Indipendenza, prima il Nord del silenzio?

di ROBERTO BERNARDELLI*

Corro  e riscorro sul tablet di un amico giornalista le agenzie. Fammi vedere, gli chiedo, che dicono sulla mozione per il referendum… Scorriamo insieme le notizie di giovedì e venerdì. Ma di uscite pubbliche, di commenti politici di area federalista sul successo straordinario e storico di Brescia, che in Provincia approva la mozione a sostegno del referendum per l’indipendenza della Lombardia, non ne trovo traccia.

O sono cieco, oppure sono le agenzie di stampa che censurano gli eventuali commenti di quell’area politica che ha da sempre affermato di sostenere la libertà della nostra terra. Che devo pensare? Che la questione sta a cuore solo a noi di Indipendenza Lombarda, che abbiamo convinto a Brescia grazie a Giulio Arrighini, forze diverse dalla nostra a dare voce al popolo e spazio all’iniziativa di Color44?

Il Pd tace, il Pdl muto. Alla voce Lega, trovo di tutto e di più, tranne che la parola indipendenza. O meglio, qualcosa giovedì 25 salta fuori dal cilindro, sul fronte Veneto, dove si è prossimi al pdl per indire la consultazione. Parla infatti Caner, che dice:La Lega Nord appoggera’ questa iniziativa, convinta che sia giusto sentire una volta per tutte cosa pensano i cittadini della nostra regione in merito ad un’indipendenza del Veneto. L’importante – ha precisato – e’ che questo avvenga non a carico della collettivita’ ed e’ per questo che lanceremo, attraverso degli emendamenti al progetto di legge, la volonta’ di costituire una fondazione per raccogliere dai privati i fondi necessari a finanziare il referendum”.

Come se un referendum previsto dalla Costituzione fosse un fatto privato. Non capisco. Paghiamo a qualcuno una gita in pullman in Svizzera per vedere come funzionano i referendum da quelle parti? Forse è il caso, visto che non si vendono pentole in cambio di una gita. Ma andiamo oltre. Che troviamo ancora alla voce Lega, quella per la (teorica?) indipendenza della Padania (teorica?) oltre che la proposta “il referendum se lo paghino i veneti”?

Immigrati: Letta ha mentito in aula. Oppure? Oppure questo: DL Fare: Caro Grillo, facile dissociarti ora su Durt. Oppure? Gay: Un figlio te lo tieni, come se è cretino.

Ci fermiamo qui, tanto abbiamo già capito che la rivoluzione  non si fa andando a Roma. Venerdì 26 il tenore non cambia, magari che qualche distratto si sia accorto in ritardo del fatto storico?! Ma non ci sono scuotimenti dell’anima: Riforme: per Lega inaccettabile rinvio. Stop.

Ma certo, è tutto inaccettabile. Che silenzio, vero? Ma sì, colpa dei media di regime. Giusto? C’eravamo arrivati anche noi a capirlo. Insomma, se la rivoluzione deve partire dai territori, dove ci sono ancora lembi sani che non devono pagare dazio ai poteri e mediare abbassando le orecchie su ogni cosa che sa di Nord, ben venga. I cambiamenti sono sempre arrivati dalle periferie, dal contado.

*presidente Indipendenza Lombarda

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13 Comments

  1. il brambi says:

    Che dalla lega non sia venuto nulla, non è una sorpresa, staranno aspettando la condanna del Berlusca per capire se lui appoggerà qualcosa contro roma ed il governo centrale.
    Davvero uno scandalo perchè a Brescia dovrebbero esserci parecchi leghisti.
    In quanto alla dichiarazione sul costo dei referendum, come dice lei, i leghisti del giorno d’oggi non hanno capito perchè non hanno mai approfondito, a causa di una patetica differenziazione dalla lega dei ticinesi, come si fanno i referendum e chi li paga in Svizzera.
    Del resto, con tre regioni che mantengono lo stato itaglione con tutti gli itaglioni, non sono in grado di reagire alla continua sottrazione dello stato dei nostri soldi; come se una banca favorisse il ladro che la vuole svaligiare perchè un dipendente pusillanime per paura che gli possano graffiare la macchina fuori dell’entrata dell’istituto di credito, nella persona del direttore, decida di aprire le porte e la cassaforte lasciando ai mariuoli la strada spianata.
    Ho reso l’idea?

  2. marco says:

    Però tutti i tiggì di stato e i quotidiani (falliti) dal corriere a repubblica (delle banane) riportano come titolo principale che alla Kienge hanno tirato due banane (appunto). Cos’altro potevano tirare in questo paese?

  3. Paolo Brembilla says:

    cosa aspettarsi da un paese servile nei confronti dei poteri forti e dove non c’è mai stata la più pallida libertà di opinione?

    sono

  4. luigi bandiera says:

    dal contado o dalla CAMPAGNA… Scarpe grosse e cervello fino…

    E stiamo per parlar male degli intellighentis no..?

    Di chi mo..? No certo di chi ha la colpa di PRODURRE E IN SILENZIO magari tutti coperti di schiuma tipo i cavalli.

    Il GIUSTO ce l’aveva su con gli scriba, farisei e dottori: chissà mo perche’..?

    I media… che figure losche quando sono di parte..!!

    Deve cambiare se no qua va detto:

    SI SALVI CHI PUO’ e PRIMA LE DONNE E I BAMBINI… I VECCHI CHE VADANO PURE A RAMENGO, KAX..!!

    MERDA DI STATO

  5. Supernova says:

    La rivoluzione non arriverà mai temo

    • Dino Caliman says:

      Macchè rivoluzione. La si attua solo nelle comunità. E’ nei comuni che si scelgono chi deve poi legiferare per tornare alla concorrenza fra le 100 città.Non conviene far in modo che sia tutto trasparente? Questa è una ricerca, pagata e poco seguita. http://www.magellanop… Anzichè aprire un nuovo DB per il DURC citato sopra, non fanno prima ad integrare i S.I. dall’Inps al fisco? Potrebbero rivitalizzare le PMI come :https://secure.avaaz.o… Quando… A sentire le lamentele sarà sempre più dura. cosa si aspetta a modrrnizzare il sistema cartaceo,di evitare la formulazione di Leggi con il compito del controllo. Leggi che è pervaso tutto il Sistema. Che ci
      distraggono, che creano: problemi di etica politica e moralità economica agli addetti del controllo, a noi che permettono di accettare di transare su due livelli,con lo Stato e con il controllore.

  6. caterina says:

    tutti zitti e mosca… fin che i media per stare in piedi ricevono soldi dallo stato bisogna che la gente sia tenuta ferma, immobile a bere quello che interessa loro!
    Il Gazzettino non è più dei veneti ma di un palazzinaro romano e dirà solo quello che roma vuol far sapere ai veneti… ogni tanto qualche notizia locale, cronaca nera è meglio per l’audience, per far finta di occuparsi del territorio, così i telegionali si fa per dire regionali, cinque minuti sennò non sanno che dire, e qualche talk show su reti minori che nessuno ascolta dove si devono invitare dieci persone perchè tutti devono avere il loro spazio sennò la pubblicità non arriva… dappertutto l’informazione, e qui nel nord ancora peggio, è un disastro!
    Eppure novità importanti in giro ci sono, nel Veneto il Consiglio Regionale sta per deliberare il referendum, in Lombardia CoLor44 avanza e Briescia è l’antesignana…
    tutti zitti e mosca!
    Altro che servizio pubblico! silenzio pubblico…il deserto!

    • luigi bandiera says:

      Caterina o Katy come mia nipote in Canada ma vuole essere chiamata Caterina e non Katy,

      la colpa non e’ del teron proprietario, ma dei veneti che se lo sono lasciati portar via..!!!

      I benetton… che kax hanno fatto se non solo sschei e sschei..??

      Eppure hanno fatto fortuna grazie ai loro fratelli veneti e alla loro terra..!

      MA CONTINUIAMO A DORMIRE..!!

      QUINDI..??

      E’ GIUSTO che si SOCCOMBA..!

      Amen

  7. ermanno says:

    quanti soldi dà l itaGlia ai giornali ?
    a parte questo c era un trafiletto nel giornaledivicenza, e mi pare sull arena

  8. Germano says:

    Polemiche inutili di chi pensa trarre beneficio dal lavoro silenzioso di tantissime persone slegate dai partiti e che dei partiti vogliono solo servirsi per una causa .basta chiacchiere .

  9. Liugi mobile says:

    C’era da aspettarselo. Gli italiani saranno quello che sono, ma non sono scemi. Chi glielo fa fare di pubblicizzare un progetto che mette in discussione dalle fondamenta la loro weltanschauung? Secondo me taceranno fino al giorno prima del referendum.

  10. silver price says:

    Una ulteriore polemica esplosa sui principali quotidiani a diffusione nazionale concernente la formazione delle liste elettorali interessò la candidatura europea di giovani donne tra cui alcune collegate con il mondo dello spettacolo. I giornali riportarono di un corso di formazione politica per potenziali candidate, aperto il 21 aprile da Berlusconi nella sede del partito in via dell’Umiltà a Roma, nel quale le partecipanti erano circa trenta.

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