Indipendenza Veneta vota SI’ al referendum sull’autonomia

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Indipendenza Veneta vota SI al referendum sull’autonomia che si terrà il 22 ottobre 2017. Perché? È vero che nella nostra ragione sociale vi è il nostro obiettivo, l’indipendenza del Veneto, ma la volontà del Popolo veneto per noi viene prima di tutto. Pertanto, noi sosterremo il referendum sull’autonomia perché il referendum è lo strumento principale per l’esercizio della democrazia diretta e perché un voto largamente favorevole all’autonomia lancerebbe un chiaro segnale politico. Per la prima volta i veneti verranno chiamati alle urne per far sentire la loro voce sul futuro della loro terra. Molti di loro non conoscono la differenza tra autonomia e indipendenza ma tutti hanno il desiderio di liberarsi da uno Stato sprecone ed irresponsabile che non sentono loro e Indipendenza Veneta non può che essere al loro fianco. Indipendenza Veneta vuole, come nel suo stile, essere molto chiara con i veneti dicendo che l’autonomia richiesta con questo referendum non ha alcun valore legale ma ha solo un importante valore politico in quanto non è possibile chiedere alcuna forma di autonomia con un referendum, cosa viceversa possibile qualora il referendum fosse sull’indipendenza. In Italia vi sono due tipi di autonomia: quella a statuto speciale e quella “cosiddetta differenziata”.

Ovviamente quella che tutti conoscono è l’autonomia data dallo statuto speciale come quella che hanno Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Sardegna e Sicilia. L’altra è l’autonomia differenziata che non è mai stata applicata a nessuna regione. Ora il Veneto vuole chiedere l’autonomia. Che autonomia può chiedere? Poiché l’autonomia a statuto speciale è possibile solo se prevista dalla Costituzione è bene dire che l’autonomia richiesta dal Veneto non potrà mai essere quella, ad esempio, del Trentino-Alto Adige poiché per ottenerla occorre modificare la Costituzione, cosa che, come abbiamo appena detto, non si può fare con referendum. Alla Regione Veneto resta allora da giocare la carta dell’autonomia differenziata. Anche questa non è ottenibile con referendum ma solo attraverso la contrattazione tra il Consiglio Regionale e lo Stato, come previsto dal Titolo V della Costituzione.

In tal caso la Regione si rivolgerà allo Stato chiedendo determinati ambiti di autonomia, starà poi allo Stato la facoltà di accordarli o meno. Si deve, inoltre, tenere presente che l’autonomia che si può richiedere con questa procedura è limitata alle sole materie previste dalla Costituzione. Per il referendum non è previsto quorum, ma questo a noi poco importa. È fondamentale che non passi il messaggio che ai veneti non interessa nulla dell’autonomia e tantomeno dell’indipendenza. Una grande affluenza e una forte maggioranza di SI dimostrerebbero chiaramente che il nostro Popolo non vuole essere suddito dell’Italia e che il referendum è lo strumento di democrazia diretta preferito dai veneti, da sempre Popolo pacifico non incline alla protesta ma che ama la libertà. Questo referendum è anche frutto dell’azione politica di Indipendenza Veneta, un movimento che, pur non sedendo in Consiglio, è riuscito a pressarlo a tal punto da indurlo ad approvare la Legge 16 del 2014 sull’indipendenza del Veneto. In quell’occasione il Consiglio, per dimostrarsi anch’esso attento alla questione veneta, ha votato contestualmente la sua Legge 15 sull’autonomia.

Quando il Governo si è opposto ad entrambe le leggi venete la Corte Costituzionale ha riunificato l’esame delle due leggi e conseguentemente ha emesso la sentenza 118/2015 che boccia* le Leggi 16 e 15 ad eccezione di un solo quesito di quest’ultima, che sarà oggetto del referendum sull’autonomia di cui stiamo parlando, quello all’art. 2, comma 1, n. 1: “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”. Pertanto, il referendum si celebrerà anche perché Indipendenza Veneta ha deciso d’intraprendere la battaglia per la Legge 16. Senza questa battaglia ora nessuno sarebbe qui a parlare di referendum sull’autonomia! 22 aprile 2017 *È significativo leggere gli altri quesiti che sono stati bocciati dalla Corte Costituzionale: 2) “Vuoi che una percentuale non inferiore all’ottanta per cento dei tributi pagati annualmente dai cittadini veneti all’amministrazione centrale venga utilizzata nel territorio regionale in termini di beni e servizi?”; 3) “Vuoi che la Regione mantenga almeno l’ottanta per cento dei tributi riscossi nel territorio regionale?”; 4) “Vuoi che il gettito derivante dalle fonti di finanziamento della Regione non sia soggetto a vincoli di destinazione?”; 5) “Vuoi che la Regione del Veneto diventi una Regione a statuto speciale?”.

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2 Comments

  1. marco says:

    Indipendenza veneta vota SI a un referendum farlocco. Ma va a….

  2. giancarlo says:

    Capisco, mi rendo conto, non vi resta altro che appoggiare questo referendum CONSULTIVO……cioè che non produce effetti immediati ma solo simbolici.
    Io non credo più a questa italia, Voi vi illudete che potrà servire a qualche cosa??? !!!!
    Senza un’unione di tutti i movimenti indipendentisti Veneti (creando una vera massa popolare che diventerà tale solo dopo che tutti gli indipendentisti veri avranno creato un soggetto credibile ed autorevole)nessuno andrà da nessuna parte. L’italia è un paese non più democratico che impedisce al popolo di votare ciò che al popolo più interessa. Se la rappresentanza politica vuol dire impedire ai cittadini di esprimersi su argomenti di loro interesse allora è fallita. I partiti non hanno più motivo di essere e ben venga la democrazia diretta tipo quella Svizzera.
    Comunque il tentativo va fatto e poi ne trarremo le conclusioni se veramente ci saranno contrattazioni tra roma e Venezia e Milano.
    WSM

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