di cifre maneggiate sulle borse di tutto il mondo e sui propri conti (e i cosiddetti tecnici che ci governano solo questo sanno fare), magari poi acquistando immobili all’estero per non dover pagare l’ICI come i povero Brunetta che non amando l’aereo se li compra in Italia

  3. Marco Mercanzin says:

    Al di la delle affermazioni opportunistiche del nano asfaltato, ci si dimentica che l’attuale stock del debito e’ composto quasi unicamente da interessi composti, interessi che non avremmo se nel 1981 non si fosse separata la banca d’Italia dal Tesoro.
    Come si dimenticano i contrari alla sovranità monetaria, che comunque la moneta viene emessa, ma dalla BCE, e che l’Italia, per averla, deve pagare interessi.
    Come ci si dimentica, che se uno stato controlla la sua moneta, di quello che pensano i mercati non gliene può fregar di meno, in quanto, giusto o sbagliato che sia, la liquidità ,uno stato a moneta sovrana, non deve chiederla a nessuno, e quindi, a nessuno deve pagare interessi.
    Come ci si dimentica che l’inflazione non è direttamente collegata alla massa monetaria, ma a più complesse dinamiche.
    Nel 92, quando l’Italia uscì dallo SME, svincolando si dalla rigidità di cambio, svaluto’ del 20% la moneta, ma l’inflazione invece di crescere, passo’ dal 5 al 4%, l’economia riparti’, e se non fosse stato per gli interessi sul debito, dovuti alla separazione fra banca d’Italia e ministero del tesoro, e se non avessimo una moneta rigida come l’euro, ora non saremmo in questa condizione, anche al netto della corruzione dei politicanti italioti.

  4. Roberto Porcù says:

    Io vendo merci a credito, fatturo e mi pagano a 60 o 90 gg fm.
    Faccio un credito ad altri e la mia accortezza sta nel valutare ciascuno di essi, un po’ per quello che ha e molto per come si comporta.
    Chi pensa di fare credito allo stato italiano, suppongo ne valuti il rischio con gli stessi criteri.
    Lo stato ha “molto” ma si tratta di beni non cedibili in quanto c’è sempre chi a questo si oppone avendo ogni sorta di possibilità di farlo.
    Per come si comporta, beh, ad osservare il passato ché dei buoni intenti sono piene le galere, un maggior credito od una maggiore raccolta fiscale, in Italia ha sempre ottenuto solo un maggior reddito per quelli che sono nel palazzo ed i loro amici di merenda senza alcun investimento virtuoso.
    L’alternanza, i giri di valzer e le aggregazioni fatte e disfatte fanno sì che ogni partito agisca per il contingente senza investire in un futuro del quale potrebbero beneficiare altri.
    In economia i risultati si vedono a distanza di anni e grande è la confusione fatta per non individuare le cause delle disfatte onde imparare da esse ed altrettanto grande quella per individuare i responsabili di esse che sono così sempre certi della loro “irresponsabilità”.
    Più è incerta la solvibilità, più alti sono gli interessi richiesti, poi da alti interessi si passa all’assenza di credito: si chiama defoult.

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